Il murale di Hector “Mono” Carrasco

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

L’idea del murale nasce da una richiesta dell’associazione dei cileni in Italia “El Caleuche”1 che ci ha chiesto di collaborare alla sua realizzazione grazie
alla disponibilità dell’artista cileno Hector “Mono” Carrasco2.

Il murale è un omaggio alla poetessa Gabriela Mistral3, primo premio nobel ispano-americana, al partigiano Nicola Grosa4 cui è dedicata la nostra sezione, alla multiculturalità del quartiere San Salvario.

Invece del fucile il partigiano ha dei garofani, un omaggio al simbolo della  rivoluzione portoghese che nel 1974 pose fine alla dittatura in Portogallo. Qui potete leggere la storia dei garofani rossi: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.
Sono inoltre presenti simboli della natura cilena, come l’albero di araucaria e, soprattutto, le rose di Atacama, fiori che sbocciano nel deserto appena cadono poche gocce d’acqua, rendendo la desolazione un trionfo della vita e del colore: simbolo di rinascita e di speranza. 

La realizzazione del murale, su precisa richiesta dell’autore, che non ha voluto alcun compenso, è stata compiuta in forma partecipata con il coinvolgimento dei ragazzi e degli animatori che frequentano Casa Garibaldi5, sui cui muri è stato dipinto, e della comunità cilena oltre a iscritti della nostra sezione.

L’opera, che ha ottenuto il patrocinio della circoscrizione Otto, vuole anche contribuire alla riqualificazione della zona Parri dove ha sede Casa Garibaldi.

 

1. Il Caleuche, la barca fantasma dell’isola di Chiloé

La leggenda del Caleuche narra di una barca fantasma carica di streghe che solca le acque del Pacifico del Sud apparendo con una certa frequenza durante la notte lungo la costa.

Nei periodi di bassa marea, attraverso la nebbia che sovrasta l’oceano, è possibile distinguere l’incedere dell’imbarcazione illuminata che procede al ritmo della musica, come se fosse in corso una festa. Il mito vuole che chi si trovi ad assistere allo spettacolo assuma le sembianze di foche e leoni marini o, nei casi peggiori, venga portato via dal Caleuche.

2. Hector Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nome clandestino e provvisorio, cui vero nome è Héctor Carrasco, (Santiago del Cile, 1954), grafico, muralista, promotore culturale, fondatore della Brigada Ramona Parra (gruppo muralista cileno), vive e lavora in Italia dal 1974, anno in cui è arrivato dal suo paese come rifugiato politico, dopo l’avvento della dittatura di Augusto Pinochet. Nel 1971 in un quartiere popolare di Santiago dipinge, con il famoso artista Roberto Sebastian Matta, un’importante opera murale, coperta più volte negli anni dalla dittatura, oggi restaurata e resa Patrimonio Culturale del paese. 

In Italia e in Europa dipinge centinaia di murales: nelle piazze, sui muri delle città, nei teatri, nelle scuole e nelle palestre di grandi e piccoli paesi.
Ha creato numerosi gruppi di pittura collettiva con i giovani, in diverse città, realizzando opere che oggi rimangono come testimonianza visiva del suo percorso nell’arte popolare collettiva della pittura murale.

Operatore culturale, curatore di mostre tematiche e realizzatore di progetti per grandi eventi come fiere di settore e mostre multimediali, nel Luglio del 2004 l’Ambasciata del Cile a Roma gli conferisce la Medaglia Pablo Neruda, onorificenza governativa promossa dalla Fundación Pablo Neruda.

Rappresentante in Italia del gruppo musicale Inti Illimani Histórico.

Libri pubblicati: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milano, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milano; Inti Illimani, Storia e mito, Ricordi di un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Tratto dal sito dal sito https://muralescarrasco.com dove trovate altre info

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 aprile 1889 – New York, 10 gennaio 1957

Gabriela Mistral, pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; è stata una poetessa, educatrice e femminista cilena.
Fu la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1945.
I temi centrali delle sue opere sono l’amore, l’affetto per la madre, le proprie memorie dolorose, la tristezza e la guarigione.

Gabriela Mistral nasce a Vicuña, dove prosegue la sua formazione scolastica fino alle secondarie. Suo padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abbandona la famiglia quando la Mistral ha appena tre anni. A quattordici, è già in grado di sostenere finanziariamente sia se stessa che sua madre, Petronila Alcayaga, lavorando come aiuto-insegnante. Grande sarà sempre l’affetto tra lei e la sua genitrice, tant’è che alla morte di quest’ultima, nel 1929, Gabriela arriverà a dedicarle la prima sezione del suo libro Tala.

Nel 1904 pubblica alcuni tra i suoi primi poemi, come ad esempio Ensoñaciones, Carta Íntima e Junto al Mar, nel locale giornale El Coquimbo de La Serena, usando vari pseudonimi.

Nel 1906, proprio mentre lavora come insegnante, incontra Romeo Ureta, un lavoratore delle ferrovie, che però si suiciderà nel 1909.
La presenza del dolore nella poetica della Mistral, già ampiamente dedicata al tema della morte, giungerà, a causa di tale evento, ad assumere una consistenza ben maggiore di quella di qualsiasi altro suo predecessore all’interno della poesia Latinoamericana. Altra influenza prepotente è quella dovuta al modo estremamente appassionato con il quale, sempre, la Mistral porterà avanti le proprie amicizie, tanto maschili che femminili.

I primi segni del successo coincidono con il dicembre del 1914, allorquando viene insignita del primo premio in una competizione letteraria nazionale, denominata Juegos Florales svoltasi a Santiago, per la composizione Sonetos de la Muerte. Da quel momento in avanti, adotterà sempre lo pseudonimo di Gabriela Mistral in pressoché tutti i suoi scritti.
La spiegazione di questo suo pseudonimo risiede nell’unione dei nomi dei suoi due poeti preferiti: Gabriele d’Annunzio e Frédéric Mistral.

Nel 1922 viene invitata in Messico dal locale Ministro dell’Educazione, come parte di un piano di riforma scolastica e libraria con l’intento di far decollare l’istruzione di quel Paese.

Pubblica Desolación, e con esso arriva anche la fama internazionale. Un anno più tardi giunge Lecturas para Mujeres, testo in prosa e versi dedicato all’esaltazione dei temi della materità, della cura dell’infanzia, e del nazionalismo.

Tornata in Cile, le viene conferito il titolo accademico di Professore di lingua spagnola presso l’Universidad de Chile.

La sua statura internazionale le fa compiere un giro di letture, dapprima negli Stati Uniti d’America, e poi in Europa, nel 1924, continente, quest’ultimo, che visita per la prima volta, ma con il quale stabilisce da subito un legame potente, tanto da pubblicare a Madrid il suo nuovo volume, Ternura, una collezione di composizioni scritta principalmente per i bambini, ma che spesso si concentra sul corpo femminile.

L’anno successivo, fa ritorno in America Latina, con visite in Brasile, Uruguay, e Argentina. Finalmente in Cile, le viene riconosciuta una pensione, ed abbandona l’insegnamento.

Tra il 1925 ed il 1934, vive in Francia e Italia. Durante questi anni lavora per la League for Intellectual Co-operation della Società delle Nazioni. Tiene lezioni anche presso il Barnard College della Columbia University, nonché presso il Vassar College e la University of Puerto Rico.

Al pari di molti artisti ed intellettuali dell’America del Sud, la Mistral diviene anche console del Cile, dal 1932 fino alla sua morte, svolgendo tale compito nelle città di Napoli in Italia, Madrid in Spagna, Petrópolis in Grecia, Nizza in Francia, Lisbona in Portogallo, Los Angeles e Santa Barbara negli Stati Uniti, Veracruz in Messico, Rapallo e Napoli, nuovamente in Italia e, per finire, New York. Pubblica centinaia di articoli in periodici e giornali di pressoché tutti i Paesi di lingua Spagnola.

Nel 1938, a Buenos Aires, grazie all’aiuto dell’amica di lunga data e corrispondente Victoria Ocampo, una nuova opera, Tala, fa la sua comparsa. I ricavi delle vendite vengono devoluti ai bimbi resi orfani dalla Guerra Civile Spagnola.
Questo volume include vari poemi che esaltano gli usi ed il folklore del Sud America e dell’Europa mediterranea. La Mistral riesce a fondere in maniera unica questi due temi, cosa che ci fornisce una chiave sul perché ci si riferisca talora a lei con la locuzione ‘india vasca,’ ossia ‘india basca’. 

Da https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nato nel 1904 nella Torino proletaria, figlio di operai dipendenti della Manifattura Tabacchi (la madre) e della Fiat, egli fu testimone delle lotte che i suoi genitori combatterono sia contro l’entrata in guerra sia, in seguito, durante il Biennio Rosso. In gioventù, come apprendista operaio, Nicola partecipò all’occupazione delle fabbriche e poi, a capo della 1a Centuria degli Arditi del Popolo, si scontrò più volte con i fascisti e subì alcuni mesi di carcere. Antifascista della prima ora, svolse un ruolo fondamentale negli anni della clandestinità. Fu sorvegliato e spesso segnalato, tanto da dover lasciare Torino per trasferirsi a Imperia, dove era meno conosciuto. Dopo l’8 settembre 1943, Grosa capì che era venuto il momento di imbracciare le armi e, dopo aver collaborato a far raggiungere le valli di Lanzo a un gruppo di prigionieri inglesi detenuti nel campo di prigionia di Sambuy (frazione di San Mauro Torinese), egli stesso si spostò nell’alto Canavese dove, con il nome di “Nicola”, fu commissario politico della 46a Brigata Garibaldi, poi riorganizzata come 2a Divisione d’assalto Garibaldi, nella quale combattevano anche russi, inglesi, cecoslovacchi e jugoslavi. Dopo l’unificazione delle bande avvenuta all’inizio della primavera 1945, egli fu nominato vice commissario della III Zona.
Presidente dell’ANPI provinciale di Torino per ben tredici anni a partire dal 1947, come responsabile dell’Ufficio dell’assistenza post bellica della Prefettura torinese promosse interventi determinanti per la risoluzione di parecchie situazioni di disagio tra la popolazione, causate da malattia, disoccupazione e precarietà sociale ed economica. Tra il 1951 e il 1970 fu anche consigliere comunale di Torino per il PCI.

Dopo la fine della guerra, Nicola Grosa decise inoltre di dedicare il resto della propria vita alla testimonianza e alla memoria (…).
Innanzi tutto ebbe una parte fondamentale nell’edificazione di monumenti e nella posa di lapidi dedicate ai caduti della Resitenza.
Fu lui, ad esempio, a portare in cima al monte Bianco, nel 1954, una lastra marmorea commemorativa della vittoria del 25 aprile 1945; fu sua l’idea di edificare, nel primo decennale di questa vittoria, la torre-monumento che svetta a tutt’oggi sulla sella del colle del Lys, tra valle di Susa e valle di Viù. (…)
Instancabile fu nel lavoro del recupero delle salme dei combattenti partigiani ancora sepolte in montagna o sistemate in modo provvisorio nei cimiteri di paese.
Ciò per dar loro degna sepoltura, dapprima nel Campo della Gloria e in seguito in quello che divenne il nuovo Sacrario della Resistenza, nel Cimitero Monumentale di Torino.

Nicola Grosa morì il 20 agosto 1978.

Tratto da https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5 Casa Garibaldi

È la realtà associativa che ora gestisce l’ex circolo Garibaldi, si occupa di sociale, educativa e sport soprattutto per ragazzi. 

Il circolo Garibaldi è un pezzo importante di storia dell’antifascismo e movimento operaio torinese.

Per saperne di più: https://www.casagaribaldi.eu

 

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

La idea del mural nació de la propuesta de la asociación de chilenos y chilenas en el Piamonte “El Caleuche, que nos invitó a colaborar en su realización gracias a la disponibilidad del artista chileno Héctor “Mono” Carrasco.

El mural es un homenaje a la poetisa Gabriela Mistral, primera premio Nóbel hispanoamericana, al partisano Nicola Grosa, al que está dedicada nuestra sección, y a la multiculturalidad del barrio de San Salvario.

En lugar de un fusil, el partisano lleva claveles, un homenaje al símbolo de la revolución portuguesa que acabó con la dictadura en Portugal en 1974. Puede leer la historia de los claveles rojos aquí: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.

También hay símbolos de la naturaleza chilena, como la Araucaria y, sobre todo, las rosas de Atacama, flores que florecen en el desierto en cuanto caen unas gotas de agua, haciendo de la desolación un triunfo de la vida y el color: un símbolo de renacimiento y esperanza. 

La realización del mural, a petición precisamente del autor, que no quiso ninguna remuneración, se llevó a cabo de forma participativa con la intervención de los niños, niñas y animadores culturales que frecuentan la Casa Garibaldi, en cuyos muros se pintó. Participaron también en su realización la comunidad chilena y latinoamericana, así como de los miembros de nuestra sección.

La obra, que obtuvo el patrocinio del distrito ocho, también pretende contribuir a la reurbanización de la zona de Parri, donde se encuentra la Casa Garibaldi.

1. El Caleuche, el barco fantasma de la isla de Chiloé

La asociación de chilenos y chilenos en Piamonte adoptó el nombre de “El Caleuche” de la leyenda chilota que habla de un barco fantasma navegado por brujos y espíritus que surca las aguas del sur de Chile. El barco aparece con frecuencia por la noche a lo largo de las costas del Pacífico.

Con la marea baja, a través de la niebla que se cierne sobre el océano, es posible distinguir el avance de la embarcación iluminada mientras avanza al ritmo de la música, como si se estuviera celebrando una fiesta. El mito dice que quienes presencian el espectáculo adoptan la apariencia de focas y leones marinos o, en el peor de los casos, son arrastrados por el Caleuche.

2. Héctor Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nombre clandestino y provisional, cuyo verdadero nombre es Héctor Carrasco, (Santiago de Chile, 1954), diseñador gráfico, muralista, promotor cultural, fundador de la Brigada Ramona Parra (grupo muralista chileno), vive y trabaja en Italia desde 1974, año en que llegó de su país como refugiado político, tras la dictadura de Augusto Pinochet. 

En 1971, en un barrio obrero de Santiago, pintó, junto con el famoso artista Roberto Sebastián Matta, un importante mural, cubierto varias veces a lo largo de los años por la dictadura, que ahora ha sido restaurado y forma parte del patrimonio cultural del país. 

En Italia y Europa, pintó cientos de murales: en plazas, en muros de ciudades, en teatros, escuelas y gimnasios de ciudades grandes y pequeñas.

Ha creado numerosos grupos de pintura colectiva con jóvenes, en diferentes ciudades, creando obras que hoy quedan como testimonio visual de su recorrido en el arte popular colectivo de la pintura mural.

Operador cultural, comisario de exposiciones temáticas y creador de proyectos para grandes eventos como ferias y exposiciones multimedia, en julio de 2004 la Embajada de Chile en Roma le concedió la Medalla Pablo Neruda, un honor gubernamental promovido por la Fundación Pablo Neruda.

Representante en Italia del grupo musical Inti Illimani Histórico.

Libros publicados: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milán, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milán; Inti Illimani, Historia y mito, memorias de un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Texto extraído del sitio web https://muralescarrasco.com 

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 de abril de 1889 – Nueva York, 10 de enero de 1957

Gabriela Mistral, pseudónimo de Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; fue una poeta, educadora y feminista chilena.

Fue la primera mujer hispanoamericana en ganar el Premio Nobel de Literatura en 1945.

Los temas centrales de sus obras son el amor, la ruralidad chilena, la justicia social, la tristeza y la curación.

Gabriela Mistral nació en Vicuña, donde continuó su educación escolar hasta la secundaria. Su padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abandonó a la familia cuando Mistral tenía sólo tres años. A los catorce años, ya es capaz de mantenerse económicamente a sí misma y a su madre, Petronila Alcayaga, trabajando como ayudante de profesor. El afecto entre ella y su madre será siempre grande, hasta el punto de que, a la muerte de ésta, en 1929, Gabriela llegará a dedicarle la primera sección de su libro Tala.

En 1904, publicó algunos de sus primeros poemas, como: Ensoñaciones, Carta Íntima y Junto al Mar, en el periódico local El Coquimbo de La Serena, utilizando varios seudónimos.

En 1906 mientras trabajaba como profesora, conoció a Romeo Ureta, un trabajador ferroviario que se suicidó en 1909. Debido a este acontecimiento, la presencia del dolor en la poética de Mistral comenzó a asumir una presencia mucho mayor que la de cualquiera de sus predecesores dentro de la poesía latinoamericana. Otra influencia preponderante se debe a la forma extremadamente apasionada en que, Mistral, perseguirá a sus amistades, tanto masculinas como femeninas.

Los primeros indicios de éxito coinciden con diciembre de 1914, cuando obtiene el primer premio en un concurso literario nacional, denominado Juegos Florales celebrado en Santiago, por su composición Sonetos de la Muerte. A partir de entonces, siempre adoptó el seudónimo de Gabriela Mistral en prácticamente todos sus escritos.

La explicación de su seudónimo reside en la unión de los nombres de sus dos poetas favoritos: Gabriele d’Annunzio y Frédéric Mistral.

En 1922, fue invitada a México por el ministro de Educación mexicano, como parte de un plan de reforma escolar y del libro con la intención de hacer despegar la educación en ese país. Publicó Desolación, y con ella llegó la fama internacional. Un año después llegó Lecturas para Mujeres, un texto en prosa y verso dedicado a la exaltación de los temas de la maternidad, el cuidado de los hijos y el nacionalismo.

De vuelta a Chile, obtuvo el título académico de Profesora de Lengua Española en la Universidad de Chile.

Su proyección internacional la llevó a realizar una gira de lectura, primero por los Estados Unidos de América, y luego por Europa, en 1924, este último, que visitaba por primera vez, pero con el que enseguida estableció un poderoso vínculo, hasta el punto de publicar en Madrid su nuevo volumen, Ternura, una colección de composiciones escritas principalmente para niños, pero a menudo centradas en el cuerpo femenino.

Al año siguiente, volvió a América Latina, con visitas a Brasil, Uruguay y Argentina. Finalmente, en Chile, se le concedió una pensión y abandonó la enseñanza.

Entre 1925 y 1934, vivió en Francia e Italia. Durante estos años, trabajó para la Liga de Cooperación Intelectual de la Sociedad de Naciones. También dio clases en el Barnard College de la Universidad de Columbia, así como en el Vassar College y en la Universidad de Puerto Rico.

Como muchos artistas e intelectuales de Sudamérica, Mistral también fue Cónsul de Chile, desde 1932 hasta su muerte, desempeñando esta labor en las ciudades de Nápoles en Italia, Madrid en España, Petrópolis en Grecia, Niza en Francia, Lisboa en Portugal, Los Ángeles y Santa Bárbara en Estados Unidos, Veracruz en México, Rapallo y Nápoles, de nuevo en Italia y, finalmente, Nueva York. Publicó cientos de artículos en revistas y periódicos de casi todos los países de habla hispana.

En 1938 apareció en Buenos Aires una nueva obra, Tala, gracias a la ayuda de su vieja amiga y corresponsal Victoria Ocampo. Los beneficios de las ventas se donan a los niños huérfanos de la Guerra Civil española.

Este volumen incluye varios poemas que ensalzan las costumbres y el folclore de Sudamérica y la Europa mediterránea. Mistral consigue fusionar estos dos temas de una manera única, lo que nos da la clave de por qué a veces se la llama “india vasca”. 

Desde https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nacido en 1904 en la ciudad de Turín.  Hijo de obreros empleados por la Manifattura Tabacchi (su madre) y la Fiat (su padre), fue testigo de las luchas que libraron sus padres tanto contra la entrada en la guerra como posteriormente durante el Biennio Rosso. En su juventud, como aprendiz de obrero, Nicola participó en la ocupación de las fábricas y luego, al frente de la 1ª Centuria de los Arditi del Popolo, se enfrentó varias veces a los fascistas y sufrió varios meses de cárcel. Antifascista precoz, desempeñó un papel fundamental en los años de clandestinidad. Era vigilado y denunciado con frecuencia, hasta el punto de que tuvo que dejar Turín y trasladarse a la ciudad de Imperia, donde era menos conocido. Después del 8 de septiembre de 1943, Grosa se dio cuenta de que había llegado el momento de tomar las armas y, tras ayudar a un grupo de prisioneros británicos recluidos en el campo de prisioneros de Sambuy (una aldea de San Mauro Torinese), llegó a los valles de Lanzo, Se trasladó a la zona del Alto Canavese donde, bajo el nombre de “Nicola”, fue comisario político de la 46ª Brigada Garibaldi, reorganizada posteriormente como 2ª División de Asalto Garibaldi, en la que también lucharon rusos, británicos, checoslovacos y yugoslavos. Tras la unificación de las bandas a principios de la primavera de 1945, fue nombrado subcomisario de la 3ª Zona.

Presidente de la ANPI provincial de Turín durante trece años a partir de 1947, como jefe de la Oficina de Asistencia de Posguerra de la Prefectura de Turín promovió intervenciones decisivas para resolver muchas situaciones de penuria entre la población, causadas por la enfermedad, el desempleo y la precariedad social y económica. Entre 1951 y 1970, también fue concejal en Turín por el PCI.

Tras el final de la guerra, Nicola Grosa también decidió dedicar el resto de su vida al testimonio y al recuerdo. En primer lugar, desempeñó un papel fundamental en la construcción de monumentos e instalación de placas dedicadas a los caídos de la Resistencia. Fue él, por ejemplo, quien, en 1954, llevó a la cima del Mont Blanc una losa de mármol conmemorativa de la victoria del 25 de abril de 1945; de él fue la idea de construir, al cumplirse los diez primeros años de esta victoria, la torre-monumento que aún hoy se levanta en el collado del Lys, entre los valles de Susa y Viù. (…)

Fue incansable en la labor de recuperar los cuerpos de los combatientes partisanos que aún estaban enterrados en las montañas o, temporalmente, en los cementerios de los pueblos.

De este modo, se les dio una sepultura digna, primero en el Campo de la Gloria y después en lo que se convirtió en el nuevo Santuario de la Resistencia, en el Cementerio Monumental de Turín.

Nicola Grosa murió el 20 de agosto de 1978.

Texto extraído de: https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5. Casa Garibaldi

Asociación que ahora gestiona el antiguo club Garibaldi, y que participa en actividades sociales, educativas y deportivas, especialmente para los jóvenes. 

El club Garibaldi es una pieza importante de la historia del antifascismo y del movimiento obrero de Turín.

Más información: https://www.casagaribaldi.eu

Auguri Baretti!

Il Baretti compie vent’anni e noi che ci occupiamo di Resistenza non possiamo che augurare lunga vita a chi fa presidio territoriale e Resistenza culturale.

L’ANPI Nicola Grosa è amica del Baretti, con loro collaboriamo e continueremo a farlo perché crediamo in un territorio dove le diverse realtà associative collaborano.

Evviva il Baretti! E grazie!

Di seguito il comunicato dell’Associazione Baretti

Vent’anni fa andò in scena il primo spettacolo della storia del Teatro Baretti “Come il vento alla schiena” scritto da Damiano Accattoli (primo e storico Presidente dell’Associazione Baretti), diretto da Davide Livermore con Giorgio Conte, Bruno Gambarotta e con le musiche dal vivo dirette da Andrea Chenna.

Poi proiettammo il primo film, un cartone animato… fu un mezzo disastro in cabina proiezione: cadde la “pizza” e la pellicola venne riarrotolata da tutto il pubblico amico presente in sala per la prima proiezione di prova… erano i primi passi delle esperienze partecipate che divennero poi fondamentali negli anni a seguire!

E adesso siamo ancora qui dopo 20 stagioni teatrali, 20 stagioni cinematografiche e a 20 anni di associazionismo!

IL PROSSIMO MERCOLEDI 19 OTTOBRE ALLE 19

VENITE A FESTEGGIARE CON NOI AL CINETEATRO BARETTI.

BIRRA, MUSICA E FESTA. 

Un murale cileno a San Salvario

Il 14 15 e 16 ottobre sarà festa cilena e di quartiere, ci “armeremo” di pennelli e colori e realizzeremo un murale insieme all’artista cileno “Mono” Carrasco (sito Carrasco) sui muri di Casa Garibaldi in via Pietro Giuria.

Il murale nasce da un’idea dell’associazione cileni in Italia “El Caleuche” e sarà un omaggio alla poetessa cilena Gabriela Mistral, prima donna ispano-americana a vincere il Nobel per la letteratura, a Nicola Grosa, partigiano a cui è dedicata la nostra sezione e alla multiculturalità del quartiere San Salvario.

Ringraziamo Casa Garibaldi per l’ospitalità e l’adesione all’iniziativa, la circoscrizione Otto per il patrocinio che consente la realizzazione dell’opera. 

Il murale sarà realizzato in forma partecipata con i ragazzi e le ragazze di Casa Garibaldi e i cittadini che vorranno armarsi di pennello.

Vi aspettiamo, sarà festa popolare.

Di seguito programma e locandina

Programma

  • 14 ottobre dalle 18:00

Tracciamento dei contorni del murale

  • 15 e 16 ottobre dalle 10:00

Colorazione del murale in forma partecipata con cittadini e ragazze e ragazzi di Casa Garibaldi

  • 16 Ottobre dalle  17:00
    Inaugurazione e festa popolare con musica e danze cilene. Parteciperà il musicista Vicente Cabrera del progetto Rescue.

Locandina

L’ANPl Nicola Grosa sostiene il Baretti

Articolo 9 della Costituzione

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Partiamo da qui per motivare il nostro sostegno all’Associazione Baretti. Lo facciamo perché è una presenza fondamentale in San Salvario per la  diffusione della cultura. Perché è parte del paesaggio del quartiere: provate solo ad immaginare cosa sarebbe quel tratto di via senza il Baretti. Perché la Scuola popolare di musica deve continuare ad esistere.

Sosteniamo condividendo e pubblicando la lettera del presidente dell’Associazione Baretti Alberto Giolitti

Sosteniamo versando 1 euro per ogni iscritto alla nostra sezione e invitando ad associarsi all’Associazione Baretti. 

Come sezione ANPI non possiamo iscriverci, pertanto si iscriverà il presidente della nostra sezione, Augusto Montaruli, a nome dell’ANPI Nicola Grosa. Questo per dare forza e significato alla nostra adesione.

Di seguito il comunicato di Alberto Giolitti

𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐦𝐢𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐭𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐁𝐚𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢.

Il settore dello spettacolo, come molti altri, è in grave difficoltà. Da settembre a oggi tra cinema, teatro, festival, B.O.H., ospitate varie abbiamo aperto al pubblico la sala per 𝟭𝟭𝟯 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 e accolto 𝟰.𝟬𝟴𝟲 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶.
Noi non si sta fermi, abbiamo ancora tanta voglia di fare e di sperimentare, le nostre scuole di musica e di teatro continuano, siamo ancora certi che la cultura sia un bene fondamentale per migliorare il posto in cui viviamo.

Grazie a tutti quelli che sono venuti sia sul palco che da spettatori.

 Quindi, buone feste e se volete associarvi nel 2022 al Baretti siete liberissimi di farlo e vi costa 10€

 Se vi manca un regalo di Natale 𝗠𝗲𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮𝟮 𝗗𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 dalle 17:00 alle 20:00 sarà allestita in Sala una 𝗦𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗻𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗳𝗶𝗹𝗺 che son passati al Baretti in questi anni.

 Se invece volete solo sostenerci e farci un regalo:

Banca Popolare Etica IBAN IT15U0501801000000011350667

Con PAYPAL o CARTE DI DEBITO E CREDITO:

https://www.paypal.com/donate/…

Con Satispay ci trovate come Cineteatro Baretti

Vostro Presidente

𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗚𝗶𝗼𝗹𝗶𝘁𝘁𝗶

Il Valdese Casa di Comunità, noi aderiamo

Insieme ad altre realtà associative del quartiere la nostra sezione ha aderito all’appello promosso dalle Donne per la difesa della società civile che chiede che l’Ospedale Valdese diventi casa di comunità. Di seguito il testo della lettera inviata dall’associazione.

All’attenzione de:

Il Presidente della Regione Piemonte

L’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte

Il Sindaco della Città di Torino

L’Assessore alle Politiche Sociali della città di Torino

Il Presidente della Circoscrizione 8

Il coordinatore della Commissione 4 della Circoscrizione 8 

Il Direttore generale dell’ASL Città di Torino

E per conoscenza:

all’ordine dei medici

all’ordine degli infermieri

all’ordine degli assistenti sociali

all’ordine Professionisti sanitari

pastedGraphic.png

CHIEDIAMO DI REALIZZARE LA “CASA DELLA COMUNITÀ”  NELL’ EX OSPEDALE EVANGELICO VALDESE

Tra i vari problemi che maggiormente incidono sulla vita della cittadinanza uno dei più rilevanti è sicuramente quello che riguarda la salute.

Nell’indagine svolta dall’Associazione Donne per la Difesa della Società Civile con una trentina di interviste a donne di tutto il territorio, per individuare concretamente i servizi prioritari nell’attuazione della “Città dei 15 minuti”, è emerso come il tema della sanità sia il più sentito dalla popolazione e un elemento determinante per la città efficiente e accogliente che tutte/i auspichiamo di abitare.
Già prima della pandemia si era resa evidente la necessità di un cambiamento nell’assistenza sanitaria territoriale nella città di Torino. Il massiccio aumento delle degenze negli ospedali durante il periodo  Covid e la conseguente occupazione dei posti letto (come affermato nel DGR 23-3080 della Regione Piemonte) oltre che per le necessità della pandemia anche per le carenze della medicina territoriale, dimostra che c’è  grande necessità di una Assistenza Territoriale efficiente, integrata con  i servizi sociali per attivare percorsi di  prevenzione, assistenza e cura efficaci in un’ottica di  tutela reale della salute pubblica.
Infatti, la mancanza di un sistema di medicina  territoriale e di cure primarie  ha tra le sue  conseguenze un riversarsi della popolazione che necessita di interventi sanitari, talvolta urgenti anche se non gravi, sui Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere più prossime che vengono quindi sovraccaricati da un eccesso di richiesta di prestazioni spesso risolvibili attraverso l’assistenza di base. 

Nel PNRR si prevede che il fulcro delle prestazioni territoriali e sociosanitarie siano le Case di Comunità. Per il Piemonte è stata indicata l’apertura di 93 case di comunità, di cui 17 per la città di Torino.

I fondi stanzianti con il  PNRR, come previsto nella Missione 6 rappresentano quindi un’occasione da non perdere per la riorganizzazione della sanità territoriale. 

Nello specifico, il quartiere di San Salvario (60.000 abitanti circa) della Circoscrizione 8 della Città di Torino, dispone di due strutture: il Poliambulatorio di Via Silvio Pellico 28 e l’ex Ospedale Evangelico Valdese sito in Via Silvio Pellico 19, sottoposto a recente ristrutturazione e riqualificazione. 

In particolar modo la struttura “Ex Ospedale Valdese” il cui modello organizzativo è stato un fiore all’occhiello della sanità Torinese e del nostro quartiere, chiuso nel 2013, 

causando malessere e insoddisfazione tra i cittadini, è stato riaperto nel   2017 come Casa della Salute ma  fattivamente non è mai decollato totalmente in questo ruolo,  sia perché non presentava le caratteristiche tipiche della Casa della Salute ma soprattutto per la scarsa connessione con la realtà territoriale. 

La sua collocazione lo rende nel quartiere San Salvario un “Luogo fisico di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e socio-sanitaria” ed è di facile accessibilità con i mezzi pubblici (Metro, linee 8, 67, 9, 16, 4). Questo è particolarmente importante poiché anche in San Salvario l’età media degli abitanti è elevata, con sempre maggiori bisogni sanitari che debbono essere soddisfatti agevolmente. Le caratteristiche architettoniche e la dimensione dell’edificio ne fanno, del resto, la sede ideale per la Casa della Comunità, mentre l’attuale sottoutilizzo si configura come un inaccettabile spreco.

Noi chiediamo quindi che alle attività già oggi esistenti nell’ex Ospedale Evangelico Valdese siano affiancate tutte quelle individuate per la Casa della Comunità hub, tra cui: 

– Équipe multiprofessionali (MMG, PLS, Continuità Assistenziale, Specialisti 
   Ambulatoriali, infermieri e altri professionisti sanitari e sociosanitari)

– Presenza medica h24 – 7 giorni su 7 anche attraverso l’integrazione della Continuità

   Assistenziale;

– Presenza infermieristica h12 – 7 giorni su 7, inclusa l’attività dell’Infermiere di Famiglia
   e Comunità (IFeC) per la gestione integrata delle patologie croniche;

– Sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;

– Punto Unico di Accesso (PUA) sanitario e sociale;

– Punto prelievi;

– Programmi di screening;

– Servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità anche attraverso strumenti 
  di telemedicina 

– Servizio di assistenza domiciliare di base;

– Partecipazione della Comunità e valorizzazione  attraverso le associazioni

   di cittadini e volontariato.

Sarà certo necessario un ampliamento dell’organico: del resto le criticità emerse con la pandemia hanno dimostrato che è comunque molto importante investire nel personale socio-sanitario: medici, infermieri, assistenti sociali, professionisti sanitari dell’area tecnica, assistenziale, di riabilitazione e prevenzione ecc..

Crediamo che la scelta di restituire ai cittadini l’ex Ospedale Evangelico Valdese come Casa della Comunità sia un modo appropriato di utilizzare i Fondi Europei, portando il servizio sanitario più vicino a tutti i cittadini e soprattutto il modo per garantire la salute a chi è più fragile e ha maggiori difficoltà. 

Proponiamo alle Istituzioni questa nostra richiesta,  condivisa con  altre associazioni, perché crediamo che una partecipazione informata e propositiva da parte dei cittadini sia non solo di grande interesse  per le Istituzioni stesse, ma il fondamento della vita democratica e come associazione Donne per la Difesa della Società Civile da anni ci attiviamo per praticarla.

Associazione Donne per la Difesa della Società Civile

Torino, 29.11.2021 

Aderiscono alla richiesta dell’associazione Donne per la difesa della società civile di rendere “Casa 

della Comunità hub”  l’ex Ospedale Evangelico Valdese :

Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario onlus

Anpi Nicola Grosa

ASAI

Emporium Torino

Gruppo Abele

LaQUP APS

Manzoni people

Miranda

OPLA – Organizzazione per l’Abitare

Opportunanda

Pentesilea

Polo Culturale Lombroso 16

Solco

Spi-cgil L8

Tiarè

Verde Essenza

 

Non c’è proprio niente da ridere

In San Salvario è stato aperto da poco un locale cui è stato dato un nome che ci ha incuriosito e poi indignati.

Il locale è stato dedicato ad un boss della camorra, tal Lovigino. Alla precisa domanda del perché intitolarlo a questo personaggio il titolare ha dichiarato che il nome, anzi il soprannome del boss Luigi Giuliano, è simpatico e suona bene. 

Di nomi simpatici che suonano bene ce ne sono moltissimi, quelli dei camorristi di solito suonano una musica che a noi non piace. 

Si sono attivate le realtà associative del quartiere che hanno coinvolto Libera la quale ha diffuso oggi un comunicato. Anche noi dell’ANPI Nicola Grosa abbiamo aderito e sottoscritto il comunicato.

Noi crediamo, come dice il comunicato di Libera, che Le mafie sono una cosa seria; la morte delle vittime, il dolore dei loro familiari, il disprezzo  dei diritti, della giustizia e della democrazia tipici dell’agire criminale, anche. Non si può scherzarci sopra o pensare di farne marketing.”

Di seguito il comunicato, che vi preghiamo di diffondere, e le realtà che hanno aderito.

Apprendiamo con stupore e con sdegno, che un locale della ristorazione della nostra città, in San Salvario, si chiami come il soprannome di un importante bosso della camorra, ovvero “Lovigino” (al secolo Luigi Giuliano).

Ancora una volta, come purtroppo è accaduto in altre città, anche europee, si decide di esaltare la scelta criminale e di giocare sullo stereotipo mafioso compiendo scelte che alimentano un immaginario, in cui i delinquenti sono dei modelli da emulare.

Ci sembra una scelta di cattivo gusto, oltre che uno schiaffo alle vittime innocenti delle mafie (che ci sono state anche nella nostra città), ma soprattutto quelle di Camorra, in Campania e non solo.

E ci sembra offensivo per i familiari delle vittime di mafia, che qui come altrove spesso sono ancora in cerca di verità e giustizia, e che dovrebbero ricevere segnali di chiarezza e vicinanza, non certo di compromissione o scherno.

Vorremmo un Paese capace di scelte simboliche opposte, che non minimizzi il peso delle mafie o banalizzi la loro pericolosità, che non mandi messaggi ambigui e che  rifletta con attenzione, su come investire sull’educazione alla legalità democratica e sulla conoscenza della storia delle mafie.

E vorremmo cittadini, anche in questa città, che si comportino di conseguenza.

Le mafie sono una cosa seria; la morte delle vittime, il dolore dei loro familiari, il disprezzo  dei diritti, della giustizia e della democrazia tipici dell’agire criminale, anche.

Non si può scherzarci sopra o pensare di farne marketing.

 

Firmato

Libera Torino, Arci Torino, Anpi Nicola Grosa, Spi-Cgil San Salvario, Circolo Sud, Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario, Sport8, Associazione Baretti, Donne per la difesa della società civile, Asai, Manzoni People, Pentesilea, LaQUP aps, Ziggy Club, Cineteatro Maffei, Miranda aps, Pd San Salvario / Borgo po / Cavoretto, Sinistra Ecologista, Liberi Uguali Verdi, Articolo uno, Miranda, Coop. soc. Atypica, Oplà, San Salvario Emporium, Ass. Solco, Coop. soc. Accomazzi, Tiaré, Opportunanda, Tutti per San Salvario, Glocal Sounds, Spi CGIL Lega 8, Manamanà, Associazione dei sardi in Torino “Antonio Gramsci”, Comitato Torino 8 in Azione, Comitato Moncalieri – Area Metropolitana Torino Sud in Azione, Sinistra Italiana provinciale, Chiesa Valdese, Anpi provinciale, Gris Piemonte, Gruppo Abele, Acmos.

Il Tomato è resistente

Il Tomato Backpackers Hotel, uno dei luoghi più accoglienti di San Salvario e di Torino, ha riaperto dopo aver resistito alla pandemia per la felicità dei suoi ospiti e non solo.

Da oggi il Tomato è ancora più resistente con il nostro manifesto sulle lapidi. Seguite il suo esempio, il manifesto ve lo portiamo noi.

Grazie Tommaso!

 

Due bandiere per la pace

“Si fermi il frastuono delle armi. Non si costruisce la pace distruggendo l’altro” Papa Francesco.

La nostra sezione non può che accogliere l’appello di Gad Lerner: “Affianchiamo la protesta contro i guerrafondai le bandiere di Israele e Palestina”. Appello che potete che potete leggere sotto per intero. 

La nostra sezione non può che accoglierlo, sottoscriverlo e invitare forze politiche, associazioni realtà religiose e cittadini a farlo.  L’appello è coerente con il nostro lavoro di facilitatore di incontri tra le diverse realtà religiose del quartiere San Salvario e il mondo laico: noi che abbiamo “accompagnato” l’imam in sinagoga e il rabbino in moschea;  che abbiamo offerto la Costituzione in arabo in moschea; che abbiamo riunito nelle piazze del quartiere, nelle biblioteche, nella casa del quartiere rappresentanti della Chiesa Valdese, della Moschea, del mondo ebraico e della Chiesa Cattolica. 

Quello che sta accadendo tra Israele e Palestina va oltre una guerra tra stati, è ormai odio etnico e religioso, è caccia all’uomo. Scrive Gad Lerner: “Ma dobbiamo pur dircelo: del nostro imbarazzato tacere stanno approfittando i fanatici che si promettono morte fra vicini di casa.” Quello che sta accadendo tra Israele e Palestina è contagioso, questo contagio va fermato perché potrebbe avvelenare anche luoghi come il nostro quartiere. 

Dobbiamo riprendere tutte le iniziative che ci vedano di nuovo tutti insieme. A cominciare da questa: “Due bandiere per la pace”.

Per aderire basta commentare sotto il post.


L’articolo appello di Gad Lerner

AFFIANCHIAMO NELLA PROTESTA CONTRO I GUERRAFONDAI LE BANDIERE D’ISRAELE E PALESTINA

Osserviamo costernati le manifestazioni in cui viene bruciata la bandiera israeliana e anche tanti giovani immigrati di seconda generazione gridano in arabo “yahoud kalabna”, “gli ebrei sono i nostri cani”. A loro la memoria della Shoah dice poco o nulla, al cospetto delle sofferenze dei palestinesi. Anche a causa di quelle immagini la paura di criticare Israele ci paralizza, soprattutto mentre piovono razzi sulle sue città. Ma dobbiamo pur dircelo: del nostro imbarazzato tacere stanno approfittando i fanatici che si promettono morte fra vicini di casa. Come la notte del 22 aprile scorso, quando squadristi dell’estrema destra a Gerusalemme assalivano per strada i loro concittadini palestinesi al grido “mavet laaravim”, “morte agli arabi”, provocando 105 feriti, per vendicarsi della diffusione di un video in cui un ebreo ortodosso veniva sopraffatto e umiliato. Oggi che la guerra infuria non solo ai confini d’Israele ma nel cuore delle città-miste, rendendole invivibili, la minoranza che laggiù si sforza di praticare l’alternativa di una pace fra uguali viene accusata di tradimento. Gli estremisti che chiedono l’”ebraicizzazione” e perfino l’esodo forzato degli arabi, hanno già i numeri per condizionare gli equilibri di governo. E gettano benzina sul fuoco per contare sempre di più. Ormai mi sono abituato a sopportare questa accusa di tradimento, estesa peraltro a tanti israeliani che la pensano come me. Ma credo sia giunto il momento che i democratici italiani, proprio perché preoccupati per la sicurezza presente e futura dello Stato d’Israele, imparino a esprimergli a voce alta le critiche sussurrate lontano dai riflettori. Da veri amici. Si facciano promotori di manifestazioni contro i guerrafondai in cui possano sfilare una accanto all’altra le bandiere d’Israele e della Palestina. Senza pericolo di venir bruciate.

 

Il senso del nostro lavoro…

Mentre finivamo di applicare i QRcode alle lapidi della circoscrizione 8, abbiamo avuto una piacevole conversazione con una signora che abita in una casa su cui è affissa una delle lapidi e che ci ha chiesto di portare un saluto alla nipote del partigiano ucciso.
Raffaele Scassellati è da anni in contatto con lei, tesserata nella nostra sezione, e le ha inviato la foto e i saluti della signora.


Questa è la sua risposta:

“Grazie mille per la foto e tutto il meraviglioso lavoro che fate per mantenere vivi ricordi che il tempo tende a svanire – ogni tanto mi chiedo come le nuove generazioni – che non hanno avuto nessun racconto diretto attraverso nonni e genitori – possano immaginare quanto orrore e quanto sacrificio ci siano nella nostra storia. Vivendo all’estero e lavorando in un ambiente internazionale da da più di 30 anni ho avuto occasione di parlare con persone di varie nazionalità scoprendo che c’è gente (laureata) che non sa cosa sia stato il Nazismo…

Graziella è una persona deliziosa con un cuore più grande di lei, il suo sorriso illumina la lapide che per me è sempre motivo di orgoglio, ma anche di tristezza visto che purtroppo il mio nonnino non l’ho potuto conoscere.

Grazie anche per la tessera e il prezioso biglietto di accompagnamento – tra mille difficoltà stiamo preparando il nostro rientro in Italia quindi in futuro sarà più facile conoscerci di persona.

Un saluto affettuoso,
Carla”

Il senso del nostro lavoro è anche questo: mantenere il contatto con le persone qui e ora, parlare con i vivi di oggi dei fatti di un ieri non così distante.
La Storia si scrive sui libri, ma bisogna anche farla arrivare alle persone intorno a noi.

Grazie, Carla e Graziella!

QR Code resistenti

Questo fine settimana inizieremo l’installazione delle placchette Qr code sotto le lapidi dei caduti della Resistenza nei quartieri San Salvario, Borgo Po e Cavoretto.

Il QR code, inquadrandolo con lo smartphone, consente di accedere ad una scheda presente su questo sito con le informazioni relative ai caduti e i link per maggiori approfondimenti (Istoreto, MuseoTorino…).

Quella del QR code è una modalità democratica, accessibile a tutti e gratuita, che consente di essere informati e, nel caso, di approfondire andando sui siti degli enti e dei musei i cui link sono riportati sulla scheda.
Pochi euro di spesa e la buona volontà di chi ha lavorato alle schede e andrà ad installare le placchette.

Il progetto sarà accompagnato da un manifesto che sarà affisso nei quartieri grazie al patrocinio della circoscrizione otto e da un formato A3 che sarà distribuito nelle scuole e nei luoghi di aggregazione. 

Il manifesto, che potete vedere e provare sotto, può essere scaricato qui.

Ringraziamo l’assessorato al patrimonio per l’autorizzazione e per la concessione del patrocinio.

Grazie ad Augusto Montaruli e Massimo Pizzoglio per l’ideazione e la realizzazione del progetto.