Convocazione assemblea iscritti e amici ANPI Grosa e report 2022

In primo piano

Con la chiusura del tesseramento 2022 convochiamo un’assemblea degli iscritti aperta agli amici della nostra sezione per raccontarvi l’anno che si sta chiudendo e per confrontarci sulle cose da fare nel 2023.

Vi aspettiamo Il 15 dicembre alle 18:15 presso la Casa del Quartiere – via Morgari 14 

In agenda il report sul tesseramento, la situazione economica, le iniziative, gli eventi e i progetti che hanno caratterizzato il 2022. Il report sarà pubblicato sul sito e inviato a tutte e tutti.

Sarà con noi il presidente provinciale dell’ANPI Nino Boeti e, se gli impegni istituzionali lo consentiranno, i nostri iscritti Francesco Tresso che ci aggiornerà sulla riqualificazione del Pian del Lot e Andrea Giorgis che ci racconterà le prime impressioni su questo inizio di legislatura.

A fine assemblea siete invitati a fermarvi a cena al ristorante della Casa del Quartiere dove è stata inaugurata recentemente la nuova gestione. Costo della cena concordato a 17,0 €. Al fine di facilitare l’organizzazione della cena vi preghiamo di darci conferma con una mail.

Il report è consultabile/scaricabile qui in formato pdf: https://anpinicolagrosa.it/wp-content/uploads/2022/11/Relazione-2022-ANPI-Nicola-Grosa.pdf

Segnaliamo il progetto shopper/Ferrante Aporti (https://anpinicolagrosa.it/2022/11/25/le-shopper-e-la-costituzione/) e la nostra partecipazione all’esposizione DOULEURS ET TOURMENTS – Exposition et cycle de conférences – Pour le Devoir de Mémoire in corso al Principato di Monaco (https://anpinicolagrosa.it/2022/11/11/i-qr-code-della-grosa-vanno-in-trasferta/).

In attesa di vedervi e di confrontarci un caro saluto a tutte e tutti.

Il presidente e il comitato di sezione

Le “shopper” e la Costituzione

In primo piano

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”

Articolo 27 della Costituzione

Cerchiamo sempre di fare in modo che le nostre iniziative abbiano una coerenza con l’essere ANPI, con il concetto di “resistenti” e che sia presente un riferimento alla Costituzione.

Anche un progetto di realizzazione di una borsa per la spesa può essere legato ai nostri valori di riferimento. Quando abbiamo pensato di riproporre le nostre “shopper” avremmo potuto ordinarle su internet a basso costo, questo però non avrebbe dato “valore” e “valori” al nostro progetto. 

A dare valore alla nostra idea è stato l’incontro con Inforcoop Ecipa Piemonte, un’emanazione di Lega Coop e CNA Piemonte che gestisce laboratori di formazione professionale al Ferrante Aporti, tra i quali uno di serigrafia.

Li abbiamo contattati proponendogli una collaborazione progettuale, affidando loro la realizzazione delle nostre shopper.

Naturalmente non ci limiteremo solo ad un rapporto cliente fornitore, ma proprio per essere coerenti con i nostri valori stabiliremo con loro un rapporto di maggior interazione che partirà da un’iniziativa legata alla consegna delle shopper e donando alla biblioteca del Ferrante Aporti uno scaffale ANPI Grosa con graphic novel sul tema Costituzione, Resistenza e Libertà.

Le shopper riporteranno il claim della nostra campagna di tesseramento 2022: #iosonoresistente.

Il progetto è realizzabile grazie al contributo di 2.000 € che ci è stato offerto dalla Solve, azienda che già in passato aveva contribuito e reso possibile il concerto di Gianmaria Testa al Tempio Valdese per sostenere il Museo diffuso della Resistenza devolvendo 5.000 €.

Ringraziamo anche Cooperativa Letteraria per la selezione e la fornitura delle graphic novel, Guido Gulino che ha coordinato il progetto e Orlando Saggion per la realizzazione della grafica.

Le “shopper” saranno disponibile a partire dalla seconda metà di dicembre.

A Hebe de Bonafini, simbolo di Resistenza

Un simbolo di Resistenza e di coraggio ci ha lasciati: Hebe de Bonafini che insieme ad altre madri coraggiose da 45 anni scendono in piazza a Buenos Aires, davanti alla Casa Rosada, per invocare giustizia e verità per i desaparecidos durante la dittatura militare in Argentina. Che la terra le sia lieve e noi riconoscenti.

A lei è stata dedicata una poesia dall’artista argentino Víctor Heredia, la riportiamo qui:

Il petalo (A Hebe)
Oggi la democrazia ha appena perso un petalo.
Lo conserverò perché illumini la penombra
Perché ci profumi l’anima, la memoria.
Come facevo quando vivo bruciava,
allattando sogni, speranze.
Da un fazzoletto bianco è caduto,
strana e bella forma fiorita.
E sembra così piccolo, così indifeso da rabbrividire.
Eppure ha dato tanto amore, tante verità
che mi chiedo come faremo a rimanere in piedi,
già senza la sua guida.
Ti abbraccio da qui, mamma cara,
piccola madre di tutti, compagna.
Ti ringrazio per aver acceso le luci che le sciabole
avevano spento a morsi.
E per aver dato alla patria il tuo coraggio imbattibile.
Non te ne sei andata, mia cara, profumerai la vita.
Victor Heredia

La Grosa partecipa alle iniziative a ricordo della strage del 18 dicembre 1922

Anche la nostra sezione parteciperà alle iniziative dedicate al centenario della strage del XVIII dicembre a Torino. Lo faremo presentando due libri il 19 dicembre prossimo alle ore 18:00 in via Lombroso 16 – Sala Molinari.

  • Strage di Torino – Una storia italiana dal 1922 al 1971 di Giancarlo Carcano
  • Il collasso di una democrazia – L’ascesa al potere di Mussolini (1919 – 1922) di Federico Fornaro

Partecipano: Federico Fornaro – parlamentare e Aldo Agosti – Storico Saluti: Augusto Montaruli – Anpi – Roberto Demichelis – Spi San Salvario modera: Lucia Centillo Spi Torino

La doppia presentazione è organizzata in collaborazione con SPI CGIL di San Salvario e la Biblioteca Ginzburg.

Sul sito della Regione Piemonte alle pagine del Comitato Resistenza e Costituzione, presieduto da Daniele Valle, trovate tutte le informazioni sulle iniziative oltre al video che racconta la strage e quei giorni drammatici.

Qui riportiamo la locandina dell’iniziativa che apre gli eventi che ricordano quella strage invitandovi a partecipare e a diffondere.

 

 

 

 

La Grosa a Traves per Nicola Grosa

Piacevole e interessante incontro, giovedì 17, con la sezione Anpi di Traves per l’inaugurazione di una mostra di immagini e documenti di Nicola Grosa e la presentazione del progetto dei “Sentieri della Resistenza” a cura della Città Metropolitana.

Il “partigiano Nicola”, com’era conosciuto in queste valli, ha lasciato un segno indelebile in questa comunità, che l’ha voluto cittadino onorario per ringraziarlo della presenza e dell’impegno umano e sociale che ha portato per tutta la sua vita. E la famiglia ha voluto lasciare qui documenti e immagini che ora sono organizzati in questa interessante esposizione.

La nostra sezione si è offerta di occuparsi del restauro e della digitalizzazione delle immagini, in gran parte inedite, per consentire una lunga conservazione degli originali e la replicabilità e, soprattutto, la diffusione di questo materiale sui mezzi odierni.

Ringraziamo ancora la sezione di Traves per la calorosa accoglienza e siamo certi sia solo l’inizio di una fruttuosa collaborazione.

Qui il servizio della Città Metropolitana: https://www.youtube.com/watch?v=QYXWGklcma0

 

I Qr Code della Grosa vanno in trasferta

Siamo stati invitati a partecipare alla mostra “Douleurs e tourments – Les victimes civiles dans les conflits européens du XXe siècle 1914-1945” (Dolori e tormenti – Vittime civili nei conflitti europei del XX secolo 1914-1945) organizzata da L’Association pour le devoir de mémoire e la Federation des Groupements Français de Monaco nel Principato di Monacoche ospiterà il manifesto con i Qr Code che la nostra sezione ha posato sotto le lapidi dei martiri della Resistenza nei quartieri di San Salvario, Cavoretto e Borgo Po.

E’ un riconoscimento importante del nostro lavoro, che si sta estendendo a tutta la città, e questo invito nasce grazie ai contatti tenuti della nostra vice presidente Rosanna Barello con la FGFM e la sua presidente, Danielle Merlino.

La mostra ha carattere internazionale e prevede un ciclo di conferenza sul tema delle vittime civili delle due guerre mondiali.

Orgogliosi di portare l’ANPI tutta, la nostra città e il nostro lavoro in un contesto così importante e di continuare a rapportarci costruttivamente con le altre associazioni, in Italia e all’estero.


 

Il murale di Hector “Mono” Carrasco

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

L’idea del murale nasce da una richiesta dell’associazione dei cileni in Italia “El Caleuche”1 che ci ha chiesto di collaborare alla sua realizzazione grazie
alla disponibilità dell’artista cileno Hector “Mono” Carrasco2.

Il murale è un omaggio alla poetessa Gabriela Mistral3, primo premio nobel ispano-americana, al partigiano Nicola Grosa4 cui è dedicata la nostra sezione, alla multiculturalità del quartiere San Salvario.

Invece del fucile il partigiano ha dei garofani, un omaggio al simbolo della  rivoluzione portoghese che nel 1974 pose fine alla dittatura in Portogallo. Qui potete leggere la storia dei garofani rossi: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.
Sono inoltre presenti simboli della natura cilena, come l’albero di araucaria e, soprattutto, le rose di Atacama, fiori che sbocciano nel deserto appena cadono poche gocce d’acqua, rendendo la desolazione un trionfo della vita e del colore: simbolo di rinascita e di speranza. 

La realizzazione del murale, su precisa richiesta dell’autore, che non ha voluto alcun compenso, è stata compiuta in forma partecipata con il coinvolgimento dei ragazzi e degli animatori che frequentano Casa Garibaldi5, sui cui muri è stato dipinto, e della comunità cilena oltre a iscritti della nostra sezione.

L’opera, che ha ottenuto il patrocinio della circoscrizione Otto, vuole anche contribuire alla riqualificazione della zona Parri dove ha sede Casa Garibaldi.

 

1. Il Caleuche, la barca fantasma dell’isola di Chiloé

La leggenda del Caleuche narra di una barca fantasma carica di streghe che solca le acque del Pacifico del Sud apparendo con una certa frequenza durante la notte lungo la costa.

Nei periodi di bassa marea, attraverso la nebbia che sovrasta l’oceano, è possibile distinguere l’incedere dell’imbarcazione illuminata che procede al ritmo della musica, come se fosse in corso una festa. Il mito vuole che chi si trovi ad assistere allo spettacolo assuma le sembianze di foche e leoni marini o, nei casi peggiori, venga portato via dal Caleuche.

2. Hector Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nome clandestino e provvisorio, cui vero nome è Héctor Carrasco, (Santiago del Cile, 1954), grafico, muralista, promotore culturale, fondatore della Brigada Ramona Parra (gruppo muralista cileno), vive e lavora in Italia dal 1974, anno in cui è arrivato dal suo paese come rifugiato politico, dopo l’avvento della dittatura di Augusto Pinochet. Nel 1971 in un quartiere popolare di Santiago dipinge, con il famoso artista Roberto Sebastian Matta, un’importante opera murale, coperta più volte negli anni dalla dittatura, oggi restaurata e resa Patrimonio Culturale del paese. 

In Italia e in Europa dipinge centinaia di murales: nelle piazze, sui muri delle città, nei teatri, nelle scuole e nelle palestre di grandi e piccoli paesi.
Ha creato numerosi gruppi di pittura collettiva con i giovani, in diverse città, realizzando opere che oggi rimangono come testimonianza visiva del suo percorso nell’arte popolare collettiva della pittura murale.

Operatore culturale, curatore di mostre tematiche e realizzatore di progetti per grandi eventi come fiere di settore e mostre multimediali, nel Luglio del 2004 l’Ambasciata del Cile a Roma gli conferisce la Medaglia Pablo Neruda, onorificenza governativa promossa dalla Fundación Pablo Neruda.

Rappresentante in Italia del gruppo musicale Inti Illimani Histórico.

Libri pubblicati: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milano, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milano; Inti Illimani, Storia e mito, Ricordi di un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Tratto dal sito dal sito https://muralescarrasco.com dove trovate altre info

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 aprile 1889 – New York, 10 gennaio 1957

Gabriela Mistral, pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; è stata una poetessa, educatrice e femminista cilena.
Fu la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1945.
I temi centrali delle sue opere sono l’amore, l’affetto per la madre, le proprie memorie dolorose, la tristezza e la guarigione.

Gabriela Mistral nasce a Vicuña, dove prosegue la sua formazione scolastica fino alle secondarie. Suo padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abbandona la famiglia quando la Mistral ha appena tre anni. A quattordici, è già in grado di sostenere finanziariamente sia se stessa che sua madre, Petronila Alcayaga, lavorando come aiuto-insegnante. Grande sarà sempre l’affetto tra lei e la sua genitrice, tant’è che alla morte di quest’ultima, nel 1929, Gabriela arriverà a dedicarle la prima sezione del suo libro Tala.

Nel 1904 pubblica alcuni tra i suoi primi poemi, come ad esempio Ensoñaciones, Carta Íntima e Junto al Mar, nel locale giornale El Coquimbo de La Serena, usando vari pseudonimi.

Nel 1906, proprio mentre lavora come insegnante, incontra Romeo Ureta, un lavoratore delle ferrovie, che però si suiciderà nel 1909.
La presenza del dolore nella poetica della Mistral, già ampiamente dedicata al tema della morte, giungerà, a causa di tale evento, ad assumere una consistenza ben maggiore di quella di qualsiasi altro suo predecessore all’interno della poesia Latinoamericana. Altra influenza prepotente è quella dovuta al modo estremamente appassionato con il quale, sempre, la Mistral porterà avanti le proprie amicizie, tanto maschili che femminili.

I primi segni del successo coincidono con il dicembre del 1914, allorquando viene insignita del primo premio in una competizione letteraria nazionale, denominata Juegos Florales svoltasi a Santiago, per la composizione Sonetos de la Muerte. Da quel momento in avanti, adotterà sempre lo pseudonimo di Gabriela Mistral in pressoché tutti i suoi scritti.
La spiegazione di questo suo pseudonimo risiede nell’unione dei nomi dei suoi due poeti preferiti: Gabriele d’Annunzio e Frédéric Mistral.

Nel 1922 viene invitata in Messico dal locale Ministro dell’Educazione, come parte di un piano di riforma scolastica e libraria con l’intento di far decollare l’istruzione di quel Paese.

Pubblica Desolación, e con esso arriva anche la fama internazionale. Un anno più tardi giunge Lecturas para Mujeres, testo in prosa e versi dedicato all’esaltazione dei temi della materità, della cura dell’infanzia, e del nazionalismo.

Tornata in Cile, le viene conferito il titolo accademico di Professore di lingua spagnola presso l’Universidad de Chile.

La sua statura internazionale le fa compiere un giro di letture, dapprima negli Stati Uniti d’America, e poi in Europa, nel 1924, continente, quest’ultimo, che visita per la prima volta, ma con il quale stabilisce da subito un legame potente, tanto da pubblicare a Madrid il suo nuovo volume, Ternura, una collezione di composizioni scritta principalmente per i bambini, ma che spesso si concentra sul corpo femminile.

L’anno successivo, fa ritorno in America Latina, con visite in Brasile, Uruguay, e Argentina. Finalmente in Cile, le viene riconosciuta una pensione, ed abbandona l’insegnamento.

Tra il 1925 ed il 1934, vive in Francia e Italia. Durante questi anni lavora per la League for Intellectual Co-operation della Società delle Nazioni. Tiene lezioni anche presso il Barnard College della Columbia University, nonché presso il Vassar College e la University of Puerto Rico.

Al pari di molti artisti ed intellettuali dell’America del Sud, la Mistral diviene anche console del Cile, dal 1932 fino alla sua morte, svolgendo tale compito nelle città di Napoli in Italia, Madrid in Spagna, Petrópolis in Grecia, Nizza in Francia, Lisbona in Portogallo, Los Angeles e Santa Barbara negli Stati Uniti, Veracruz in Messico, Rapallo e Napoli, nuovamente in Italia e, per finire, New York. Pubblica centinaia di articoli in periodici e giornali di pressoché tutti i Paesi di lingua Spagnola.

Nel 1938, a Buenos Aires, grazie all’aiuto dell’amica di lunga data e corrispondente Victoria Ocampo, una nuova opera, Tala, fa la sua comparsa. I ricavi delle vendite vengono devoluti ai bimbi resi orfani dalla Guerra Civile Spagnola.
Questo volume include vari poemi che esaltano gli usi ed il folklore del Sud America e dell’Europa mediterranea. La Mistral riesce a fondere in maniera unica questi due temi, cosa che ci fornisce una chiave sul perché ci si riferisca talora a lei con la locuzione ‘india vasca,’ ossia ‘india basca’. 

Da https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nato nel 1904 nella Torino proletaria, figlio di operai dipendenti della Manifattura Tabacchi (la madre) e della Fiat, egli fu testimone delle lotte che i suoi genitori combatterono sia contro l’entrata in guerra sia, in seguito, durante il Biennio Rosso. In gioventù, come apprendista operaio, Nicola partecipò all’occupazione delle fabbriche e poi, a capo della 1a Centuria degli Arditi del Popolo, si scontrò più volte con i fascisti e subì alcuni mesi di carcere. Antifascista della prima ora, svolse un ruolo fondamentale negli anni della clandestinità. Fu sorvegliato e spesso segnalato, tanto da dover lasciare Torino per trasferirsi a Imperia, dove era meno conosciuto. Dopo l’8 settembre 1943, Grosa capì che era venuto il momento di imbracciare le armi e, dopo aver collaborato a far raggiungere le valli di Lanzo a un gruppo di prigionieri inglesi detenuti nel campo di prigionia di Sambuy (frazione di San Mauro Torinese), egli stesso si spostò nell’alto Canavese dove, con il nome di “Nicola”, fu commissario politico della 46a Brigata Garibaldi, poi riorganizzata come 2a Divisione d’assalto Garibaldi, nella quale combattevano anche russi, inglesi, cecoslovacchi e jugoslavi. Dopo l’unificazione delle bande avvenuta all’inizio della primavera 1945, egli fu nominato vice commissario della III Zona.
Presidente dell’ANPI provinciale di Torino per ben tredici anni a partire dal 1947, come responsabile dell’Ufficio dell’assistenza post bellica della Prefettura torinese promosse interventi determinanti per la risoluzione di parecchie situazioni di disagio tra la popolazione, causate da malattia, disoccupazione e precarietà sociale ed economica. Tra il 1951 e il 1970 fu anche consigliere comunale di Torino per il PCI.

Dopo la fine della guerra, Nicola Grosa decise inoltre di dedicare il resto della propria vita alla testimonianza e alla memoria (…).
Innanzi tutto ebbe una parte fondamentale nell’edificazione di monumenti e nella posa di lapidi dedicate ai caduti della Resitenza.
Fu lui, ad esempio, a portare in cima al monte Bianco, nel 1954, una lastra marmorea commemorativa della vittoria del 25 aprile 1945; fu sua l’idea di edificare, nel primo decennale di questa vittoria, la torre-monumento che svetta a tutt’oggi sulla sella del colle del Lys, tra valle di Susa e valle di Viù. (…)
Instancabile fu nel lavoro del recupero delle salme dei combattenti partigiani ancora sepolte in montagna o sistemate in modo provvisorio nei cimiteri di paese.
Ciò per dar loro degna sepoltura, dapprima nel Campo della Gloria e in seguito in quello che divenne il nuovo Sacrario della Resistenza, nel Cimitero Monumentale di Torino.

Nicola Grosa morì il 20 agosto 1978.

Tratto da https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5 Casa Garibaldi

È la realtà associativa che ora gestisce l’ex circolo Garibaldi, si occupa di sociale, educativa e sport soprattutto per ragazzi. 

Il circolo Garibaldi è un pezzo importante di storia dell’antifascismo e movimento operaio torinese.

Per saperne di più: https://www.casagaribaldi.eu

 

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

La idea del mural nació de la propuesta de la asociación de chilenos y chilenas en el Piamonte “El Caleuche, que nos invitó a colaborar en su realización gracias a la disponibilidad del artista chileno Héctor “Mono” Carrasco.

El mural es un homenaje a la poetisa Gabriela Mistral, primera premio Nóbel hispanoamericana, al partisano Nicola Grosa, al que está dedicada nuestra sección, y a la multiculturalidad del barrio de San Salvario.

En lugar de un fusil, el partisano lleva claveles, un homenaje al símbolo de la revolución portuguesa que acabó con la dictadura en Portugal en 1974. Puede leer la historia de los claveles rojos aquí: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.

También hay símbolos de la naturaleza chilena, como la Araucaria y, sobre todo, las rosas de Atacama, flores que florecen en el desierto en cuanto caen unas gotas de agua, haciendo de la desolación un triunfo de la vida y el color: un símbolo de renacimiento y esperanza. 

La realización del mural, a petición precisamente del autor, que no quiso ninguna remuneración, se llevó a cabo de forma participativa con la intervención de los niños, niñas y animadores culturales que frecuentan la Casa Garibaldi, en cuyos muros se pintó. Participaron también en su realización la comunidad chilena y latinoamericana, así como de los miembros de nuestra sección.

La obra, que obtuvo el patrocinio del distrito ocho, también pretende contribuir a la reurbanización de la zona de Parri, donde se encuentra la Casa Garibaldi.

1. El Caleuche, el barco fantasma de la isla de Chiloé

La asociación de chilenos y chilenos en Piamonte adoptó el nombre de “El Caleuche” de la leyenda chilota que habla de un barco fantasma navegado por brujos y espíritus que surca las aguas del sur de Chile. El barco aparece con frecuencia por la noche a lo largo de las costas del Pacífico.

Con la marea baja, a través de la niebla que se cierne sobre el océano, es posible distinguir el avance de la embarcación iluminada mientras avanza al ritmo de la música, como si se estuviera celebrando una fiesta. El mito dice que quienes presencian el espectáculo adoptan la apariencia de focas y leones marinos o, en el peor de los casos, son arrastrados por el Caleuche.

2. Héctor Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nombre clandestino y provisional, cuyo verdadero nombre es Héctor Carrasco, (Santiago de Chile, 1954), diseñador gráfico, muralista, promotor cultural, fundador de la Brigada Ramona Parra (grupo muralista chileno), vive y trabaja en Italia desde 1974, año en que llegó de su país como refugiado político, tras la dictadura de Augusto Pinochet. 

En 1971, en un barrio obrero de Santiago, pintó, junto con el famoso artista Roberto Sebastián Matta, un importante mural, cubierto varias veces a lo largo de los años por la dictadura, que ahora ha sido restaurado y forma parte del patrimonio cultural del país. 

En Italia y Europa, pintó cientos de murales: en plazas, en muros de ciudades, en teatros, escuelas y gimnasios de ciudades grandes y pequeñas.

Ha creado numerosos grupos de pintura colectiva con jóvenes, en diferentes ciudades, creando obras que hoy quedan como testimonio visual de su recorrido en el arte popular colectivo de la pintura mural.

Operador cultural, comisario de exposiciones temáticas y creador de proyectos para grandes eventos como ferias y exposiciones multimedia, en julio de 2004 la Embajada de Chile en Roma le concedió la Medalla Pablo Neruda, un honor gubernamental promovido por la Fundación Pablo Neruda.

Representante en Italia del grupo musical Inti Illimani Histórico.

Libros publicados: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milán, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milán; Inti Illimani, Historia y mito, memorias de un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Texto extraído del sitio web https://muralescarrasco.com 

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 de abril de 1889 – Nueva York, 10 de enero de 1957

Gabriela Mistral, pseudónimo de Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; fue una poeta, educadora y feminista chilena.

Fue la primera mujer hispanoamericana en ganar el Premio Nobel de Literatura en 1945.

Los temas centrales de sus obras son el amor, la ruralidad chilena, la justicia social, la tristeza y la curación.

Gabriela Mistral nació en Vicuña, donde continuó su educación escolar hasta la secundaria. Su padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abandonó a la familia cuando Mistral tenía sólo tres años. A los catorce años, ya es capaz de mantenerse económicamente a sí misma y a su madre, Petronila Alcayaga, trabajando como ayudante de profesor. El afecto entre ella y su madre será siempre grande, hasta el punto de que, a la muerte de ésta, en 1929, Gabriela llegará a dedicarle la primera sección de su libro Tala.

En 1904, publicó algunos de sus primeros poemas, como: Ensoñaciones, Carta Íntima y Junto al Mar, en el periódico local El Coquimbo de La Serena, utilizando varios seudónimos.

En 1906 mientras trabajaba como profesora, conoció a Romeo Ureta, un trabajador ferroviario que se suicidó en 1909. Debido a este acontecimiento, la presencia del dolor en la poética de Mistral comenzó a asumir una presencia mucho mayor que la de cualquiera de sus predecesores dentro de la poesía latinoamericana. Otra influencia preponderante se debe a la forma extremadamente apasionada en que, Mistral, perseguirá a sus amistades, tanto masculinas como femeninas.

Los primeros indicios de éxito coinciden con diciembre de 1914, cuando obtiene el primer premio en un concurso literario nacional, denominado Juegos Florales celebrado en Santiago, por su composición Sonetos de la Muerte. A partir de entonces, siempre adoptó el seudónimo de Gabriela Mistral en prácticamente todos sus escritos.

La explicación de su seudónimo reside en la unión de los nombres de sus dos poetas favoritos: Gabriele d’Annunzio y Frédéric Mistral.

En 1922, fue invitada a México por el ministro de Educación mexicano, como parte de un plan de reforma escolar y del libro con la intención de hacer despegar la educación en ese país. Publicó Desolación, y con ella llegó la fama internacional. Un año después llegó Lecturas para Mujeres, un texto en prosa y verso dedicado a la exaltación de los temas de la maternidad, el cuidado de los hijos y el nacionalismo.

De vuelta a Chile, obtuvo el título académico de Profesora de Lengua Española en la Universidad de Chile.

Su proyección internacional la llevó a realizar una gira de lectura, primero por los Estados Unidos de América, y luego por Europa, en 1924, este último, que visitaba por primera vez, pero con el que enseguida estableció un poderoso vínculo, hasta el punto de publicar en Madrid su nuevo volumen, Ternura, una colección de composiciones escritas principalmente para niños, pero a menudo centradas en el cuerpo femenino.

Al año siguiente, volvió a América Latina, con visitas a Brasil, Uruguay y Argentina. Finalmente, en Chile, se le concedió una pensión y abandonó la enseñanza.

Entre 1925 y 1934, vivió en Francia e Italia. Durante estos años, trabajó para la Liga de Cooperación Intelectual de la Sociedad de Naciones. También dio clases en el Barnard College de la Universidad de Columbia, así como en el Vassar College y en la Universidad de Puerto Rico.

Como muchos artistas e intelectuales de Sudamérica, Mistral también fue Cónsul de Chile, desde 1932 hasta su muerte, desempeñando esta labor en las ciudades de Nápoles en Italia, Madrid en España, Petrópolis en Grecia, Niza en Francia, Lisboa en Portugal, Los Ángeles y Santa Bárbara en Estados Unidos, Veracruz en México, Rapallo y Nápoles, de nuevo en Italia y, finalmente, Nueva York. Publicó cientos de artículos en revistas y periódicos de casi todos los países de habla hispana.

En 1938 apareció en Buenos Aires una nueva obra, Tala, gracias a la ayuda de su vieja amiga y corresponsal Victoria Ocampo. Los beneficios de las ventas se donan a los niños huérfanos de la Guerra Civil española.

Este volumen incluye varios poemas que ensalzan las costumbres y el folclore de Sudamérica y la Europa mediterránea. Mistral consigue fusionar estos dos temas de una manera única, lo que nos da la clave de por qué a veces se la llama “india vasca”. 

Desde https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nacido en 1904 en la ciudad de Turín.  Hijo de obreros empleados por la Manifattura Tabacchi (su madre) y la Fiat (su padre), fue testigo de las luchas que libraron sus padres tanto contra la entrada en la guerra como posteriormente durante el Biennio Rosso. En su juventud, como aprendiz de obrero, Nicola participó en la ocupación de las fábricas y luego, al frente de la 1ª Centuria de los Arditi del Popolo, se enfrentó varias veces a los fascistas y sufrió varios meses de cárcel. Antifascista precoz, desempeñó un papel fundamental en los años de clandestinidad. Era vigilado y denunciado con frecuencia, hasta el punto de que tuvo que dejar Turín y trasladarse a la ciudad de Imperia, donde era menos conocido. Después del 8 de septiembre de 1943, Grosa se dio cuenta de que había llegado el momento de tomar las armas y, tras ayudar a un grupo de prisioneros británicos recluidos en el campo de prisioneros de Sambuy (una aldea de San Mauro Torinese), llegó a los valles de Lanzo, Se trasladó a la zona del Alto Canavese donde, bajo el nombre de “Nicola”, fue comisario político de la 46ª Brigada Garibaldi, reorganizada posteriormente como 2ª División de Asalto Garibaldi, en la que también lucharon rusos, británicos, checoslovacos y yugoslavos. Tras la unificación de las bandas a principios de la primavera de 1945, fue nombrado subcomisario de la 3ª Zona.

Presidente de la ANPI provincial de Turín durante trece años a partir de 1947, como jefe de la Oficina de Asistencia de Posguerra de la Prefectura de Turín promovió intervenciones decisivas para resolver muchas situaciones de penuria entre la población, causadas por la enfermedad, el desempleo y la precariedad social y económica. Entre 1951 y 1970, también fue concejal en Turín por el PCI.

Tras el final de la guerra, Nicola Grosa también decidió dedicar el resto de su vida al testimonio y al recuerdo. En primer lugar, desempeñó un papel fundamental en la construcción de monumentos e instalación de placas dedicadas a los caídos de la Resistencia. Fue él, por ejemplo, quien, en 1954, llevó a la cima del Mont Blanc una losa de mármol conmemorativa de la victoria del 25 de abril de 1945; de él fue la idea de construir, al cumplirse los diez primeros años de esta victoria, la torre-monumento que aún hoy se levanta en el collado del Lys, entre los valles de Susa y Viù. (…)

Fue incansable en la labor de recuperar los cuerpos de los combatientes partisanos que aún estaban enterrados en las montañas o, temporalmente, en los cementerios de los pueblos.

De este modo, se les dio una sepultura digna, primero en el Campo de la Gloria y después en lo que se convirtió en el nuevo Santuario de la Resistencia, en el Cementerio Monumental de Turín.

Nicola Grosa murió el 20 de agosto de 1978.

Texto extraído de: https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5. Casa Garibaldi

Asociación que ahora gestiona el antiguo club Garibaldi, y que participa en actividades sociales, educativas y deportivas, especialmente para los jóvenes. 

El club Garibaldi es una pieza importante de la historia del antifascismo y del movimiento obrero de Turín.

Más información: https://www.casagaribaldi.eu

Auguri Baretti!

Il Baretti compie vent’anni e noi che ci occupiamo di Resistenza non possiamo che augurare lunga vita a chi fa presidio territoriale e Resistenza culturale.

L’ANPI Nicola Grosa è amica del Baretti, con loro collaboriamo e continueremo a farlo perché crediamo in un territorio dove le diverse realtà associative collaborano.

Evviva il Baretti! E grazie!

Di seguito il comunicato dell’Associazione Baretti

Vent’anni fa andò in scena il primo spettacolo della storia del Teatro Baretti “Come il vento alla schiena” scritto da Damiano Accattoli (primo e storico Presidente dell’Associazione Baretti), diretto da Davide Livermore con Giorgio Conte, Bruno Gambarotta e con le musiche dal vivo dirette da Andrea Chenna.

Poi proiettammo il primo film, un cartone animato… fu un mezzo disastro in cabina proiezione: cadde la “pizza” e la pellicola venne riarrotolata da tutto il pubblico amico presente in sala per la prima proiezione di prova… erano i primi passi delle esperienze partecipate che divennero poi fondamentali negli anni a seguire!

E adesso siamo ancora qui dopo 20 stagioni teatrali, 20 stagioni cinematografiche e a 20 anni di associazionismo!

IL PROSSIMO MERCOLEDI 19 OTTOBRE ALLE 19

VENITE A FESTEGGIARE CON NOI AL CINETEATRO BARETTI.

BIRRA, MUSICA E FESTA. 

Il discorso completo al Senato di Liliana Segre

Di altissimo valore il discorso al Senato di Liliana Segre in occasione dell’inaugurazione della nuova legislatura.

Lo riportiamo qui:

Colleghe senatrici, Colleghi senatori,

rivolgo il più caloroso saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest’Aula. Con rispetto, rivolgo il mio pensiero a papa Francesco.

Certa di interpretare i sentimenti di tutta l’Assemblea, desidero indirizzare al presidente emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri e la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. Il presidente Napolitano mi incarica di condividere con voi queste sue parole: «Desidero esprimere a tutte le senatrici ed i senatori, di vecchia e nuova nomina, i migliori auguri di buon lavoro, al servizio esclusivo del nostro paese e dell’istituzione parlamentare ai quali ho dedicato larga parte della mia vita».

Rivolgo ovviamente anch’io un saluto particolarmente caloroso a tutte le nuove colleghe e a tutti i nuovi colleghi, che immagino sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende e dalla austera solennità di quest’aula, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi.

Come da consuetudine vorrei però anche esprimere alcune brevi considerazioni personali.

Incombe su tutti noi in queste settimane l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore…una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino».

Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva.

In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica.

Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!

Il Senato della diciannovesima legislatura è un’istituzione profondamente rinnovata, non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai 18 ai 25 anni, ma soprattutto perché per la prima volta gli eletti sono ridotti a 200.

L’appartenenza ad un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l’esempio.

Dare l’esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con “disciplina e onore”, impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse.

Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica “alta” e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.

Le elezioni del 25 settembre hanno visto, come è giusto che sia, una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte. E il popolo ha deciso. È l’essenza della democrazia.

La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l’imperativo di preservare le Istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell’interesse del paese, che devono garantire tutte le parti.

Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni partitiche e dell’esercizio dei diversi ruoli, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate, di emblemi riconosciuti.

In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione Repubblicana, che come disse Piero Calamandrei non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti.

Il popolo italiano ha sempre dimostrato un grande attaccamento alla sua Costituzione, l’ha sempre sentita amica.

In ogni occasione in cui sono stati interpellati, i cittadini hanno sempre scelto di difenderla, perché da essa si sono sentiti difesi.

E anche quando il parlamento non ha saputo rispondere alla richiesta di intervenire su normative non conformi ai principi costituzionali – e purtroppo questo è accaduto spesso – la nostra Carta fondamentale ha consentito comunque alla Corte Costituzionale ed alla magistratura di svolgere un prezioso lavoro di applicazione giurisprudenziale, facendo sempre evolvere il diritto.

Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata (come essa stessa prevede all’art. 138), ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un paese più giusto e anche più felice.

Il pensiero corre inevitabilmente all’articolo 3, nel quale i padri e le madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su “sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, che erano state l’essenza dell’ancien regime.

Essi vollero anche lasciare un compito perpetuo alla “Repubblica”: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Non è poesia e non è utopia: è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere quegli ostacoli!

Le grandi nazioni, poi, dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria.

Perché non dovrebbe essere così anche per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date “divisive”, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 aprile festa della Liberazione, il 1° maggio festa del lavoro, il 2 giugno festa della Repubblica?

Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell’esempio, di gesti nuovi e magari inattesi.

Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l’assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell’odio, contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni.

Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso: nella passata legislatura i lavori della “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” si sono conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento di indirizzo. Segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano.

Concludo con due auspici.

Mi auguro che la nuova legislatura veda un impegno concorde di tutti i membri di questa assemblea per tenere alto il prestigio del Senato, tutelare in modo sostanziale le sue prerogative, riaffermare nei fatti e non a parole la centralità del parlamento.

Da molto tempo viene lamentata da più parti una deriva, una mortificazione del ruolo del potere legislativo a causa dell’abuso della decretazione d’urgenza e del ricorso al voto di fiducia. E le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza.  

Nella mia ingenuità di madre di famiglia, ma anche secondo un mio fermo convincimento, credo che occorra interrompere la lunga serie di errori del passato e per questo basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei governi quando era minoranza, e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare.

Una sana e leale collaborazione istituzionale, senza nulla togliere alla fisiologica distinzione dei ruoli, consentirebbe di riportare la gran parte della produzione legislativa nel suo alveo naturale, garantendo al tempo stesso tempi certi per le votazioni.

Auspico, infine, che tutto il parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell’inflazione e dell’eccezionale impennata dei costi dell’energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi. In questo senso avremo sempre al nostro fianco l’Unione europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale.

Non c’è un momento da perdere: dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere i livelli di guardia e tracimare.

Senatrici e senatori, cari colleghi, buon lavoro!

L’ottobre della Nicola Grosa

Carissime e carissimi,

Rieccoci dopo una tornata elettorale che ha visto una legittima vittoria del destra centro (volutamente invertiti)  e una sconfitta, non inattesa, del centro sinistra.  E’ la democrazia. A noi tocca vigilare sui valori che la Costituzione sancisce.  

Qui vogliamo anticiparvi, seguiranno comunicazione dedicate, le iniziative organizzate da noi e quelle che ci fa piacere segnalarvi. 

  • 14/15/16 ottobre – Casa Garibaldi – via Pietro Giuria

In questi giorni verrà realizzato un murale dell’artista cileno Hector Mono Carrasco sui muri di Casa Garibaldi.

Il murale nasce da una proposta dell’associazione cileni in Italia “El Caleuche” e sarà dedicato a Gabriela Mistral, primo premio Nobel del Sud America e unica donna di quel continente, a Nicola Grosa e alla multiculturalità del quartiere San Salvario. 

Il 14 verranno tracciati i contorni e il giorno successivo colorato con la partecipazione di cittadini e ragazze e ragazzi che frequentano Casa Garibaldi. Il 16 inaugurazione e festa popolare.

Appena definiti i dettagli vi informeremo.

  • 23 ottobre – Festa di Via Madama Cristina

L’associazione commercianti di via Madama Cristina ci ha invitati ad essere presenti con una nostra postazione alla tradizionale Festa di Via.
Abbiamo accettato con piacere, venite a trovarci. Comunicheremo la posizione della nostra postazione appena ci verrà indicata.

  • 24 ottobre alle 18:00 – Biblioteca Ginzburg – Sala Molinari

Presentazione del libro “Un soldato italiano in Jugoslavia” a cura di Angelo Mattanò con la partecipazione di Eric Gobetti.
L’autore ha donato una copia del libro che sarà disponibile nello scaffale ANPI della Ginzburg

Con piacere segnaliamo

Presentazioni del romanzo di Ennio Tomaselli “Fronte Sud” imperniato su un intreccio fra presente (in particolare quello dei ragazzi africani che giungono in Italia) e passato (aggressione fascista all’Etiopia)”.
Il romanzo sarà presentato:
il 7 ottobre alle 18:00 presso il Centro di Accoglienza di Cavoretto
e il 17 ottobre alle 17:30 alla biblioteca Ginzburg. 

Anche in questo caso ringraziamo l’autore per aver deciso di donarci una copia del libro da destinare al nostro scaffale mettendolo così a disposizioni di tutti.

Tesseramento

Siamo stupiti e felici, mentre vi scriviamo abbiamo raggiunto le 240 adesioni alla nostra sezione e c’è ancora margine per crescere.
E’ un risultato bellissimo frutto del nostro lavoro collettivo sul territorio. Siamo a più 24% sul 2021 con il 53% di nuovi iscritti e abbiamo abbassato l’età media degli iscritti di 2 anni.
Non ci fermiamo qui.

Per domande proposte e altro contattateci.

Un caro saluto