Il partigiano Felice nel ricordi di suo nipote
“La sua storia, con grande rammarico per non averlo convinto a raccontare di più, l’ho dovuta ricostruire unendo i tanti pezzi che ho potuto trovare negli anni, dai racconti di suo fratello al diario di un suo compagno nella prima banda.”
Riceviamo da Alessandro Porro il suo ricordo del nonno partigiano che ringraziamo di cuore per averla voluta condividere con noi e voi che ci leggete.

Nonno non amava raccontare la sua vita da partigiano. Solo ogni tanto si lasciava andare a qualche breve racconto e credo che molti particolari li abbia tenuti sempre dentro di sé. La sua storia, con grande rammarico per non averlo convinto a raccontare di più, l’ho dovuta ricostruire unendo i tanti pezzi che ho potuto trovare negli anni, dai racconti di suo fratello al diario di un suo compagno nella prima banda.
Classe 1925, nato a Vignale Monferrato, nonno Felice era emigrato a Torino da bambino con tutta la famiglia per cercare una vita migliore. A 13 anni, per dare una mano alla famiglia, aveva iniziato a lavorare come tornitore in fabbrica e viveva già ai tempi in San Salvario. Dei primi anni di guerra ricordava in particolare i bombardamenti, quando al primo suono della sirena usciva di casa e correva verso il parco Leopardi per raggiungere i rifugi o per salire in collina, da dove vedeva le bombe alleate illuminare il cielo. Il giorno dopo si ripeteva il mesto rituale della ricerca degli amici, sperando di trovarli vivi.
Proprio per i bombardamenti, tra il 1943 e il 1944 la famiglia sfolla a Cuorgné. Nella primavera 1944 riceve la cartolina di precetto che lo avrebbe portato nella X° Mas e la straccia. Il 18 maggio 1944 incontra un amico nel centro del paese che gli confida di voler salire sulle montagne attorno a Cintano e Colleretto Giacosa per unirsi ai patrioti. Non ci pensa su due volte, non dice nulla alla famiglia e segue l’amico. Quando arrivano al comando del “Gruppo Sale”, che rientra nelle formazioni guidate da Piero Urati “Piero Piero”, i comandanti li guardano come due ragazzi poco più che adolescenti, ulteriori bocche da sfamare e vestiti da borghesi. Sono però i giorni degli ultimi richiami alla leva, nel Canavese si annunciano grandi rastrellamenti delle forze nazifasciste; quindi, il nonno e l’amico appaiono anche come due elementi sottratti alla leva fascista. Pronti via, li mettono subito a fare il turno di guardia. Dopo qualche settimana, i due si separano: l’amico Ezio si unirà ai partigiani di GL, nonno entrerà nelle Brigate Matteotti-Raggruppamento Giorgio Davito. Dopo qualche mese, la famiglia, preoccupata per la sua vita, lo convince ad andare dagli zii a Vignale Monferrato per qualche tempo. Accetta malvolentieri ma dopo pochi giorni in Monferrato non solo si avvicina alla Banda di Tom, ma trova anche il modo di organizzare un ritrovo clandestino nella cantina della cascina degli zii. La zia, preoccupata di vedersi bruciare la cascina per aver dato asilo a dei partigiani, chiede al cognato di riportarlo a Cuorgnè. Questo piccolo episodio gli salverà la vita: il padre lo raggiunge, per convincerlo a tornare gli dice che la mamma sta male e non arriverà a Natale e riesce a ottenere che torni in Canavese. Giunto a casa scopre che la mamma in realtà stava benissimo. Soltanto un mese più tardi, a metà gennaio 1945, la Banda di Tom verrà interamente catturata e i suoi componenti fucilati dai fascisti.
Nonno riprende la via dei monti, si unisce nuovamente ai partigiani socialisti delle Brigate Matteotti, stavolta nella Divisione Italo Rossi, fino alla fine della guerra. Nei giorni che precedono la Liberazione scende a Torino e con i compagni passa dalla caserma di via Asti, luogo di tortura per dissidenti e partigiani, ma la trova ormai vuota e abbandonata in fretta e furia.
Di lui partigiano sono rimaste soltanto due foto. La prima lo ritrae in posa con alcuni compagni della Banda di Tom, accovacciato con uno Sten in mano. L’altra lo vede sfilare insieme ai partigiani Garibaldini nel maggio 1945 a Cuorgné. È l’unico che non indossa una divisa militare, è anche uno dei pochi che sorride. Dopo la guerra, tornato a San Salvario, per un errore nei suoi documenti da partigiano viene richiamato per la leva e trascorre due anni in marina.
Alessandro Porro
Scheda del partigiano Felice su Istoreto







