Fornaro sul decreto sicurezza
“Il dissenso in uno Stato democratico è un diritto fondamentale, nel rispetto delle leggi.”
Questo governo sta reprimendo il dissenso colpendo soprattutto. E noi, che siamo ANPI, siamo molto preoccupati per la deriva anticostituzionale in atto.
Condividiamo sul nostro canale YouTube l’intervento dell’onorevole Federico Fornaro intervenuto nell’ambito della discussione sul decreto sicurezza.
Di seguito il testo
Grazie, signor Presidente. Rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, quest’oggi, questa notte, stiamo usando un antico strumento della democrazia parlamentare chiamato filibustering. La traduzione dal dizionario Treccani è: “Tattica di ostruzionismo parlamentare che ha avuto origine nel Senato statunitense, consistente nella successione di lunghissimi discorsi dell’opposizione al fine di impedire, o almeno ritardare, l’approvazione di una legge”. Quando si ricorre al filibustering si dà un segnale forte, un segnale che si è oltrepassato un confine e alle opposizioni non resta che utilizzare – come diceva poc’anzi il collega Berruto – il proprio corpo e la propria voce per provare a rimanere non soltanto nei resoconti parlamentari, ma per provare a lanciare messaggi fuori da qui e per continuare, per la nostra parte, a rappresentare gli elettori che ci hanno dato fiducia.
Questo decreto ha avuto un iter parlamentare – e il metodo non è una questione di poco conto, il metodo è sostanza – assolutamente irrituale. Non esistono nella storia recente casi come quello che abbiamo visto, cioè la trasformazione di un disegno di legge in decreto nelle modalità con cui è avvenuto con questo decreto Sicurezza, cioè dopo che – come è stato già più volte ricordato – aveva avuto una prima lettura compiuta alla Camera e aveva già concluso l’iter di Commissione al Senato.
Le ragioni di questa scelta, di questa forzatura, sono ragioni che stanno nella maggioranza e nell’incapacità di fare sintesi e, quindi, di ricercare nel decreto lo strumento, perché ognuna delle tre parti politiche che danno vita a questa maggioranza avesse la sua parte. Ma avete proseguito in queste forzature, nella forzatura dell’iter in Commissione, nel silenzio. Sì, se c’è una cifra di questo decreto è il silenzio: un silenzio assordante da parte della maggioranza e del Governo; un silenzio umiliante per il ruolo del Parlamento, umiliante per gli stessi commissari di maggioranza, che sono stati costretti a ritirare i loro emendamenti.
Umiliante anche per la maggioranza che non ha potuto neppure discutere la metà degli articoli (14 su 38 nella discussione in Commissione) e sappiamo come finirà: al Senato arriverà così e non lo modificherete. Quindi, nel doppio passaggio parlamentare, previsto dalla Costituzione, non sarà data neppure la possibilità di discussione e di attività emendativa su più di metà degli articoli. Questa è dittatura della maggioranza, non è democrazia parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Questa è la ragione per la quale stiamo civilmente e democraticamente protestando attraverso il filibustering, perché c’è un passaggio, c’è un confine che questo decreto ha oltrepassato: è il confine che divide le democrazie liberaldemocratiche come la nostra, con l’impianto sociale, quella del ’48, dalle democrazie illiberali. La divisione sta nella concezione dello Stato di diritto, nella separazione dei poteri, nell’indipendenza della magistratura, nel sistema dei controlli, ma anche e soprattutto nel diritto all’esercizio del dissenso. Questo identifica una democrazia rispetto ai sistemi autoritari. Il dissenso in uno Stato democratico è un diritto fondamentale, nel rispetto delle leggi.
Reprimere, come fate, il dissenso non violento, ad esempio, è fuori dalla cornice di una democrazia liberale. La libertà di manifestare pacificamente è garanzia di libertà e democrazia. Il diritto al dissenso in Italia trova piena tutela nell’articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Voi invece che cosa fate? Parlo in particolare dell’articolo 14: il blocco stradale con il proprio corpo. L’avete portato da illecito amministrativo, con sanzione amministrativa da 1.000 a 4.000 euro – quindi, per essere chiari per chi ci ascolta, non è vero che in Italia adesso si può fare tutto quello che si vuole, si può andare a fare il blocco stradale su una via provinciale, piuttosto che su una tangenziale: c’è una sanzione ed è considerata una cosa che non va bene -, a illecito penale e la pena aumenta se commessa da più persone. Ma va? No perché se uno da solo si mette a occupare l’autostrada ovviamente commette un reato. Come fa a farlo? È ovvio che i blocchi stradali, che vengono fatti, quando vengono fatti e da chi vengono fatti, sono gesti di disperazione.
Ma quante volte insieme siamo andati di fronte ai cancelli delle fabbriche (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), quando, dopo anni, le persone ti guardavano chiedendo che cosa poteva fare la politica e potevano fare le istituzioni per salvare il proprio posto di lavoro? Come ha ricordato il collega Scotto, la vicenda della Whirlpool, durata anni, ha prodotto svariati blocchi stradali. Ma se ci fosse stata in vigore la norma che state approvando, questi poveri cristi alla fine di quella vertenza avrebbero avuto la fedina penale sporca (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e non avrebbero potuto neppure più partecipare a un concorso pubblico per fare quello che ai miei tempi si chiamava il bidello.
Insomma voi introducete reati penali in un decreto e già questo è una forzatura. Il decreto-legge non dovrebbe contenere reati penali. È vero che in passato è capitato, ma questa è una situazione assolutamente eccezionale: sono 14 le nuove fattispecie penali introdotte e 9 le aggravanti. Insomma state facendo una cosa che noi consideriamo pericolosa. Pericolosa, signor Presidente, per la nostra democrazia, pericolosa per le modalità con cui sono state fatte, per la democrazia parlamentare e di questo oggi protestiamo attraverso il filibustering e continueremo a protestare democraticamente, civilmente, in maniera assolutamente aliena dalla violenza, ma lo faremo con la forza e la determinazione che ci viene dai nostri convincimenti e dalla nostra Costituzione repubblicana








