Due donne – Una guerra: un contributo da Gian Carlo Caligari

Riceviamo da Gian Carlo Caligari  questo suo commento sull’iniziativa “Due donne – Una guerra” che la nostra sezione ha organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Ucraina Libera e con la gentile ospitalità della Comunità Valdese.

Con la sua autorizzazione volentieri pubblichiamo.


Due donne e una guerra 

Salone della Casa Valdese venerdi 31 ottobre. 

Si può capire che in tempo di guerra  il dialogo fra una donna ucraina e una  russa potrebbe non essere facile  e neppure scontato. 

In questo caso hanno accettato di  confrontarsi in pubblico due donne molto impegnate: 

  • Svitlana Bubenchikova, ucraina rifugiata in Italia, impegnata nel  portare in Italia informazione e conoscenza della cultura ucraina e promuovere solidarietà  alla resistenza  del popolo ucraino, è presidente della “Associazione culturale Ucraina libera” e 
  • Maria Mikaelyan, figura di primo piano nel promuovere  conoscenza e sostegno  dell’opposizione russa perseguitata  dal regime di Putin,  nel contempo molto attiva nel produrre  informazione e documentazione sulla brutale aggressione  contro l’Ucraina, che è l’altra faccia della stessa medaglia.  E’ stata  cofondatrice nel 2021 della “Comunità dei Russi Liberi” a Milano. 

Due storie e due testimonianze  in un dialogo indimenticabile accompagnato da Stefano Tallia Presidente dell’Ordine dei giornalisti piemontesi.

Svitlana Bubenchikova,  ha reso la tragica situazione dell’Ucraina  ricordando la sua personale esperienza: il primo giorno  dell’invasione su larga scala il 24 febbraio 2022,  la notizia che Kiev  era circondata dalle truppe russe,  l’incredulità negli occhi delle persone e, il giorno successivo,   l’inizio dei bombardamenti,  il  terrore scatenato contro i civili diventato sistematico giorno dopo giorno sino ad oggi con la   distruzione di  palazzi residenziali e di  infrastrutture, la decisione di lasciare l’Ucraina con la figlia e venire  in Italia, già conosciuta e amata quando ancora era una ragazza, e ora i giorni vissuti a Torino con l’apprensione  per la guerra che continua a devastare  l’Ucraina, dove ha lasciato il fratello e la madre a Chernihiv città vicina al confine con la Bielorussia e la Russia. 

Maria Mikaelyan, ora cittadina italiana, ha preso parte sin dalle prime manifestazioni  a Mosca con Navalny e altri oppositori al regime putiniano. Ricorda la violenza della polizia e i divieti assoluti di manifestare, ma anche l’incomprensione di amici e parenti. “Devi stare zitta!” si sentiva ripetere “non devi parlare di politica!”. Questo era il clima nella società russa, per lei intollerabile.  Ha riferito del contesto di difficoltà e di isolamento in cui si trovano schiacciati gli oppositori, sia per la dura repressione, accompagnata dalla più reazionaria e sguaiata propaganda del regime, sia per il clima di paura.  Maria non può tornare in Russia. Per di più la procura generale della Federazione Russa il 21 aprile di quest’anno  ha dichiarato non gradita l’organizzazione “Comunità dei russi liberi”.  

Pur senza poter fare previsioni,  hanno manifestato la  comune  preoccupazione che la pace non è affatto vicina. 

Innanzitutto occorre fermare Putin e far cessare  i criminali bombardamenti. E poi, si chiedono, come garantire la pace dal rischio che la guerra ricominci, se non con l’impegno della comunità internazionale. Questa è la quinta guerra scatenata dal regime putiniano.

Entrambe  hanno espresso gratitudine  per la solidarietà che hanno trovato in Italia e  ora anche per questo ponte di dialogo  a Torino,  un nuovo inizio per parlare insieme della guerra insensata di Putin che ogni giorno produce morte e distruzione, umilia il diritto internazionale e minaccia il mondo intero. 

Augusto Montaruli nel suo saluto ha affermato che “se i governi firmeranno la pace, saranno i popoli a realizzarla”.  E il primo ingrediente è il dialogo per conoscersi e unire contro una guerra insensata.  Con questo fermo convincimento la Sezione ANPI Nicola Grosa ha promosso l’incontro.

Gian Carlo Caligari

 

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