“Un partigiano vero lo vorremmo incontrare”

Qualche settimana fa siamo stati contattati dall’associazione “Mondi in città” che nell’ambito del progetto “TORINO LA MIA CITTA’” accompagna delle donne immigrate al conseguimento della licenza media.  In questo ultimo anno hanno narrato la lotta partigiana raccontando come la Resistenza ha permesso al nostro paese di liberarsi dal giogo nazifascista e di diventare una nazione democratica.

Le iscritte hanno anche visitato il Museo diffuso delle Resistenza e si sono commosse e appassionate di questa parte importantissima della nostra storia tanto da chiedere alle loro insegnanti, che hanno girato a noi la richiesta, di poter incontrare un “partigiano vero”.

E noi, grazie al nostro presidente provinciale Nino Boeti, un partigiano vero glielo abbiamo portato: Sante Bajardi.

E’ stato emozionante constatare con quale partecipazione anche emotiva le “allieve” ascoltavano il “maestro” Bajardi. E Sante è stato bravissimo a raccontare il suo percorso di studi che lo ha reso uomo libero.
Il giovanissimo Sante Bajardi che di giorno lavorava, di sera studiava e tra lavoro e studio trovava il tempo per liberare anche tutti noi e ridarci dignità. 

Noi ringraziamo Mondi in città per per averci regalato questa bella mattinata.

Quando volete noi ci saremo.

“Credere ancora in un futuro migliore!” Grazie Sante Bajardi

“Un paese che accoglie…” Grazie Nino Boeti

 

Manifesti e locandine

La giornata dell’ambiente e la Costituzione

Oggi, 5 giugno, è la giornata mondiale dell’ambiente. Nei mesi scorsi è stata approvata dal parlamento la modifica costituzionale che prevede maggiore tutela all’ambiente che ci circonda e di cui siamo parte.

La Costituzione è ancora più bella. Noi ci auguriamo che ciò che sancisce diventi realtà. 

Essere ANPI vuol dire memoria, vuole dire anche fare in modo che la Costituzione, risultato concreto della lotta partigiana, diventi realmente compiuta. 

Articolo 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Articolo 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

Una festa bellissima

Una bellissima festa della Repubblica e del tesseramento ha coronato il primo semestre di iniziative della nostra sezione. 

E’ stata una bella giornata, partecipata, serena e aperta a tutti.

Siamo stati accompagnati dalla musica del Trio Marilì che ha fatto cantare e ballare tutti. Bimbi compresi. Evviva!
Allora grazie e a presto ad Abou Samb (Senegal), Eddy (Martinica) e Amarilli (Italia). 

Seguite e “assaggiateli” sul canale YouTube di Amarilli Varesio . 

Una bellissima festa che ha avuto l’onore e il piacere di avere un ospite speciale: Sante Bajardi.
Il partigiano Sante è tornato in un luogo che lo ha visto protagonista da giovane partigiano e tra i fondatori del circolo Garibaldi.

Ecco il messaggio di questo splendido ragazzo di 96 anni. (Clicca sul video)

 

Ringraziamo davvero tutti e tutte per aver partecipato ed un grazie particolare a Casa Garibaldi per averci ospitati. Torneremo presto!

Torneremo per molte altre iniziative, torneremo quando sarà posta la targa che ricorda la storia del circolo Garibaldi, torneremo se il Comune deciderà di accogliere la nostra richiesta di intitolare l’area pedonale a Gino Strada.

Intanto continuiamo a lavorare sui progetti in corso, sulle iniziative che possiamo realizzare con la partecipazione e il contributo di voi tutti, sulle idee per il futuro che nascono anche da momenti di festa come questo.

Grazie di cuore!

 

La Grosa in trasferta

Ieri mattina, su invito della sezione A.N.P.I. di Chieri, abbiamo partecipato alla posa del QrCode accanto alla targa dedicata a Domenico Folis nella scuola a lui intitolata a Pino Torinese.
Eravamo stati contattati per avere ragguagli su come realizzare i QrCode (che ormai sono presenti su quasi metà delle lapidi torinesi e stanno rapidamente crescendo) e, ben volentieri, abbiamo collaborato alla realizzazione.

Ieri, con una celebrazione vivace e commovente, una marea di bambini delle scuole di Pino Torinese e un bel numero di adulti di tutte le età assistevano alla presentazione del libro a fumetti sulla storia di Domenico Folis, giovane partigiano e alpino caduto nella Guerra di Liberazione, ideato per interessare anche il pubblico dei più piccoli alle vicende che hanno attraversato l’Italia in quegli anni apparentemente lontani..
Una bravissima maestra e una attenta dirigente scolastica, supportate da una ricettiva amministrazione locale, sono riuscite nell’intento, regalando il libro a tutti i bambini dalla terza elementare alla terza media.
Con la presidente dell’Anpi di Chieri abbiamo poi applicato (anzi, lo hanno attaccato due bimbi!) il QrCode accanto alla targa commemorativa all’ingresso della scuola.

Dialogo e collaborazione tra sezioni, coinvolgimento diretto di scuole e realtà sociali locali, presenza attiva delle istituzioni: questa è la ricetta che da sempre noi proponiamo per la buona riuscita delle iniziative sul territorio.

E questo è l’esempio che funziona.

Carlo Smuraglia

Ci ha lasciati Carlo Smuraglia, già presidente dell’ANPI e ora presidente emerito. Ci ha lasciati un partigiano, un difensore della Costituzione. Una bella persona. Dalla schiena dritta. Noi lo ricordiamo in moschea a Torino, in via Saluzzo, quando partecipò alla consegna della Costituzione in arabo. E’ un compito maledettamente complicato raccogliere il testimone di persone come Carlo Smuraglia. 

Grazie di tutto Presidente!

Trenta volte… 30 anni dalla strage di Capaci

Il 23 maggio 2022 saranno trascorsi 30 anni dalla strage di Capaci, uno degli episodi più drammatici e complessi del periodo dello stragismo di mafia, gli anni del tritolo che tra il 1992 e il 1993 devastarono la Sicilia e l’Italia intera.
Il pomeriggio del 23 maggio si stava votando l’elezione del Presidente della Repubblica.
Lo Stato era, in quel momento così terribile, senza un Presidente.
Quel vuoto, combinato alle lungaggini dell’elezione, fu espresso con parole secche la mattina del 24 maggio da Norberto Bobbio sulle pagine de La Stampa:
“L’unica cosa che mi sento di dire ora è che i mille grandi elettori (i quali in realtà dimostrano di non essere tanto grandi ma piccoli, con le tergiversazioni di questi giorni) devono decidersi. Quando la Patria è in pericolo bisogna saper fare le scelte necessarie. E veramente la Patria è in pericolo, in un momento in cui mancano un Presidente della Repubblica e un governo in grado di governare, mentre la mafia colpisce quando vuole e dove vuole”
.
Le pagine dei giornali, non solo quelle de La Stampa, furono piene per giorni di parole, scenari, fotografie tremende della strage di Capaci.
Ma non è a pagina 1, a pagina 2 né a pagina 3 che bisogna fermarsi:
è a pagina 5 che bisogna andare.
Qui è pubblicato il “Testamento di Falcone”, un lungo discorso, un fuori fuoco di un giudice e di un uomo che parla della sua dimensione professionale e della sua esistenza, con acuta e perforante certezza che la sua fine sia vicina e che qualsiasi cosa possa essere fatta per lui, di certo non lo salverà.
È alle sue parole che noi oggi ci affidiamo, consapevoli della fallibilità del nostro sistema di leggi (che pur esiste dove altrove non accade), feriti dal conto degli anni che si contano dalla sua morte e – ma questo Falcone non lo può sapere – da quella successiva di Paolo Borsellino 57 giorni dopo.

Eccole:

Il mio conto con cosa nostra resta aperto.
Lo salderò con la mia morte, naturale o meno. 
Tommaso Buscetta, quando iniziò a collaborare, mi aveva messo in guardia. Mi disse: “Prima cercheranno di uccidere me, ma poi verrà il tuo turno, fino a quando ci riusciranno…”.
Certo, il pensiero della morte mi accompagna ovunque, ma come dice Montaigne, diventa presto una seconda natura.
Si sta sul chi vive, si calcola, si osserva, ci si organizza, si evitano le abitudini ripetitive, si sta lontano dagli assembramenti e da qualsiasi situazione che non possa essere tenuta sotto controllo.
Ma si acquista anche una buona dose di fatalismo: in fondo si muore per tanti motivi, un incidente stradale, un aereo che esplode in volo, un’overdose, il cancro e anche per nessuna ragione particolare…
Come colpisce la mafia? Ognuno è stato colpito nell’attimo della giornata e nel luogo in cui appariva più vulnerabile. Solo condizioni strategiche e tecniche determinano il tipo di omicidio e il tipo di arma da impiegare. Con una persona che si sposta con l’auto blindata è gioco forza ricorrere a metodi spettacolari…
Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. 
Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
Cosa nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all’Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli 50 candelotti di esplosivo.
La mafia è razionale, vuole ridurre al minimo gli omicidi. Se la minaccia non raggiunge il segno, passa a coinvolgere intellettuali, uomini politici, parlamentari, inducendoli a sollevare dubbi sulle attività di un poliziotto o di un magistrato ficcanaso o esercitando pressioni dirette a ridurre il personaggio scomodo al silenzio.
Alla fine ricorre all’attentato.
Il passaggio all’azione è generalmente coronato da successo, dato che cosa nostra sa far bene il suo mestiere. Tra i rari attentati falliti voglio ricordare quello organizzato contro di me nel giugno ’89. Gli uomini della mafia hanno commesso un grosso errore, rinunciando alla abituale precisione e accuratezza, pur di rendere spettacolare l’attacco contro lo Stato…
La lupara sta passando ormai di moda. Il famoso fucile a canne mozze, che una volta firmava i delitti mafiosi, quest’arma artigianale di inconfondibile carattere contadino, è sempre meno adatta alle esigenze della mafia moderna.
Oggi si preferiscono generalmente le armi a canna corta, la calibro 38 e la 357 magnum a proiettili dirompenti. Per gli attentati più complessi e difficili vanno bene le armi a canna lunga di fabbricazione straniera.
Per non parlare degli esplosivi utilizzati non solo a casa mia, ma anche nel 1983, per l’assassinio del giudice Rocco Chinnici, spazzato via dallo scoppio telecomandato di un’auto imbottita di tritolo. Rimaniamo a questo delitto.
È stato scritto: “Essi hanno voluto sopprimerlo alla libanese per gettare Palermo nel terrore”. 
In realtà essi l’hanno ucciso nel solo modo possibile, causando 5 morti e distruggendo una decina di automobili perché Chinnici era molto prudente e attento in tema di sicurezza personale. 
Impariamo a riflettere in modo sereno e laico sui metodi di cosa nostra: prima di sferrare l’attacco compie sempre uno studio serio e approfondito. Per questo è molto difficile prendere un mafioso con le mani nel sacco. Si contano sulle dita di una mano quelli arrestati in flagranza di reato: Agostino Badalamenti sorpreso con la pistola in pugno e che riuscì a farsi passare per matto…
Nell’organizzazione di cosa nostra violenze e crudeltà non sono mai gratuite, ma rappresentano sempre l’extrema ratio, l’ultima via d’uscita quando tutte le altre forme di intimidazione sono inefficaci o quando la gravità di uno sgarro è tale da meritare solo la morte…
Per gli uomini d’onore quel che conta è il coraggio dimostrato dall’omicida, la sua professionalità.
Quanto più cruenta, spietata, crudele l’esecuzione appare ai nostri occhi di semplici cittadini, tanto più fiero può andarne l’uomo d’onore e tanto più esaltato sarà il suo valore all’interno dell’organizzazione.
Cosa nostra si fonda sulla regola dell’obbedienza. Chi sa obbedire, eseguendo gli ordini con il minimo di costi, ha la carriera assicurata.
Devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni.
Nell’atmosfera di quel tempo respiravo anche una cultura istituzionale che negava l’esistenza della mafia e respingeva quanto vi faceva riferimento.
Cercare di dare un nome al malessere sociale siciliano equivaleva ad arrendersi agli attacchi del Nord…
Quando è capitato il primo pentito ,avevamo alle spalle un lavoro enorme. Ma prima di lui, prima di Tommaso Buscetta, non avevo che ho un’idea superficiale del fenomeno mafioso. 
Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerosissime conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di cosa nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia del fenomeno. 
È stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti…

Oltre ad avermi insegnato una lingua, Buscetta mi ha posto di fronte ad un problema decisivo. Mi ha fatto comprendere che lo stato non è ancora all’altezza di fronteggiare un simile fenomeno. Mi ha detto: “non credo che lo Stato Italiano abbia veramente l’intenzione di combattere la mafia”. E poi: “dopo questo interrogatorio lei diventerà una celebrità. Ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. È con me faranno lo stesso punto non dimentichi che il conto aperto con cosa nostra non si chiuderà mai”.

Giovanni Falcone, pubblicato su La Stampa, 24 Maggio 1992.

 

Festa della Repubblica e giornata del tesseramento

Rieccoci. Rieccoci dopo un bellissimo 25 Aprile.

Rieccoci con la festa della RepubblicaRieccoci con la festa del tesseramento all’ANPI.

Festeggiamo la Repubblica nata dalla Resistenza con un concerto e un aperitivo da condividere insieme. Lo faremo in compagnia della musica del Trio Marilì a Casa Garibaldi. 

Vi aspettiamo per condividere nuove iniziative in programma e ascoltare suggerimenti e proposte.

Nella locandina tutte le informazioni.

E’ stato un bellissimo 25 Aprile

E’ stato un 25 Aprile bello, intenso, lungo, partecipato e soprattutto apprezzato. Siamo contenti e soddisfatti. 

E’ stato un lavoro collettivo dove abbiamo cercato di coinvolgere più realtà dei nostri quartieri: la Casa del Quartiere, la Biblioteca Ginzburg, l’ASAI, il Baretti, la Borgo Po, il gruppo Alpini – la bocciofila e la parrocchia di Cavoretto, Pentesilea, i cimiteri generali, lo SPI CGIL di San Salvario. Con le istituzioni: la Circoscrizione otto, l’assessorato al verde pubblico (l’assessore Tresso), l’assessorato ai vigili urbani (l’assessora Pentenero). Grazie all’ANPI provinciale e al suo presidente Nino Boeti.

E se dimentichiamo qualcuno scusateci.

Dedicando il 25 Aprile abbiamo ricevuto la preziosa collaborazione  del Centro Studi Beppe Fenoglio. 

Un grazie sentito e di cuore a Manuela Marascio per il bellissimo reading teatrale su Beppe Fenoglio, “Sei tutto lo splendore”, che è stato molto apprezzato: la chicca culturale del nostro programma.

Grazie a Roberto Albertini per aver proposto la mostra del suo lavoro “Il tram, cronaca di una giornata sotto le bombe”.

Grazie a Gigi Padovani per aver dato evidenza del nostro lavoro nel suo libro “La liberazione di Torino”.

Grazie alla banda dei vigili urbani di Torino che sono andati oltre i tre pezzi concordati e coinvolti dall’atmosfera hanno improvvisato un piccolo concerto. Bello, davvero.

Grazie a chi ha rinnovato la tessera e ai nuovi tesserati, grazie a chi non ha ancora rinnovato e che lo farà.

Grazie a chi si è prestato al nostro gioco fotografico “io sono resistente”. Vi aspettiamo, il “gioco” continua.

E grazie a chi si è speso, il comitato della nostra sezione in primis.

Insomma, ne è valsa la pena. Evviva!

Ps: noi non ci fermiamo, vi aspettiamo il 20 di maggio ad ascoltare una storia bella. Leggete qui.