25 Aprile a Cavoretto, significato di una celebrazione

25 APRILE 2020 A CAVORETTO… AI TEMPI DEL CORONA VIRUS

di Fiorenzo Tiberio

cavoretto

“Reverendo, che cosa fa? È una pazzia…”. Con queste parole il professor Fausto Balbis, insegnante di disegno e padre di Franco si rivolge a don Priotti, parroco di Cavoretto, sul ponte Vittorio Emanuele III°, il 10 aprile 1944…”Su, professore, andiamo… Franco è un mio parrocchiano, non potevo negargli una sepoltura cristiana”». Così gli risponde don Priotti… e la bara del “capitano Francis” può avere onorata sepoltura al cimitero di Cavoretto. Siamo ad aprile 1944, esattamente un anno prima della Liberazione… solo un episodio della lotta di liberazione nazionale che coinvolge profondamente Cavoretto? 

Cominciamo con il ricordare chi era Franco Balbis: “di anni 32. Franco Balbis (nome di battaglia Francis) ufficiale in Servizio Permanente Effettivo, nato a Torino il 16 ottobre 1911, capitano di Artiglieria in Servizio di Stato Maggiore, combattente ad Ain El Gazala, El Alamein e in Croazia, decorato di Medaglia d’Argento, di Medaglia di Bronzo e di Croce di Guerra di prima Classe dal generale Rommel. All’indomani dell’8 settembre 1943 entra nel movimento clandestino di Torino. È designato a far parte del primo Comitato Militare Regionale Piemontese con compiti organizzativi e di collegamento. Arrestato il 31 marzo 1944, da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa a una riunione del C.M.R.P. nella sacrestia di San Giovanni in Torino. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del C.M.R.P., dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Fucilato il 5 aprile 1944 al poligono nazionale del Martinetto in Torino, dal plotone di militi della G.N.R. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 Questo ci fa sapere la sua scheda redatta dall’A.N.P.I.; e per quanto riguarda l’episodio del ponte “ Vittorio Emanuele III° o  delle Molinette” impariamo che: “…Franco Balbis non aveva voluto che i suoi genitori sapessero del processo e della condanna. Il padre, il professor Fausto, insegnante di disegno, il 7 aprile si recò in questura e chiese che gli fosse restituita la salma per seppellirla nel cimitero di Cavoretto. I fascisti acconsentirono a condizione che i funerali avessero luogo senza cerimonie di sorta: «…Andai al cimitero, ebbi la bara col corpo di mio figlio Franco (riconobbi la sua scrittura sul legno bianco) e la caricai su un carro funebre. Non c’era nessuno. Arrivammo ai ponte delle Molinette, quello che adesso reca il nome di mio figlio, e lì, sbalordito, vidi venirmi incontro il parroco di Cavoretto, don Priotti, col clero in paramenti neri. Quando fummo di fronte gli dissi: “Reverendo, che cosa fa? È una pazzia…”. Lui mi rispose: “Su, professore, andiamo. Franco è un mio parrocchiano, non potevo negargli una sepoltura cristiana”». così come ci fa sapere Giuseppe Mayda a Pagina 9 del quotidiano “La Stampa”, numero 69, in data 31.03.1974. 

 Sì, certamente, questo è solo uno dei tanti episodi della lotta partigiana che coinvolge, ed a quale elevato livello, il nostro Cavoretto nel contributo glorioso alla resistenza italiana. Tanti altri episodi di resistenza “cavorettese” si potrebbero ricordare; dal veloce e organizzato “passaggio” da una casa all’altra delle armi dei partigiani prima dei rastrellamenti dei “repubblichini” alla misteriosa “sparizione”, in mai scoperti nascondigli segreti, e sempre poco prima dei rastrellamenti, di ricercati politici e non… (come mi raccontava la signora Bianca Gramaglia Re), ma ci dilungheremmo troppo …   Poi arriva il 26 aprile 1945 e Torino è liberata… subito i cavorettesi cancellano i ricordi del passato e viale Littorio, costruito nel 1928, cambia nome e diventa “viale 26 aprile” (rimarrà 26 aprile per poco tempo perché quando il governo italiano decise di stabilire come data ufficiale della liberazione nazionale il 25 aprile, viale 26 aprile fu retrodatato di un giorno; furono smontate le nuove targhe “26” e sostituita con le nuovissime “XXV aprile”, guarda caso di nuovo in caratteri romani!

La celebrazione della “liberazione” a Cavoretto ha sempre avuto, sin dai primi anni del dopoguerra, ampio coinvolgimento e a dimostrazione basta osservare questa fotografia “storica” , fotografia postata da Laura Artuffo su f.b. nel 2018. Ecco la didascalia: in piedi sul camion il papà di Laura, la targa del camion dovrebbe essere del 1943/44; e la corona al monumento ai caduti fa sicuramente pensare ad un 25 aprile…tra il 1948 e il 50.  Poi, osservando con attenzione il cartello di destra in basso, si intravvede e malamente si riesce a leggere «….ni di .avoretto» …A me viene spontaneo di pensare che la dicitura completa sia proprio “Partigiani di Cavoretto”! e qualcuno indossa pure il cappello alpino!

“Partigiani di Cavoretto”… proprio così!  In piazza Freguglia , nei primissimi anni del dopoguerra, è stata posata, dall’ A.N.P.I., una piccola lapide a ricordo e Carlo Bassi ci fa sapere che “ Come tutti gli anni, in occasione del 25 aprile in piazza Freguglia, dove è posta l ‘unica lapide della ex circoscrizione 8 (San Salvario Borgo Po Cavoretto ) si svolge la cerimonia ufficiale in ricordo dei  partigiani caduti o in combattimento o per rappresaglia nella guerra di liberazione . Su questa lapide non ci sono solo dei nomi ma dei partigiani che eroicamente hanno donato la loro vita per costruire una Italia migliore”… otto nomi sono incisi nel marmo, otto vite ed otto storie :  BALBIS FRANCO,  di anni 33, CHICCO GIORGIO di anni 21, CESAN ARMANDO di anni 23, RISTA GIACINTO di anni 36, RUSCONI CARLO di anni 24, UBERTI DESIDERATO di anni 19, BERTOLINA ANNIBALE di anni 36, CAVALLERO EMILIO di anni 22.  Del capitano Balbis abbiamo già raccontato la sua gloriosa esperienza umana, ma è importante e doveroso conoscere, anche se brevemente, le  storie  di qualche altro caduto,  proprio così come ce le ripropone Carlo Bassi in una sua diligente ricerca: “…

CHICCO GIORGIO  (episodio di Sant’Antonino di Susa 13 05 1944). Durante un rastrellamento che coinvolge le aree Cumiana, valli di Susa , Chisone, Germanasca, Sangone e Troncea, condotta da reggimenti tedeschi di polizia SS e gli italiani con gli arditi del Battaglione Guardie Confinarie e 50 legionari del gruppo Leonessa che in totale porta a circa 1500 gli uomini impegnati vengono uccisi ,tra combattimenti ed eccidi , oltre 100 partigiani e 18 civili. Durante queste operazioni di rastrellamento un battaglione di SS italiane acquartierato a Sant’Antonino di Susa cattura 27 persone e la mattina del 13 maggio ne fucilano 17 tra cui Chicco Giorgio. Gli altri 10 vengono deportati in Germania.

CESAN ARMANDO (episodio frazione Chiamperotto, comune di Ceres 3 07 1944). Dopo l’ 8 settembre del 43 lasciava l’esercito regolare e passava alle formazioni partigiane e nel tentativo di fermare una colonna corrazzata ,portando a distanza ravvicinata un pezzo di artiglieria   privo del congegno di puntamento da contrastarla con tiro alzo zero ,veniva colpito ancora avvinto al suo pezzo .Durante la missione Orange Gobi (probabilmente la prima missione italo americana paracadutata) nella zona di Torre Pellice, nella casa dei fratelli Cesan, venne portata una radio, che, nascosta in un alveare, non fu mai trovata dai tedeschi  nonostante i radiogoniometri  .Quella radio fu utilissima per le staffette con Torino e per fare arrivare i primi lanci di materiale bellico .  Armando Cesan fu insignito con medaglia di bronzo al valor militare il 31 12 1947 con decreto della Presidenza della Repubblica.

RISTA GIACINTO (episodio di Arè, Courgnè 14 12 1944). Nella frazione Gatto di San Martino (Canavese) su delazione il 10 dicembre 1944 viene catturato dopo l’uccisione delle 2 sentinelle, un distaccamento partigiano composto da 28 persone. Dopo essere stati torturati per diversi giorni, il 14 nel tardo pomeriggio, 7 vengono prelevati per essere fucilati da un plotone composto da russi, ma comandato da un tedesco. Il giorno 19 ad Arè ne vengono fucilati altri 5, tra cui Rista , e gli altri vengono deportati in Germania da dove solo due faranno ritorno.

RUSCONI CARLO (episodio di Carmagnola 5 02 1945). A seguito di una incursione su una camionetta tedesca e del ferimento di un caporalmaggiore, che morirà in ospedale, viene fatto dai tedeschi un rastrellamento prelevando 30 ostaggi, alcuni lasciati a Carmagnola e altri portati a Racconigi.  Il 5 febbraio, in presenza degli abitanti, al foro Boario un plotone tedesco fucila 4 ostaggi, tra cui Rusconi Carlo, dopo averli prelevati dal carcere delle Nuove.

CAVALLERO EMILIO SAIB (episodio di Caluso 8 04 1944). A seguito dell’uccisione di alcuni fascisti sulla strada di san Giusto Canavese, il comando tedesco ordina una rappresaglia e il 7 aprile dalle carceri Nuove vengono prelevati 18 partigiani, due dei quali riescono a fuggire. Gli altri, obbligando la popolazione ad assistere, vengono fucilati nella piazza dagli italiani del   XI battaglione Milizia Armata. I morti furono 15 poiché Oscar Borca, già scampato all’eccidio di Pian del Lot, resta illeso sepolto sotto i cadaveri dei compagni. 

BERTOLINA ANNIBALE (episodio di Bolzano 3 05 1945). Con e il ripiegamento delle armate tedesche verso la Germania Bolzano aveva cominciato a raccogliere  gli stati maggiori dell’esercito protetti da una presenza militare ragguardevole , circa 70 mila uomini , che potenzialmente era in grado di organizzare l’ultima disperata difesa nazista in Italia .I l riorganizzatore del Comitato di Liberazione Provinciale, che in seguito diventerà il primo prefetto della provincia, Bruno De Angeli ha l’incarico di trattare con il comando germanico la resa e la consegna della provincia nelle mani del CLN cercando così di impedire che i tedeschi , sobillati dai circoli filo nazisti sudtirolesi potessero scatenare un massacro dei cittadini di lingua italiana per poi avanzare pretese nazionalistiche. La presenza in Alto Adige di una forte comunità di lingua tedesca cominciava ad essere percepita come un problema. E’ per cercare di dare una dimostrazione di italianità dei territori altoatesini che il CLN indice un corteo di italiani il 30 aprile a Merano. Le SS lo accolsero a fucilate e sul terreno rimasero 9 morti e 11 feriti. Il 2 maggio a Lasa 9 operai furono fucilati da un reparto germanico, il 3 maggio a Bolzano scoppiarono scontri a fuoco tra reparti tedeschi e la divisione partigiana Alto Adige che provocarono 41 morti, tra cui Bertolina Annibale, e 35 feriti. Durante questi combattimenti il comando tedesco firmava il documento in base al quale Bruno De Angelis assumeva l’amministrazione della provincia in nome del governo italiano: il primo passo per il mantenimento del Brennero all’ Italia …”

Ai tempi del “corona virus” nella giornata del 25 aprile 2020 non potrà esserci nessuno a commemorare in piazza Freguglia, ma la memoria rimane!  L’A.N.P.I., gli Alpini, il Centro d’Incontro e tutte le realtà sociali di Cavoretto non mancheranno, (nei modi e con le dovute precauzioni dettate dalle vigenti normative di sicurezza sociale atte a combattere l’Ortocoronavirinae”, il perfido Covid 19), di far deporre ai piedi del monumento ai caduti di Cavoretto una corona d’alloro. Sarà sicuramente una commemorazione solitaria però i cavorettesi non dimenticano e sanno che ci sono tanti modi per partecipare, anche se non fisicamente, a questa giornata: ricordare i loro caduti della libertà, i cambiamenti “toponomastici” e le passate “sfilate” partigiane sono, anche questi, modi per “esserci” soprattutto nel 2020!  Il leggere poi queste righe spero aiuti a ricordare che Cavoretto, 75 anni dopo, non dimentica proprio e crede ancora fermamente nel 25 aprile affinché continui a rimanere, mai come oggi, importante momento unitario e patriottico.  Viva l’Italia libera! Onore a tutti coloro che hanno sacrificato l’esistenza e immolato la propria vita per la libertà (libertà, non dimentichiamolo, di cui noi tutti oggi beneficiamo) e monito a tutti per non ricadere e ripetere gli errori del passato!