Carla, la mostra e l’intervista ad Hitler

Questa mattina siamo andati all’inaugurazione della mostra fotografica “ROM E SINTI, LO STERMINIO DIMENTICATO”. 

La mostra attraverso un’esposizione di fotografie racconta lo sterminio dei Rom e dei Sinti nei lager, e non solo, nazisti.

A raccontare quelle fotografie Carla Osella,  responsabile di AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi), associazione di volontariato di cui è presidente.

Il racconto di Carla ci ha coinvolto e convinti che questa storia, purtroppo non raccontata quanto si dovrebbe, merita maggiore diffusione. Così come merita riscoprire l’intervista di Giulio De Benedetti ad Adolf Hitler, citata da Carla, pubblicata da La Gazzetta del Popolo nel 1923. E’ un’intervista che andrebbe letta e riletta anche oggi. Hitler affermava che “Io governerò secondo l’ispirazione che mi verrà dall’intimo della mia coscienza…”.

Recentemente Donald Trump ha affermato che “Il mio potere è limitato solo dalla mia morale”.

Pazzesco vero? A volte ritornano, anche a distanza di un secolo ed oltre. 

Grazie Carla per averla citata quell’intervista. 

A Carla, “Io sono antifascista dalla nascita, sono nata a Boves!, abbiamo regalato la tessera ANPI della Nicola Grosa e la nostra borsa “Io voto” per ringraziarla del suo lavoro e della sua passione giovanilissima. Ha gradito molto, e noi siamo fieri di averla tra noi.

La mostra rimarrà aperta dal 26 gennaio a 5 febbraio al Centro Documentazione e Biblioteca Pedagogica, in C.so Francia n 285 a Torino.

Per informazioni chiamare il numero: +39 3488257600

Di seguito uno stralcio dell’intervista a Hitler


Mi potrebbe spiegare con chiarezza quale sia il programma immediato del suo partito?  

«Lotta senza quartiere ai socialisti e agli ebrei. Distruzione di ogni idea internazionale. Attirare nel nostro movimento le masse operaie. Il concetto monarchia e repubblica ci è indifferente, come non siamo legati ad alcuna confessione religiosa. Vogliamo che il potere dello Stato sia affidato ad una minoranza onesta e capace. Si immagina lei» [si alza in piedi e si pone una mano sul petto] «che io, dittatore, mi lascerò, quando avrò la direzione dello Stato, comandare dal Parlamento e dai così detti rappresentanti del popolo? Io governerò», continua il veggente, «secondo l’ispirazione che mi verrà dall’intimo della mia coscienza…».  

Non crede che in un momento così grave per i destini del germanesimo, mentre si è riusciti a stento a formare un blocco nazionale contro la Francia, non sia tale azione pericolosa e non possa provocare la guerra civile?  

«Noi andiamo diritti per la nostra strada. Siamo convinti che non si giungerà alla liberazione del popolo tedesco se prima non si distrugge il socialismo e l’idea semita. Come si fa a costruire un edificio se non si pongono prima le basi? Ora le basi della nostra liberazione sono la compattezza nazionale, la purezza della razza, l’abolizione del regime democratico… Del resto la lotta contro la Francia è condotta in una forma vergognosamente fiacca…»

Signor Hitler, lei ha paragonato il movimento social-nazionalista con quello fascista italiano. La situazione politica dei due Paesi, come risultato della guerra è diversa. Ma lei immagina che se gli austriaci, per ipotesi, vittoriosi, fossero ancora avanzati, dopo firmata una pace, nel territorio nazionale, i fascisti italiani si sarebbero limitati a urlare a Roma, a Milano, od a Napoli contro il «nemico interno»? Non crede lei che centinaia e migliaia di uomini sarebbero corsi a uccidere ed a farsi uccidere con gesto di disperata follia, pur sapendo di morire invano, ma certi ugualmente di dare il proprio sangue per la «liberazione» più lontana?  

«Le mie forze armate non dispongono che di limitati mezzi militari. Se andassimo a batterci contro la Francia, saremmo schiacciati in poche ore». 

Per ragioni di umanità è bene che sia così. Non intendevo dire che lei, signor Hitler, dichiari la guerra al Governo di Parigi, ma mi pare compito troppo facile per un partito nazionalista armato limitarsi a inscenare parate per le vie di Monaco, reclamando guerra senza mercé alla Francia, ma accontentandosi di bastonare, con la protezione della polizia, qualche socialista e qualche ebreo…

 Hitler replica: «La lotta armata contro la Francia non è compito nostro». 

Ed allora, se a Berlino si formasse un qualsiasi Governo, probabilmente di Sinistra, che per lavare il paese da una minacciata catastrofe, concludesse un qualsiasi accordo coi francesi…?

 Il «veggente» scatta in piedi e passeggia concitato per la piccola sala redazionale gridando: «Kampf ! Kampf! (Battaglia! Battaglia!)». Non so se contro i francesi, o contro gli ebrei… 

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