L’ANPl Nicola Grosa sostiene il Baretti

Articolo 9 della Costituzione

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Partiamo da qui per motivare il nostro sostegno all’Associazione Baretti. Lo facciamo perché è una presenza fondamentale in San Salvario per la  diffusione della cultura. Perché è parte del paesaggio del quartiere: provate solo ad immaginare cosa sarebbe quel tratto di via senza il Baretti. Perché la Scuola popolare di musica deve continuare ad esistere.

Sosteniamo condividendo e pubblicando la lettera del presidente dell’Associazione Baretti Alberto Giolitti

Sosteniamo versando 1 euro per ogni iscritto alla nostra sezione e invitando ad associarsi all’Associazione Baretti. 

Come sezione ANPI non possiamo iscriverci, pertanto si iscriverà il presidente della nostra sezione, Augusto Montaruli, a nome dell’ANPI Nicola Grosa. Questo per dare forza e significato alla nostra adesione.

Di seguito il comunicato di Alberto Giolitti

𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐦𝐢𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐭𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐁𝐚𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢.

Il settore dello spettacolo, come molti altri, è in grave difficoltà. Da settembre a oggi tra cinema, teatro, festival, B.O.H., ospitate varie abbiamo aperto al pubblico la sala per 𝟭𝟭𝟯 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 e accolto 𝟰.𝟬𝟴𝟲 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶.
Noi non si sta fermi, abbiamo ancora tanta voglia di fare e di sperimentare, le nostre scuole di musica e di teatro continuano, siamo ancora certi che la cultura sia un bene fondamentale per migliorare il posto in cui viviamo.

Grazie a tutti quelli che sono venuti sia sul palco che da spettatori.

 Quindi, buone feste e se volete associarvi nel 2022 al Baretti siete liberissimi di farlo e vi costa 10€

 Se vi manca un regalo di Natale 𝗠𝗲𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮𝟮 𝗗𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 dalle 17:00 alle 20:00 sarà allestita in Sala una 𝗦𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗻𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗳𝗶𝗹𝗺 che son passati al Baretti in questi anni.

 Se invece volete solo sostenerci e farci un regalo:

Banca Popolare Etica IBAN IT15U0501801000000011350667

Con PAYPAL o CARTE DI DEBITO E CREDITO:

https://www.paypal.com/donate/…

Con Satispay ci trovate come Cineteatro Baretti

Vostro Presidente

𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗚𝗶𝗼𝗹𝗶𝘁𝘁𝗶

Il Valdese Casa di Comunità, noi aderiamo

Insieme ad altre realtà associative del quartiere la nostra sezione ha aderito all’appello promosso dalle Donne per la difesa della società civile che chiede che l’Ospedale Valdese diventi casa di comunità. Di seguito il testo della lettera inviata dall’associazione.

All’attenzione de:

Il Presidente della Regione Piemonte

L’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte

Il Sindaco della Città di Torino

L’Assessore alle Politiche Sociali della città di Torino

Il Presidente della Circoscrizione 8

Il coordinatore della Commissione 4 della Circoscrizione 8 

Il Direttore generale dell’ASL Città di Torino

E per conoscenza:

all’ordine dei medici

all’ordine degli infermieri

all’ordine degli assistenti sociali

all’ordine Professionisti sanitari

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CHIEDIAMO DI REALIZZARE LA “CASA DELLA COMUNITÀ”  NELL’ EX OSPEDALE EVANGELICO VALDESE

Tra i vari problemi che maggiormente incidono sulla vita della cittadinanza uno dei più rilevanti è sicuramente quello che riguarda la salute.

Nell’indagine svolta dall’Associazione Donne per la Difesa della Società Civile con una trentina di interviste a donne di tutto il territorio, per individuare concretamente i servizi prioritari nell’attuazione della “Città dei 15 minuti”, è emerso come il tema della sanità sia il più sentito dalla popolazione e un elemento determinante per la città efficiente e accogliente che tutte/i auspichiamo di abitare.
Già prima della pandemia si era resa evidente la necessità di un cambiamento nell’assistenza sanitaria territoriale nella città di Torino. Il massiccio aumento delle degenze negli ospedali durante il periodo  Covid e la conseguente occupazione dei posti letto (come affermato nel DGR 23-3080 della Regione Piemonte) oltre che per le necessità della pandemia anche per le carenze della medicina territoriale, dimostra che c’è  grande necessità di una Assistenza Territoriale efficiente, integrata con  i servizi sociali per attivare percorsi di  prevenzione, assistenza e cura efficaci in un’ottica di  tutela reale della salute pubblica.
Infatti, la mancanza di un sistema di medicina  territoriale e di cure primarie  ha tra le sue  conseguenze un riversarsi della popolazione che necessita di interventi sanitari, talvolta urgenti anche se non gravi, sui Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere più prossime che vengono quindi sovraccaricati da un eccesso di richiesta di prestazioni spesso risolvibili attraverso l’assistenza di base. 

Nel PNRR si prevede che il fulcro delle prestazioni territoriali e sociosanitarie siano le Case di Comunità. Per il Piemonte è stata indicata l’apertura di 93 case di comunità, di cui 17 per la città di Torino.

I fondi stanzianti con il  PNRR, come previsto nella Missione 6 rappresentano quindi un’occasione da non perdere per la riorganizzazione della sanità territoriale. 

Nello specifico, il quartiere di San Salvario (60.000 abitanti circa) della Circoscrizione 8 della Città di Torino, dispone di due strutture: il Poliambulatorio di Via Silvio Pellico 28 e l’ex Ospedale Evangelico Valdese sito in Via Silvio Pellico 19, sottoposto a recente ristrutturazione e riqualificazione. 

In particolar modo la struttura “Ex Ospedale Valdese” il cui modello organizzativo è stato un fiore all’occhiello della sanità Torinese e del nostro quartiere, chiuso nel 2013, 

causando malessere e insoddisfazione tra i cittadini, è stato riaperto nel   2017 come Casa della Salute ma  fattivamente non è mai decollato totalmente in questo ruolo,  sia perché non presentava le caratteristiche tipiche della Casa della Salute ma soprattutto per la scarsa connessione con la realtà territoriale. 

La sua collocazione lo rende nel quartiere San Salvario un “Luogo fisico di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e socio-sanitaria” ed è di facile accessibilità con i mezzi pubblici (Metro, linee 8, 67, 9, 16, 4). Questo è particolarmente importante poiché anche in San Salvario l’età media degli abitanti è elevata, con sempre maggiori bisogni sanitari che debbono essere soddisfatti agevolmente. Le caratteristiche architettoniche e la dimensione dell’edificio ne fanno, del resto, la sede ideale per la Casa della Comunità, mentre l’attuale sottoutilizzo si configura come un inaccettabile spreco.

Noi chiediamo quindi che alle attività già oggi esistenti nell’ex Ospedale Evangelico Valdese siano affiancate tutte quelle individuate per la Casa della Comunità hub, tra cui: 

– Équipe multiprofessionali (MMG, PLS, Continuità Assistenziale, Specialisti 
   Ambulatoriali, infermieri e altri professionisti sanitari e sociosanitari)

– Presenza medica h24 – 7 giorni su 7 anche attraverso l’integrazione della Continuità

   Assistenziale;

– Presenza infermieristica h12 – 7 giorni su 7, inclusa l’attività dell’Infermiere di Famiglia
   e Comunità (IFeC) per la gestione integrata delle patologie croniche;

– Sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;

– Punto Unico di Accesso (PUA) sanitario e sociale;

– Punto prelievi;

– Programmi di screening;

– Servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità anche attraverso strumenti 
  di telemedicina 

– Servizio di assistenza domiciliare di base;

– Partecipazione della Comunità e valorizzazione  attraverso le associazioni

   di cittadini e volontariato.

Sarà certo necessario un ampliamento dell’organico: del resto le criticità emerse con la pandemia hanno dimostrato che è comunque molto importante investire nel personale socio-sanitario: medici, infermieri, assistenti sociali, professionisti sanitari dell’area tecnica, assistenziale, di riabilitazione e prevenzione ecc..

Crediamo che la scelta di restituire ai cittadini l’ex Ospedale Evangelico Valdese come Casa della Comunità sia un modo appropriato di utilizzare i Fondi Europei, portando il servizio sanitario più vicino a tutti i cittadini e soprattutto il modo per garantire la salute a chi è più fragile e ha maggiori difficoltà. 

Proponiamo alle Istituzioni questa nostra richiesta,  condivisa con  altre associazioni, perché crediamo che una partecipazione informata e propositiva da parte dei cittadini sia non solo di grande interesse  per le Istituzioni stesse, ma il fondamento della vita democratica e come associazione Donne per la Difesa della Società Civile da anni ci attiviamo per praticarla.

Associazione Donne per la Difesa della Società Civile

Torino, 29.11.2021 

Aderiscono alla richiesta dell’associazione Donne per la difesa della società civile di rendere “Casa 

della Comunità hub”  l’ex Ospedale Evangelico Valdese :

Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario onlus

Anpi Nicola Grosa

ASAI

Emporium Torino

Gruppo Abele

LaQUP APS

Manzoni people

Miranda

OPLA – Organizzazione per l’Abitare

Opportunanda

Pentesilea

Polo Culturale Lombroso 16

Solco

Spi-cgil L8

Tiarè

Verde Essenza

 

Non c’è proprio niente da ridere

In San Salvario è stato aperto da poco un locale cui è stato dato un nome che ci ha incuriosito e poi indignati.

Il locale è stato dedicato ad un boss della camorra, tal Lovigino. Alla precisa domanda del perché intitolarlo a questo personaggio il titolare ha dichiarato che il nome, anzi il soprannome del boss Luigi Giuliano, è simpatico e suona bene. 

Di nomi simpatici che suonano bene ce ne sono moltissimi, quelli dei camorristi di solito suonano una musica che a noi non piace. 

Si sono attivate le realtà associative del quartiere che hanno coinvolto Libera la quale ha diffuso oggi un comunicato. Anche noi dell’ANPI Nicola Grosa abbiamo aderito e sottoscritto il comunicato.

Noi crediamo, come dice il comunicato di Libera, che Le mafie sono una cosa seria; la morte delle vittime, il dolore dei loro familiari, il disprezzo  dei diritti, della giustizia e della democrazia tipici dell’agire criminale, anche. Non si può scherzarci sopra o pensare di farne marketing.”

Di seguito il comunicato, che vi preghiamo di diffondere, e le realtà che hanno aderito.

Apprendiamo con stupore e con sdegno, che un locale della ristorazione della nostra città, in San Salvario, si chiami come il soprannome di un importante bosso della camorra, ovvero “Lovigino” (al secolo Luigi Giuliano).

Ancora una volta, come purtroppo è accaduto in altre città, anche europee, si decide di esaltare la scelta criminale e di giocare sullo stereotipo mafioso compiendo scelte che alimentano un immaginario, in cui i delinquenti sono dei modelli da emulare.

Ci sembra una scelta di cattivo gusto, oltre che uno schiaffo alle vittime innocenti delle mafie (che ci sono state anche nella nostra città), ma soprattutto quelle di Camorra, in Campania e non solo.

E ci sembra offensivo per i familiari delle vittime di mafia, che qui come altrove spesso sono ancora in cerca di verità e giustizia, e che dovrebbero ricevere segnali di chiarezza e vicinanza, non certo di compromissione o scherno.

Vorremmo un Paese capace di scelte simboliche opposte, che non minimizzi il peso delle mafie o banalizzi la loro pericolosità, che non mandi messaggi ambigui e che  rifletta con attenzione, su come investire sull’educazione alla legalità democratica e sulla conoscenza della storia delle mafie.

E vorremmo cittadini, anche in questa città, che si comportino di conseguenza.

Le mafie sono una cosa seria; la morte delle vittime, il dolore dei loro familiari, il disprezzo  dei diritti, della giustizia e della democrazia tipici dell’agire criminale, anche.

Non si può scherzarci sopra o pensare di farne marketing.

 

Firmato

Libera Torino, Arci Torino, Anpi Nicola Grosa, Spi-Cgil San Salvario, Circolo Sud, Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario, Sport8, Associazione Baretti, Donne per la difesa della società civile, Asai, Manzoni People, Pentesilea, LaQUP aps, Ziggy Club, Cineteatro Maffei, Miranda aps, Pd San Salvario / Borgo po / Cavoretto, Sinistra Ecologista, Liberi Uguali Verdi, Articolo uno, Miranda, Coop. soc. Atypica, Oplà, San Salvario Emporium, Ass. Solco, Coop. soc. Accomazzi, Tiaré, Opportunanda, Tutti per San Salvario, Glocal Sounds, Spi CGIL Lega 8, Manamanà, Associazione dei sardi in Torino “Antonio Gramsci”, Comitato Torino 8 in Azione, Comitato Moncalieri – Area Metropolitana Torino Sud in Azione, Sinistra Italiana provinciale, Chiesa Valdese, Anpi provinciale, Gris Piemonte, Gruppo Abele, Acmos.

Il Tomato è resistente

Il Tomato Backpackers Hotel, uno dei luoghi più accoglienti di San Salvario e di Torino, ha riaperto dopo aver resistito alla pandemia per la felicità dei suoi ospiti e non solo.

Da oggi il Tomato è ancora più resistente con il nostro manifesto sulle lapidi. Seguite il suo esempio, il manifesto ve lo portiamo noi.

Grazie Tommaso!

 

Due bandiere per la pace

“Si fermi il frastuono delle armi. Non si costruisce la pace distruggendo l’altro” Papa Francesco.

La nostra sezione non può che accogliere l’appello di Gad Lerner: “Affianchiamo la protesta contro i guerrafondai le bandiere di Israele e Palestina”. Appello che potete che potete leggere sotto per intero. 

La nostra sezione non può che accoglierlo, sottoscriverlo e invitare forze politiche, associazioni realtà religiose e cittadini a farlo.  L’appello è coerente con il nostro lavoro di facilitatore di incontri tra le diverse realtà religiose del quartiere San Salvario e il mondo laico: noi che abbiamo “accompagnato” l’imam in sinagoga e il rabbino in moschea;  che abbiamo offerto la Costituzione in arabo in moschea; che abbiamo riunito nelle piazze del quartiere, nelle biblioteche, nella casa del quartiere rappresentanti della Chiesa Valdese, della Moschea, del mondo ebraico e della Chiesa Cattolica. 

Quello che sta accadendo tra Israele e Palestina va oltre una guerra tra stati, è ormai odio etnico e religioso, è caccia all’uomo. Scrive Gad Lerner: “Ma dobbiamo pur dircelo: del nostro imbarazzato tacere stanno approfittando i fanatici che si promettono morte fra vicini di casa.” Quello che sta accadendo tra Israele e Palestina è contagioso, questo contagio va fermato perché potrebbe avvelenare anche luoghi come il nostro quartiere. 

Dobbiamo riprendere tutte le iniziative che ci vedano di nuovo tutti insieme. A cominciare da questa: “Due bandiere per la pace”.

Per aderire basta commentare sotto il post.


L’articolo appello di Gad Lerner

AFFIANCHIAMO NELLA PROTESTA CONTRO I GUERRAFONDAI LE BANDIERE D’ISRAELE E PALESTINA

Osserviamo costernati le manifestazioni in cui viene bruciata la bandiera israeliana e anche tanti giovani immigrati di seconda generazione gridano in arabo “yahoud kalabna”, “gli ebrei sono i nostri cani”. A loro la memoria della Shoah dice poco o nulla, al cospetto delle sofferenze dei palestinesi. Anche a causa di quelle immagini la paura di criticare Israele ci paralizza, soprattutto mentre piovono razzi sulle sue città. Ma dobbiamo pur dircelo: del nostro imbarazzato tacere stanno approfittando i fanatici che si promettono morte fra vicini di casa. Come la notte del 22 aprile scorso, quando squadristi dell’estrema destra a Gerusalemme assalivano per strada i loro concittadini palestinesi al grido “mavet laaravim”, “morte agli arabi”, provocando 105 feriti, per vendicarsi della diffusione di un video in cui un ebreo ortodosso veniva sopraffatto e umiliato. Oggi che la guerra infuria non solo ai confini d’Israele ma nel cuore delle città-miste, rendendole invivibili, la minoranza che laggiù si sforza di praticare l’alternativa di una pace fra uguali viene accusata di tradimento. Gli estremisti che chiedono l’”ebraicizzazione” e perfino l’esodo forzato degli arabi, hanno già i numeri per condizionare gli equilibri di governo. E gettano benzina sul fuoco per contare sempre di più. Ormai mi sono abituato a sopportare questa accusa di tradimento, estesa peraltro a tanti israeliani che la pensano come me. Ma credo sia giunto il momento che i democratici italiani, proprio perché preoccupati per la sicurezza presente e futura dello Stato d’Israele, imparino a esprimergli a voce alta le critiche sussurrate lontano dai riflettori. Da veri amici. Si facciano promotori di manifestazioni contro i guerrafondai in cui possano sfilare una accanto all’altra le bandiere d’Israele e della Palestina. Senza pericolo di venir bruciate.

 

Il senso del nostro lavoro…

Mentre finivamo di applicare i QRcode alle lapidi della circoscrizione 8, abbiamo avuto una piacevole conversazione con una signora che abita in una casa su cui è affissa una delle lapidi e che ci ha chiesto di portare un saluto alla nipote del partigiano ucciso.
Raffaele Scassellati è da anni in contatto con lei, tesserata nella nostra sezione, e le ha inviato la foto e i saluti della signora.


Questa è la sua risposta:

“Grazie mille per la foto e tutto il meraviglioso lavoro che fate per mantenere vivi ricordi che il tempo tende a svanire – ogni tanto mi chiedo come le nuove generazioni – che non hanno avuto nessun racconto diretto attraverso nonni e genitori – possano immaginare quanto orrore e quanto sacrificio ci siano nella nostra storia. Vivendo all’estero e lavorando in un ambiente internazionale da da più di 30 anni ho avuto occasione di parlare con persone di varie nazionalità scoprendo che c’è gente (laureata) che non sa cosa sia stato il Nazismo…

Graziella è una persona deliziosa con un cuore più grande di lei, il suo sorriso illumina la lapide che per me è sempre motivo di orgoglio, ma anche di tristezza visto che purtroppo il mio nonnino non l’ho potuto conoscere.

Grazie anche per la tessera e il prezioso biglietto di accompagnamento – tra mille difficoltà stiamo preparando il nostro rientro in Italia quindi in futuro sarà più facile conoscerci di persona.

Un saluto affettuoso,
Carla”

Il senso del nostro lavoro è anche questo: mantenere il contatto con le persone qui e ora, parlare con i vivi di oggi dei fatti di un ieri non così distante.
La Storia si scrive sui libri, ma bisogna anche farla arrivare alle persone intorno a noi.

Grazie, Carla e Graziella!

QR Code resistenti

Questo fine settimana inizieremo l’installazione delle placchette Qr code sotto le lapidi dei caduti della Resistenza nei quartieri San Salvario, Borgo Po e Cavoretto.

Il QR code, inquadrandolo con lo smartphone, consente di accedere ad una scheda presente su questo sito con le informazioni relative ai caduti e i link per maggiori approfondimenti (Istoreto, MuseoTorino…).

Quella del QR code è una modalità democratica, accessibile a tutti e gratuita, che consente di essere informati e, nel caso, di approfondire andando sui siti degli enti e dei musei i cui link sono riportati sulla scheda.
Pochi euro di spesa e la buona volontà di chi ha lavorato alle schede e andrà ad installare le placchette.

Il progetto sarà accompagnato da un manifesto che sarà affisso nei quartieri grazie al patrocinio della circoscrizione otto e da un formato A3 che sarà distribuito nelle scuole e nei luoghi di aggregazione. 

Il manifesto, che potete vedere e provare sotto, può essere scaricato qui.

Ringraziamo l’assessorato al patrimonio per l’autorizzazione e per la concessione del patrocinio.

Grazie ad Augusto Montaruli e Massimo Pizzoglio per l’ideazione e la realizzazione del progetto.

 

 

A passo di Resistenza 2013

Nel corso dell’iniziativa “Un tweet per Resistere”, la cronaca la potete leggere su Ottoinforma,  con le studentesse e gli studenti di alcune scuole della nostra circoscrizione è stato presentato, dal nostro presidente Raffaele Scassellati, il programma e gli eventi che caratterizzeranno “A passo di Resistenza 2013”. Programma che potete leggere di seguito o scaricare qui e che vi preghiamo di condividere diffondendo questo post.

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