La lettera dell’ASAI
L’associazione ASAI ha scritto e pubblicato una bella e significativa lettera alle istituzioni.
Una lettera scritta dopo i fatti del Liceo Einstein.
La pubblichiamo volentieri per intero e anche con le icone che hanno utilizzato per non tralasciare niente.
La pubblichiamo non solo per la collaborazione che ci vede insieme da anni, ma per le questioni che affronta con preoccupazione e passione che condividiamo.
Chiude così lettera:
Una società che ha paura dell’espressione dei suoi giovani è una società che ha smesso di crescere.
Vogliamo continuare a crescere insieme, con i ragazzi e le ragazze davvero al centro.
Sì, al centro.
ASAI sa che per noi della Grosa quelle ragazze e quei ragazzi hanno porte e braccia aperte.
Lettera aperta alle Istituzioni dopo i fatti del Liceo Einstein
Come associazione che da trent’anni lavora con e per gli adolescenti, sentiamo il dovere di interrogarci in merito ai fatti di lunedì 27 ottobre che hanno coinvolto gli studenti e le studentesse del Liceo Einstein.
Lo facciamo con alcune riflessioni che condividiamo pubblicamente con il Sindaco di Torino, l’Assessorato alle Periferie e progetti di rigenerazione urbana, politiche educative e giovanili, materie relative all’Istruzione, l’Assessorato alla Legalità e sicurezza, e con i cittadini e le cittadine.
Come la Città risponde a un episodio che coinvolge studenti e Forze dell’ordine racconta molto del rapporto che sta costruendo con i giovani e la comunità.
In particolare ci stanno a cuore alcune domande.
Che cosa intende la Città quando parla di protagonismo giovanile?
Noi adulti parliamo spesso di voler favorire il protagonismo giovanile e ci preoccupiamo del ritiro sociale degli adolescenti che a volte ci appaiono “passivi” o “fragili”.
Eppure, quando scendono in piazza o prendono posizione in altre forme, sminuiamo le loro azioni e temiamo la loro voce.
Spesso promuoviamo un protagonismo di facciata: qualche giovane viene messo per un momento al centro della scena a interpretare un copione scritto da altri.
Siamo pronti a fare spazio alle nuove generazioni?
In che modo?
Ci interessa davvero l’espressione giovanile?
Intendiamo tutelarla o reprimerla?
A volte come adulti ascoltiamo poco, spesso con sufficienza, e non creiamo spazi in cui i ragazzi e le ragazze possano dire ciò che pensano a interlocutori interessati e disponibili a interventi nei territori basati su bisogni reali.
In alcune situazioni, la voce dei ragazzi sembra essere un problema da contenere o reprimere, anziché una risorsa da valorizzare.
Che società è quella che risponde con il manganello al posto dell’ascolto?
L’Amministrazione comunale che cosa pensa della repressione violenta nei confronti di studenti che prendono posizione di fronte a intimidazioni e provocazioni?
E come è possibile che volantinaggi politici vengano scortati e tutelati dalle Forze dell’ordine?
Che modello di scuola vogliamo sostenere?
Quale scuola stiamo costruendo?
Un luogo aperto al confronto o un posto in cui l’apprendimento è separato dalle questioni reali che attraversano la vita dei ragazzi – identità, affettività, impegno civile, fragilità, disuguaglianze?
Ci sta a cuore la capacità dei giovani di agire e di essere indipendenti nel pensiero e nelle scelte, o preferiamo un’omologazione verso la passività e la non partecipazione?
I valori della democrazia e dell’antifascismo sono ancora fondanti per Torino, medaglia d’oro della Resistenza?
Osserviamo con preoccupazione comportamenti che si collocano sempre più spesso in un’area grigia, vicina alla legittimazione dell’odio e della prepotenza.
Ci sono narrazioni costruite ad hoc, come quella sulla “cultura maranza”, che stigmatizzano i ragazzi e le ragazze più giovani, gli abitanti delle periferie, le famiglie con un vissuto migratorio.
Invece di approfondire le reali questioni sociali, distorcono i problemi per cercare un nemico pubblico.
Ci arrendiamo a una società che costruisce muri e alimenta paure?
Oppure promuoviamo una comunità basata sulla convivenza, il confronto e la fiducia reciproca?
Con questa lettera aperta, chiediamo alla Città delle prese di posizione chiare.
Al contempo auspichiamo un confronto reale, continuativo e reciproco tra giovani e Istituzioni, che favorisca la partecipazione concreta delle nuove generazioni, con benefici per l’intera comunità.
Una società che ha paura dell’espressione dei suoi giovani è una società che ha smesso di crescere.
Vogliamo continuare a crescere insieme, con i ragazzi e le ragazze davvero al centro.
Associazione ASAI








