Mettete dei fiori

Si avvicina il 25 Aprile, un 25 Aprile ancora in pandemia e questo non ci consente di organizzare per il secondo anno consecutivo quegli eventi che la nostra sezione organizzava abitualmente.

Non siamo comunque stati fermi. 

Come annunciato stiamo posando le targhette con il QR code che consentiranno inquadrandole con lo smartphone approfondimenti sui caduti riportati sulle lapidi. L’iniziativa sarà accompagnata da un manifesto leggibile che riporterà tutti i QR Code dei quartieri San Salvario Borgo Po e Cavoretto. Il manifesto sarà stampato e affisso dal comune grazie al patrocinio concesso da comune e circoscrizione. 

Sempre con la circoscrizione abbiamo realizzato il manifesto ufficiale che sarà affisso in tutta la circoscrizione, è un manifesto che riporta un brano tratto dal canto partigiano “Oltre il ponte” scritto da Italo Calvino: “… vedeva l’altra riva, la vita, tutto il bene del mondo oltre il ponte…”

Quel ponte che ci porterà sull’altra riva  e torneremo a trovarci.

I fiori sulle lapidi li poseremo nel mese di maggio, quando sarà più agevole muoversi, quando potremo farlo con tutta la sicurezza necessaria.

A chi ci legge, alla nostra comunità chiediamo di andare a porre un fiore sulla lapide che è vostra vicina di casa o a quella che cui siete più legati. Come lo scorso anno, come in un giorno di festa. Non esagerate però, basta un fiore. Inviateci le foto, le pubblicheremo sul sito.

Perché il 25 Aprile è giorno di festa, l’altra riva ci aspetta e quando ci arriveremo festeggeremo tutti insieme. 

W il 25 Aprile!

Il Presidente della sezione Nicola Grosa

Raffaele Scassellati

Lettera aperta alle istituzioni comunali: Le lapidi vanno rimesse al loro posto

Come  sezioni ANPI Nicola Grosa e ANPI Eusebio Giambone, abbiamo inviato una lettera aperta alle istituzioni comunali perché non si passi un altro 25 Aprile senza le lapidi in piazza Castello e in Piazza Carlo Alberto. Lapidi mancanti dal 2019 per riparazione. 

Di seguito la lettera aperta:


Lettera aperta alla Sindaca del Comune di Torino e, per conoscenza, agli uffici Patrimonio e Toponomastica e alle Commissioni competenti in Consiglio Comunale.

Gentili Signore e Signori,
in qualità di presidenti delle sezioni 1 “Eusebio Giambone” e 8 “Nicola Grosa” dell’A.N.P.I. di Torino, vorremmo chiedere conto di una situazione ormai insostenibile riguardante due lapidi di Partigiani caduti durante la Liberazione della città, “cadute” a loro volta ormai due anni fa.

Un breve riepilogo dei fatti: nel mese di giugno del 2019 ci veniva segnalata da nostri iscritti la “caduta” di due lapidi nello stesso isolato tra piazza Castello e piazza Carlo Alberto e, più precisamente, quella di Guerrino Veronese in piazza Castello angolo via Accademia delle Scienze e quella di Andrea Piumatti in via Battisti angolo via Carlo Alberto.

Prontamente segnalavamo la cosa all’Ufficio Toponomastica del Comune (che ci veniva indicato come responsabile delle lapidi) che ci comunicava di esserne già al corrente ed essersi già attivato per la sostituzione.  Seguiva, nell’autunno, uno scambio di telefonate con l’Ufficio per seguire l’itinere della questione, fino ad avere assicurazione che le due lapidi erano già pronte e dovevano “solo” essere installate.

Con l’inizio del 2020 chiedevamo a che punto fosse l’avanzamento dei lavori e ci veniva candidamente confessato che le lapidi erano sì pronte, ma che la ditta incaricata non le aveva installate a causa di un contenzioso con il Comune.
Vana ogni nostra ripetuta insistenza.

Nel frattempo, a fine ottobre 2020, alcuni articoli su La Stampa e la Repubblica riproponevano la “scomparsa” delle due lapidi su segnalazione di un ex-consigliere regionale che supponeva (erroneamente) fossero state divelte dai black blok che avevano messo a ferro e fuoco il centro cittadino in quei giorni.
Anche a questa sollecitazione il Comune e gli uffici competenti non davano alcun seguito.

Riteniamo indegno di una città Medaglia d’Oro della Resistenza che le lapidi di due caduti nella Guerra di Liberazione giacciano inutili nei magazzini della ditta incaricata lasciando due “occhi” vuoti nelle mura che le avevano orgogliosamente ospitate per decenni.

Chiediamo quindi che il Comune, nelle persone della sua Prima Cittadina e degli organi competenti, si attivi al più presto per por fine a questa vergogna evitando che passi un altro 25 Aprile senza ricordo.

Restiamo in attesa di un Vostro riscontro.

 

Per la Sezione 1 “Eusebio Giambone”
la presidentessa Laura Marchiaro
Per la Sezione 8 “Nicola Grosa”
il presidente Raffaele Scassellati

25 Aprile a Cavoretto, significato di una celebrazione

25 APRILE 2020 A CAVORETTO… AI TEMPI DEL CORONA VIRUS

di Fiorenzo Tiberio

cavoretto

“Reverendo, che cosa fa? È una pazzia…”. Con queste parole il professor Fausto Balbis, insegnante di disegno e padre di Franco si rivolge a don Priotti, parroco di Cavoretto, sul ponte Vittorio Emanuele III°, il 10 aprile 1944…”Su, professore, andiamo… Franco è un mio parrocchiano, non potevo negargli una sepoltura cristiana”». Così gli risponde don Priotti… e la bara del “capitano Francis” può avere onorata sepoltura al cimitero di Cavoretto. Siamo ad aprile 1944, esattamente un anno prima della Liberazione… solo un episodio della lotta di liberazione nazionale che coinvolge profondamente Cavoretto? 

Cominciamo con il ricordare chi era Franco Balbis: “di anni 32. Franco Balbis (nome di battaglia Francis) ufficiale in Servizio Permanente Effettivo, nato a Torino il 16 ottobre 1911, capitano di Artiglieria in Servizio di Stato Maggiore, combattente ad Ain El Gazala, El Alamein e in Croazia, decorato di Medaglia d’Argento, di Medaglia di Bronzo e di Croce di Guerra di prima Classe dal generale Rommel. All’indomani dell’8 settembre 1943 entra nel movimento clandestino di Torino. È designato a far parte del primo Comitato Militare Regionale Piemontese con compiti organizzativi e di collegamento. Arrestato il 31 marzo 1944, da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa a una riunione del C.M.R.P. nella sacrestia di San Giovanni in Torino. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del C.M.R.P., dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Fucilato il 5 aprile 1944 al poligono nazionale del Martinetto in Torino, dal plotone di militi della G.N.R. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 Questo ci fa sapere la sua scheda redatta dall’A.N.P.I.; e per quanto riguarda l’episodio del ponte “ Vittorio Emanuele III° o  delle Molinette” impariamo che: “…Franco Balbis non aveva voluto che i suoi genitori sapessero del processo e della condanna. Il padre, il professor Fausto, insegnante di disegno, il 7 aprile si recò in questura e chiese che gli fosse restituita la salma per seppellirla nel cimitero di Cavoretto. I fascisti acconsentirono a condizione che i funerali avessero luogo senza cerimonie di sorta: «…Andai al cimitero, ebbi la bara col corpo di mio figlio Franco (riconobbi la sua scrittura sul legno bianco) e la caricai su un carro funebre. Non c’era nessuno. Arrivammo ai ponte delle Molinette, quello che adesso reca il nome di mio figlio, e lì, sbalordito, vidi venirmi incontro il parroco di Cavoretto, don Priotti, col clero in paramenti neri. Quando fummo di fronte gli dissi: “Reverendo, che cosa fa? È una pazzia…”. Lui mi rispose: “Su, professore, andiamo. Franco è un mio parrocchiano, non potevo negargli una sepoltura cristiana”». così come ci fa sapere Giuseppe Mayda a Pagina 9 del quotidiano “La Stampa”, numero 69, in data 31.03.1974. 

 Sì, certamente, questo è solo uno dei tanti episodi della lotta partigiana che coinvolge, ed a quale elevato livello, il nostro Cavoretto nel contributo glorioso alla resistenza italiana. Tanti altri episodi di resistenza “cavorettese” si potrebbero ricordare; dal veloce e organizzato “passaggio” da una casa all’altra delle armi dei partigiani prima dei rastrellamenti dei “repubblichini” alla misteriosa “sparizione”, in mai scoperti nascondigli segreti, e sempre poco prima dei rastrellamenti, di ricercati politici e non… (come mi raccontava la signora Bianca Gramaglia Re), ma ci dilungheremmo troppo …   Poi arriva il 26 aprile 1945 e Torino è liberata… subito i cavorettesi cancellano i ricordi del passato e viale Littorio, costruito nel 1928, cambia nome e diventa “viale 26 aprile” (rimarrà 26 aprile per poco tempo perché quando il governo italiano decise di stabilire come data ufficiale della liberazione nazionale il 25 aprile, viale 26 aprile fu retrodatato di un giorno; furono smontate le nuove targhe “26” e sostituita con le nuovissime “XXV aprile”, guarda caso di nuovo in caratteri romani!

La celebrazione della “liberazione” a Cavoretto ha sempre avuto, sin dai primi anni del dopoguerra, ampio coinvolgimento e a dimostrazione basta osservare questa fotografia “storica” , fotografia postata da Laura Artuffo su f.b. nel 2018. Ecco la didascalia: in piedi sul camion il papà di Laura, la targa del camion dovrebbe essere del 1943/44; e la corona al monumento ai caduti fa sicuramente pensare ad un 25 aprile…tra il 1948 e il 50.  Poi, osservando con attenzione il cartello di destra in basso, si intravvede e malamente si riesce a leggere «….ni di .avoretto» …A me viene spontaneo di pensare che la dicitura completa sia proprio “Partigiani di Cavoretto”! e qualcuno indossa pure il cappello alpino!

“Partigiani di Cavoretto”… proprio così!  In piazza Freguglia , nei primissimi anni del dopoguerra, è stata posata, dall’ A.N.P.I., una piccola lapide a ricordo e Carlo Bassi ci fa sapere che “ Come tutti gli anni, in occasione del 25 aprile in piazza Freguglia, dove è posta l ‘unica lapide della ex circoscrizione 8 (San Salvario Borgo Po Cavoretto ) si svolge la cerimonia ufficiale in ricordo dei  partigiani caduti o in combattimento o per rappresaglia nella guerra di liberazione . Su questa lapide non ci sono solo dei nomi ma dei partigiani che eroicamente hanno donato la loro vita per costruire una Italia migliore”… otto nomi sono incisi nel marmo, otto vite ed otto storie :  BALBIS FRANCO,  di anni 33, CHICCO GIORGIO di anni 21, CESAN ARMANDO di anni 23, RISTA GIACINTO di anni 36, RUSCONI CARLO di anni 24, UBERTI DESIDERATO di anni 19, BERTOLINA ANNIBALE di anni 36, CAVALLERO EMILIO di anni 22.  Del capitano Balbis abbiamo già raccontato la sua gloriosa esperienza umana, ma è importante e doveroso conoscere, anche se brevemente, le  storie  di qualche altro caduto,  proprio così come ce le ripropone Carlo Bassi in una sua diligente ricerca: “…

CHICCO GIORGIO  (episodio di Sant’Antonino di Susa 13 05 1944). Durante un rastrellamento che coinvolge le aree Cumiana, valli di Susa , Chisone, Germanasca, Sangone e Troncea, condotta da reggimenti tedeschi di polizia SS e gli italiani con gli arditi del Battaglione Guardie Confinarie e 50 legionari del gruppo Leonessa che in totale porta a circa 1500 gli uomini impegnati vengono uccisi ,tra combattimenti ed eccidi , oltre 100 partigiani e 18 civili. Durante queste operazioni di rastrellamento un battaglione di SS italiane acquartierato a Sant’Antonino di Susa cattura 27 persone e la mattina del 13 maggio ne fucilano 17 tra cui Chicco Giorgio. Gli altri 10 vengono deportati in Germania.

CESAN ARMANDO (episodio frazione Chiamperotto, comune di Ceres 3 07 1944). Dopo l’ 8 settembre del 43 lasciava l’esercito regolare e passava alle formazioni partigiane e nel tentativo di fermare una colonna corrazzata ,portando a distanza ravvicinata un pezzo di artiglieria   privo del congegno di puntamento da contrastarla con tiro alzo zero ,veniva colpito ancora avvinto al suo pezzo .Durante la missione Orange Gobi (probabilmente la prima missione italo americana paracadutata) nella zona di Torre Pellice, nella casa dei fratelli Cesan, venne portata una radio, che, nascosta in un alveare, non fu mai trovata dai tedeschi  nonostante i radiogoniometri  .Quella radio fu utilissima per le staffette con Torino e per fare arrivare i primi lanci di materiale bellico .  Armando Cesan fu insignito con medaglia di bronzo al valor militare il 31 12 1947 con decreto della Presidenza della Repubblica.

RISTA GIACINTO (episodio di Arè, Courgnè 14 12 1944). Nella frazione Gatto di San Martino (Canavese) su delazione il 10 dicembre 1944 viene catturato dopo l’uccisione delle 2 sentinelle, un distaccamento partigiano composto da 28 persone. Dopo essere stati torturati per diversi giorni, il 14 nel tardo pomeriggio, 7 vengono prelevati per essere fucilati da un plotone composto da russi, ma comandato da un tedesco. Il giorno 19 ad Arè ne vengono fucilati altri 5, tra cui Rista , e gli altri vengono deportati in Germania da dove solo due faranno ritorno.

RUSCONI CARLO (episodio di Carmagnola 5 02 1945). A seguito di una incursione su una camionetta tedesca e del ferimento di un caporalmaggiore, che morirà in ospedale, viene fatto dai tedeschi un rastrellamento prelevando 30 ostaggi, alcuni lasciati a Carmagnola e altri portati a Racconigi.  Il 5 febbraio, in presenza degli abitanti, al foro Boario un plotone tedesco fucila 4 ostaggi, tra cui Rusconi Carlo, dopo averli prelevati dal carcere delle Nuove.

CAVALLERO EMILIO SAIB (episodio di Caluso 8 04 1944). A seguito dell’uccisione di alcuni fascisti sulla strada di san Giusto Canavese, il comando tedesco ordina una rappresaglia e il 7 aprile dalle carceri Nuove vengono prelevati 18 partigiani, due dei quali riescono a fuggire. Gli altri, obbligando la popolazione ad assistere, vengono fucilati nella piazza dagli italiani del   XI battaglione Milizia Armata. I morti furono 15 poiché Oscar Borca, già scampato all’eccidio di Pian del Lot, resta illeso sepolto sotto i cadaveri dei compagni. 

BERTOLINA ANNIBALE (episodio di Bolzano 3 05 1945). Con e il ripiegamento delle armate tedesche verso la Germania Bolzano aveva cominciato a raccogliere  gli stati maggiori dell’esercito protetti da una presenza militare ragguardevole , circa 70 mila uomini , che potenzialmente era in grado di organizzare l’ultima disperata difesa nazista in Italia .I l riorganizzatore del Comitato di Liberazione Provinciale, che in seguito diventerà il primo prefetto della provincia, Bruno De Angeli ha l’incarico di trattare con il comando germanico la resa e la consegna della provincia nelle mani del CLN cercando così di impedire che i tedeschi , sobillati dai circoli filo nazisti sudtirolesi potessero scatenare un massacro dei cittadini di lingua italiana per poi avanzare pretese nazionalistiche. La presenza in Alto Adige di una forte comunità di lingua tedesca cominciava ad essere percepita come un problema. E’ per cercare di dare una dimostrazione di italianità dei territori altoatesini che il CLN indice un corteo di italiani il 30 aprile a Merano. Le SS lo accolsero a fucilate e sul terreno rimasero 9 morti e 11 feriti. Il 2 maggio a Lasa 9 operai furono fucilati da un reparto germanico, il 3 maggio a Bolzano scoppiarono scontri a fuoco tra reparti tedeschi e la divisione partigiana Alto Adige che provocarono 41 morti, tra cui Bertolina Annibale, e 35 feriti. Durante questi combattimenti il comando tedesco firmava il documento in base al quale Bruno De Angelis assumeva l’amministrazione della provincia in nome del governo italiano: il primo passo per il mantenimento del Brennero all’ Italia …”

Ai tempi del “corona virus” nella giornata del 25 aprile 2020 non potrà esserci nessuno a commemorare in piazza Freguglia, ma la memoria rimane!  L’A.N.P.I., gli Alpini, il Centro d’Incontro e tutte le realtà sociali di Cavoretto non mancheranno, (nei modi e con le dovute precauzioni dettate dalle vigenti normative di sicurezza sociale atte a combattere l’Ortocoronavirinae”, il perfido Covid 19), di far deporre ai piedi del monumento ai caduti di Cavoretto una corona d’alloro. Sarà sicuramente una commemorazione solitaria però i cavorettesi non dimenticano e sanno che ci sono tanti modi per partecipare, anche se non fisicamente, a questa giornata: ricordare i loro caduti della libertà, i cambiamenti “toponomastici” e le passate “sfilate” partigiane sono, anche questi, modi per “esserci” soprattutto nel 2020!  Il leggere poi queste righe spero aiuti a ricordare che Cavoretto, 75 anni dopo, non dimentica proprio e crede ancora fermamente nel 25 aprile affinché continui a rimanere, mai come oggi, importante momento unitario e patriottico.  Viva l’Italia libera! Onore a tutti coloro che hanno sacrificato l’esistenza e immolato la propria vita per la libertà (libertà, non dimentichiamolo, di cui noi tutti oggi beneficiamo) e monito a tutti per non ricadere e ripetere gli errori del passato! 

 

A passo di Resistenza 2013

Nel corso dell’iniziativa “Un tweet per Resistere”, la cronaca la potete leggere su Ottoinforma,  con le studentesse e gli studenti di alcune scuole della nostra circoscrizione è stato presentato, dal nostro presidente Raffaele Scassellati, il programma e gli eventi che caratterizzeranno “A passo di Resistenza 2013”. Programma che potete leggere di seguito o scaricare qui e che vi preghiamo di condividere diffondendo questo post.

Resistenza2013_Manifesto-1

Un tweet per resistere

Martedì 9 aprile, alle ore 9,15, nell’Aula Magna del Liceo Alfieri si terrà la conferenza “Un tweet per Resistere”. Mimmo Candito (grande inviato de La Stampa e docente universitario) parlerà e risponderà ai tweet ricevuti in tempo reale e a quelli inviati in questi giorni sul blog http://anpi8.wordpress.com dai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori della Circoscrizione 8: 140 caratteri per dire che cosa significa oggi per loro resistere nella vita, nei sentimenti, nello studio, ecc.
E’ il primo evento di tutta una serie di manifestazioni e cerimonie che l’ANPI Circ.8 Nicola Grosa organizzerà in aprile, che culmineranno nella giornata di domenica 21 con la seconda edizione di “A passo di Resistenza”.

Vi invito a partecipare: illustreremo il programma del mese e i tweet, commentati da Candito e dai ragazzi, offriranno una visione di come Resistenza, intesa anche come Resilienza (ovvero la capacità di adattarsi e resistere alle situazioni), sia un concetto quanto mai attuale.

Ringraziamo il Preside e i docenti del liceo Alfieri per l’ospitalità e la partecipazione.

I tweet si inviano a @AnpiOtto inserendo anche #res8