Il Tavolo della Speranza e il Nobel

Abbiamo letto il comunicato stampa del Comitato Interfedi di Torino che il 20 luglio scorso ha stimolato e promosso il Comitato della Speranza composto da “membri delle confessioni religiose alle quali appartengono le popolazioni coinvolte nella tragedia in corso a Gaza e, con loro, i membri di altre tradizioni spirituali”.

Il comunicato ci conferma che nella nostra città c’è la volontà di andare oltre le appartenenze, le fedi e le diffidenze. 

La nostra sezione insiste in un territorio che è simbolo della convivenza e collaborazione tra credi, sensibilità religiose e realtà laiche. Per questo la costituzione del Tavolo della Speranza è una bellissima notizia. 

Una bellissima notizia che ci ha spinto a scrivere al presidente del Comitato Interfedi Valentino Castellani avanzando una proposta concreta nello spirito del Tavolo della Speranza.

Nella lettera noi chiediamo al Comitato Interfedi e al Tavolo della Speranza di appoggiare e promuovere la nostra proposta di candidatura al Nobel per la Pace a Bassam Aramin,  palestinese e  Rami Elhanan, israeliano.

Così abbiamo scritto a Valentino Castellani:

…Proprio per questa ragione vi chiediamo di appoggiare, anzi fare vostra, la nostra proposta di candidare al Nobel per la Pace Bassam Aramin,  palestinese e  Rami Elhanan, israeliano.

Forse avrà letto il romanzo di Colum McCain “Apeirogon” che racconta in modo commovente la loro storia. 

Entrambi hanno vissuto una tragedia che cambiò loro la vita. Abir, la figlia di Bassan viene uccisa da un proiettile israeliano; Smadar, la figlia di Rami, rimane vittima di un attacco suicida. 

Tragedie come queste ti cambiano la vita, possono portare ad odiare oppure a condividere il dolore e usarlo come arma di pace. 

Bassan e Rami condividono il dolore e lo trasformano in uno strumento di pace.

Bassan e Rami sono co-fondatori dell’organizzazione The Parent Circle che è stata fondata da palestinesi ed israeliani che hanno, come loro, perso un congiunto nel corso dei conflitti israelo/palestinese. 

Proporre a loro il Nobel per la Pace è la dimostrazione concreta che un mondo migliore esiste.
Darlo a loro, il Nobel, vuol dire assegnarlo alle tante persone che lottano e operano per un mondo più giusto, più tollerante…

Vi terremo aggiornati.

Di seguito la lettera a Valentino Castellani e il comunicato del Tavolo della Speranza.


Caro Valentino Castellani,

Abbiamo letto della costituzione del “Tavolo della Speranza“ animato da esponenti religiosi e laici di diverse realtà a cominciare da quelle direttamente coinvolte nel conflitto in corso.

E’ una bella, anzi bellissima, notizia che ci coinvolge direttamente operando noi in un quartiere, San Salvario, simbolo della convivenza e cooperazione tra le diverse realtà religiose e il mondo laico. 

Vedere la firma in calce al documento che chiede la fine del conflitto di esponenti delle diverse realtà religiose presenti nella nostra città ci fa sperare.

E sappia che la sezione ANPI Nicola Grosa è pronta a collaborare come, lo sa, ha sempre fatto.

Inizia così il documento:

I membri delle confessioni religiose alle quali appartengono le popolazioni coinvolte nella tragedia in corso a Gaza e, con loro, i membri di altre tradizioni spirituali, si stanno impegnando ovunque e strenuamente per costruire dialogo là dove oggi sembra infuriare solamente l’affermazione delle rispettive posizioni. 

Ma, caro Valentino Castellani, noi non ci limitiamo ad appoggiare e condividere il vostro documento. Noi crediamo servano anche proposte e significative che servano oggi, ma soprattutto un domani, che si spera il più vicino possibile, quando ci sarà da ricostruire case, convivenze e coscienze.

Proprio per questa ragione vi chiediamo di appoggiare, anzi fare vostra, la nostra proposta di candidare al Nobel per la Pace Bassam Aramin,  palestinese e Rami Elhanan, israeliano.

Forse avrà letto il romanzo di Colum McCain “Apeirogon” che racconta in modo commovente la loro storia. 

Entrambi hanno vissuto una tragedia che cambiò loro la vita. Abir, la figlia di Bassan viene uccisa da un proiettile israeliano; Smadar, la figlia di Rami, rimane vittima di un attacco suicida. 

Tragedie come queste ti cambiano la vita, possono portare ad odiare oppure a condividere il dolore e usarlo come arma di pace. 

Bassan e Rami condividono il dolore e lo trasformano in uno strumento di pace.

Bassan e Rami sono co-fondatori dell’organizzazione The Parent Circle che è stata fondata da palestinesi ed israeliani che hanno, come loro, perso un congiunto nel corso dei conflitti israelo/palestinese. 

Proporre a loro il Nobel per la Pace è la dimostrazione concreta che un mondo migliore esiste.
Darlo a loro, il Nobel, vuol dire assegnarlo alle tante persone per cui un mondo più giusto, più tollerante deve esistere.

La vostra adesione a questa proposta, anzi il farla vostra, crediamo sia importante e fondamentale.

Un caro saluto

Augusto Montaruli a nome della sezione ANPI Nicola Grosa

Ps: questa nostra mail sarà pubblicata sul nostro sito insieme al vostro comunicato stampa


Comunicato stampa Tavolo della Speranza – Torino- 25 agosto 2025

I membri delle confessioni religiose alle quali appartengono le popolazioni coinvolte nella tragedia in corso a Gaza e, con loro, i membri di altre tradizioni spirituali, si stanno impegnando ovunque e strenuamente per costruire dialogo là dove oggi sembra infuriare solamente l’affermazione delle rispettive posizioni. 

Così accade anche a Torino, dove si è costituito domenica 20 luglio il “Tavolo della Speranza” animato da esponenti religiosi e laici di diverse realtà a cominciare da quelle direttamente coinvolte nel conflitto in corso.
Incoraggiati da chi vive sul campo il dramma della morte e della violenza, i partecipanti a questa iniziativa ritengono che gli incontri fra le confessioni religiose possano e debbano costituire un segnale, dalla base della nostra società, con il fine di invocare la fine delle azioni militari e sottolineare la necessità di raggiungere, al più presto, una pace giusta per l’intero Medio Oriente. 

Non si può, infatti, non condannare l’immensa catastrofe umanitaria che il conflitto nella striscia di Gaza sta provocando, con migliaia di palestinesi al limite della sopravvivenza a causa della carestia, auspicando che acqua, cibo e medicinali raggiungano direttamente la popolazione civile al più presto. 

D’altro canto, non si può non condannare il rifiuto di Hamas a restituire alle loro famiglie i 50 ostaggi ancora nelle loro mani in buie prigioni sotterranee da quasi due anni.
Tutto questo non è umanamente accettabile.
La dichiarazione congiunta dell’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi e del Presidente della Comunità Ebraica di Bologna, Daniele De Paz, “Sulla guerra a Gaza e sulla responsabilità comune per la pace”, recentemente presentata all’opinione pubblica, è una conferma che l’impegno a costruire, anche a distanza, convergenze nell’analisi di quanto accade alle quali seguano proposte per dare una concreta soluzione al conflitto, sia la strada da percorrere. La coscienza dei credenti, indipendentemente dalla fede di appartenenza, non può non essere fortemente turbata dalle notizie provenienti dal teatro di guerra e l’impegno personale nella preghiera e nel dialogo è l’unico modo per liberarsi dal senso di impotenza che, per ammissione dello stesso Papa Leone XIV, sta attanagliando chi invoca la tregua e l’accordo. L’appuntamento torinese del 20 luglio U.S. vuole essere il primo di una serie di incontri atti ad approfondire la conoscenza dei motivi storici alla base dei problemi che affliggono i popoli di Israele e di Palestina ed a costruire un percorso comune che consenta di affrontare le gravi ripercussioni nella nostra società dove sembra che si facciano strada, sempre più prepotentemente, sentimenti di antisemitismo ed islamofobia. 

Consideriamo infatti che, mentre devono proseguire le pressioni sulla politica e sulla diplomazia per dare soluzioni nell’immediato, sia contemporaneamente necessario 

disinnescare i pregiudizi che stanno alla base degli atteggiamenti di conflitto, per sperare che il “cessate il fuoco” duri oltre il tempo della cronaca.
“Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi” affermano il cardinale Zuppi e il Presidente De Paz. 

Intendiamo, infine, ricordare che oggi nel mondo vi sono 57 conflitti “principali” che purtroppo, come a Gaza, coinvolgono anche i civili. Donne e bambini spesso utilizzati come soldati o scudi umani.
Queste considerazioni sono alla base della decisione di costituire il “Tavolo della Speranza” di Torino i cui partecipanti, sia religiosi che laici, hanno deciso di assumersi – naturalmente insieme a tutti coloro che si stanno già impegnando o che decideranno di impegnarsi in un lavoro comune – la responsabilità di superare le contrapposizioni storiche andando alla radice del messaggio salvifico delle rispettive fedi in una città che vanta una lunga tradizione, culturale ed istituzionale, di promozione del dialogo interreligioso come mezzo imprescindibile per la realizzazione di una società giusta ed inclusiva. 

Amir Younes – Presidente Centro Islamico “Dar Al Iman” 

Ariel Finzi – Rabbino Capo Comunità Ebraica di Torino 

Dario Disegni – Presidente Comunità Ebraica di Torino 

Hajraoui Mustapha – Presidente Confederazione Islamica Italiana 

Idris Abd al Razzaq Bergia – Responsabile Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS) per la regione Piemonte 

Don Augusto (Tino) Negri – Presidente Centro Studi Peirone 

Paolo Girola – Vice Presidente Centro Studi Peirone 

Piero Maglioli – Membro Centro Studi Peirone 

Younis Tawfik – Presidente Centro culturale Italo-Arabo Dar al Hikma 

Raffaele Lantone – Rappresentante Studenti Cattolici dell’Università di Torino 

Giampiero Leo – Vice Presidente Comitato Diritti Umani e Civili Regione Piemonte – Portavoce Coordinamento Interconfessionale “Noi siamo con Voi” 

Valentino Castellani – Presidente Comitato Interfedi della Città di Torino
Walter Nuzzo – Membro Comitato Diritti Umani e Civili Regione Piemonte – Cofondatore 

Coordinamento Interconfessionale “Noi siamo con Voi” 

Antonio Rocco Labanca – Giornalista – Membro Coordinamento Interconfessionale “Noi Siamo con Voi” 

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