Grazie e buon viaggio Levio Bottazzi

Ci ha lasciati Levio Bottazzi, nostro iscritto, di lui ricordiamo la gentilezza e la disponibilità all’ascolto e il suo narrare.

Una persona gentile, d’altri tempi come si usa dire con nostalgia e gratitudine. 

Copiamo qui il ricordo di Paolo Foietta e un suo racconto che ci aveva inviato di giovanissimo partigiano.


UN RICORDO DI LEVIO BOTTAZZI.

Levio se ne è andato a 95 anni. 

Un intellettuale organico, partigiano, sindacalista,  militante comunista ed  amministratore capace e serio.

Sindaco ed Assessore a Rivoli, consigliere e assessore in Provincia di Torino, Consigliere e Presidente di AEM. 

Lo ricordo come un “compagno” di altri tempi: uno che “studia”, mai superficiale, sempre alla ricerca di notizie, informazioni, dati per approfondire .

Curioso ed interessato a  tutto ha vissuto la sua vita  occupandosi di tante cose: energia, teleriscaldamento, urbanistica,  infrastrutture, TAV e ferrovie,  tecnologie. Mai in modo superficiale.

Era un grande amico di Gigi Rivalta e per vicinanza, frequentazioni, comunanza di ideali,  era diventato  anche un mio amico.  

Rappresenta il “modello”, sempre più raro, di servitore generoso dello stato e delle istituzioni. 

Un altro amico che ci lascia e di cui sentirò davvero la mancanza.


Ovidio e il mio arresto in via Asti nel gennaio 1945

In occasione delle celebrazioni del bimillenario della morte di Ovidio ritengo opportuno ricordare il grande poeta latino per il contributo che due versi del terzo libro del suo “Tristia” ha fornito nel favorire il mio rilascio dopo un arresto e relativo interrogatorio nella caserma di Via Asti nel gennaio 1945. Versi che non dimenticherò mai.

“Frigora iam Zephyri minuunt; annoque peracto
 longior antiquis visa Maeotis hiems” (1)

Da oltre un anno mi recavo, saltuariamente, in un alloggio di Corso Vittorio Emanuele angolo via Parini ove viveva, in clandestinità, Luciano Gruppi.

Questo per prelevare volantini di propaganda o portare dispense per corsi di formazione, credo per il Fronte della Gioventù, che battevo a macchina in casa. Nelle vacanze di Natale avevo dattiloscritto copie del “Materialismo storico e dialettico” di Stalin.

Il materiale, a volte, veniva custodito all’interno di confezioni di carta fotosensibile AGFA che riportavano con molta evidenza ed in lingua tedesca la raccomandazione di aprire esclusivamente in camera oscura. Confezioni procurate dal titolare della Pathè Babi, signor Sesia con negozio in via Volta sperando così, in caso di un fermo, di avere una probabilità in più per evitare di essere scoperti.

Una mattina dell’inizio gennaio ‘45 mi recai a prelevare del materiale, mi aprì la porta un militare con pistola in pugno, Gruppi era stato arrestato la notte prima. Due agenti in borghese mi portarono immediatamente in via Asti.

Dopo avermi fatto girare per vari corridori dell’edificio principale della caserma strattonandomi con vigore e facendomi anche vedere alcuni interrogatori ove venivano malmenate alcune persone mi portarono dal tenente Iannelli.

Avevo con me la cartella con alcuni libri di latino che utilizzavo frequentando la terza media e che dovevano servire, come concordato con Gruppi, a giustificare la mia presenza come dovuta a ripetizioni di latino.

Spiegai questo al Iannelli che, aprendo un libro, si trovò due stelle alpine che utilizzavo come segnalibro alla pagina ove si spiegava la metrica latina utilizzando versi di Ovidio.

Probabilmente per verificare l’esattezza della mia versione mi chiese di spiegare cosa conteneva quella pagina ed a memoria citai i versi di Ovidio ripetendoli anche con la cadenza metrica.

Grottescamente la prima parte dell’interrogatorio fu così dedicata alla lingua latina, alla sua importanza e necessità di essere mantenuta viva per caratterizzare la storia di noi italiani, quasi che, pensai giorni dopo, il Iannelli volesse distinguerla da quella dei “teutonici”.

Seguì poi la parte vera e propria dell’interrogatorio riguardante il perché conoscevo Gruppi, cosa sapevo di lui, se conoscevo l’eventuale sua azione politica al chè risposi che l’avevamo casualmente incontrato al Caffè Platti una domenica pomeriggio e che si era offerto, come neo laureato in filosofia, a fornirmi ripetizioni.

Terminato l’interrogatorio Iannelli si prese una stella alpina e ordinò che fossi riaccompagnato a casa.

Questo mi preoccupò molto perchè avevamo in casa alcune macchine da scrivere “Invicta” sequestrate in fabbrica nei giorni di Natale e destinate, credo, al CMRP (Comando Militare Regionale Piemontese) ed alle formazioni partigiane.

Era ormai pomeriggio e spiegai allora che in casa non vi era nessuno mentre mio padre si trovava al lavoro presso il Laboratorio Contatori SIP di via Arsenale 19, in un’area presidiata dalle Brigate Nere con posto di blocco per difendere l’Arsenale e gli uffici EIAR di via Arsenale 21.

Così avvenne e, incontrando mio padre, prevenni i due agenti dicendo di essere stato fermato a casa del “professor Gruppi”.

L’avventura finì così nel migliore dei modi consentendo di informare immediatamente il CLN dell’arrestro di Gruppi bloccando così ogni frequentazione di quell’alloggio compresa una riunione del CLN Centro prevista due giorni dopo.

Ricordo che Gruppi, appena uscito dalle carceri “Nuove”, venne immediatamente e trovarci in Via Vincenzo Vela 36 raccontandoci che vedeva casa nostra, dove spesso veniva a cena durante la clandestinità, dalla sua cella.

Avendogli io raccontato l’episodio del mio fermo, capì solo allora perché non avessero arrestato nessuno nel suo alloggio alleggerendo così la sua posizione di imputato.

Levio Bottazzi

Torino 12/1/2019

(1) "Già gli zefiri riduconono i freddi
trascorso un anno l'inverno meotico mi è sembrato
più lungo degli antichi (di quelli passati)"

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