I Qr Code della Grosa vanno in trasferta

Siamo stati invitati a partecipare alla mostra “Douleurs e tourments – Les victimes civiles dans les conflits européens du XXe siècle 1914-1945” (Dolori e tormenti – Vittime civili nei conflitti europei del XX secolo 1914-1945) organizzata da L’Association pour le devoir de mémoire e la Federation des Groupements Français de Monaco nel Principato di Monacoche ospiterà il manifesto con i Qr Code che la nostra sezione ha posato sotto le lapidi dei martiri della Resistenza nei quartieri di San Salvario, Cavoretto e Borgo Po.

E’ un riconoscimento importante del nostro lavoro, che si sta estendendo a tutta la città, e questo invito nasce grazie ai contatti tenuti della nostra vice presidente Rosanna Barello con la FGFM e la sua presidente, Danielle Merlino.

La mostra ha carattere internazionale e prevede un ciclo di conferenza sul tema delle vittime civili delle due guerre mondiali.

Orgogliosi di portare l’ANPI tutta, la nostra città e il nostro lavoro in un contesto così importante e di continuare a rapportarci costruttivamente con le altre associazioni, in Italia e all’estero.


 

Il murale di Hector “Mono” Carrasco

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

L’idea del murale nasce da una richiesta dell’associazione dei cileni in Italia “El Caleuche”1 che ci ha chiesto di collaborare alla sua realizzazione grazie
alla disponibilità dell’artista cileno Hector “Mono” Carrasco2.

Il murale è un omaggio alla poetessa Gabriela Mistral3, primo premio nobel ispano-americana, al partigiano Nicola Grosa4 cui è dedicata la nostra sezione, alla multiculturalità del quartiere San Salvario.

Invece del fucile il partigiano ha dei garofani, un omaggio al simbolo della  rivoluzione portoghese che nel 1974 pose fine alla dittatura in Portogallo. Qui potete leggere la storia dei garofani rossi: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.
Sono inoltre presenti simboli della natura cilena, come l’albero di araucaria e, soprattutto, le rose di Atacama, fiori che sbocciano nel deserto appena cadono poche gocce d’acqua, rendendo la desolazione un trionfo della vita e del colore: simbolo di rinascita e di speranza. 

La realizzazione del murale, su precisa richiesta dell’autore, che non ha voluto alcun compenso, è stata compiuta in forma partecipata con il coinvolgimento dei ragazzi e degli animatori che frequentano Casa Garibaldi5, sui cui muri è stato dipinto, e della comunità cilena oltre a iscritti della nostra sezione.

L’opera, che ha ottenuto il patrocinio della circoscrizione Otto, vuole anche contribuire alla riqualificazione della zona Parri dove ha sede Casa Garibaldi.

 

1. Il Caleuche, la barca fantasma dell’isola di Chiloé

La leggenda del Caleuche narra di una barca fantasma carica di streghe che solca le acque del Pacifico del Sud apparendo con una certa frequenza durante la notte lungo la costa.

Nei periodi di bassa marea, attraverso la nebbia che sovrasta l’oceano, è possibile distinguere l’incedere dell’imbarcazione illuminata che procede al ritmo della musica, come se fosse in corso una festa. Il mito vuole che chi si trovi ad assistere allo spettacolo assuma le sembianze di foche e leoni marini o, nei casi peggiori, venga portato via dal Caleuche.

2. Hector Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nome clandestino e provvisorio, cui vero nome è Héctor Carrasco, (Santiago del Cile, 1954), grafico, muralista, promotore culturale, fondatore della Brigada Ramona Parra (gruppo muralista cileno), vive e lavora in Italia dal 1974, anno in cui è arrivato dal suo paese come rifugiato politico, dopo l’avvento della dittatura di Augusto Pinochet. Nel 1971 in un quartiere popolare di Santiago dipinge, con il famoso artista Roberto Sebastian Matta, un’importante opera murale, coperta più volte negli anni dalla dittatura, oggi restaurata e resa Patrimonio Culturale del paese. 

In Italia e in Europa dipinge centinaia di murales: nelle piazze, sui muri delle città, nei teatri, nelle scuole e nelle palestre di grandi e piccoli paesi.
Ha creato numerosi gruppi di pittura collettiva con i giovani, in diverse città, realizzando opere che oggi rimangono come testimonianza visiva del suo percorso nell’arte popolare collettiva della pittura murale.

Operatore culturale, curatore di mostre tematiche e realizzatore di progetti per grandi eventi come fiere di settore e mostre multimediali, nel Luglio del 2004 l’Ambasciata del Cile a Roma gli conferisce la Medaglia Pablo Neruda, onorificenza governativa promossa dalla Fundación Pablo Neruda.

Rappresentante in Italia del gruppo musicale Inti Illimani Histórico.

Libri pubblicati: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milano, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milano; Inti Illimani, Storia e mito, Ricordi di un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Tratto dal sito dal sito https://muralescarrasco.com dove trovate altre info

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 aprile 1889 – New York, 10 gennaio 1957

Gabriela Mistral, pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; è stata una poetessa, educatrice e femminista cilena.
Fu la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1945.
I temi centrali delle sue opere sono l’amore, l’affetto per la madre, le proprie memorie dolorose, la tristezza e la guarigione.

Gabriela Mistral nasce a Vicuña, dove prosegue la sua formazione scolastica fino alle secondarie. Suo padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abbandona la famiglia quando la Mistral ha appena tre anni. A quattordici, è già in grado di sostenere finanziariamente sia se stessa che sua madre, Petronila Alcayaga, lavorando come aiuto-insegnante. Grande sarà sempre l’affetto tra lei e la sua genitrice, tant’è che alla morte di quest’ultima, nel 1929, Gabriela arriverà a dedicarle la prima sezione del suo libro Tala.

Nel 1904 pubblica alcuni tra i suoi primi poemi, come ad esempio Ensoñaciones, Carta Íntima e Junto al Mar, nel locale giornale El Coquimbo de La Serena, usando vari pseudonimi.

Nel 1906, proprio mentre lavora come insegnante, incontra Romeo Ureta, un lavoratore delle ferrovie, che però si suiciderà nel 1909.
La presenza del dolore nella poetica della Mistral, già ampiamente dedicata al tema della morte, giungerà, a causa di tale evento, ad assumere una consistenza ben maggiore di quella di qualsiasi altro suo predecessore all’interno della poesia Latinoamericana. Altra influenza prepotente è quella dovuta al modo estremamente appassionato con il quale, sempre, la Mistral porterà avanti le proprie amicizie, tanto maschili che femminili.

I primi segni del successo coincidono con il dicembre del 1914, allorquando viene insignita del primo premio in una competizione letteraria nazionale, denominata Juegos Florales svoltasi a Santiago, per la composizione Sonetos de la Muerte. Da quel momento in avanti, adotterà sempre lo pseudonimo di Gabriela Mistral in pressoché tutti i suoi scritti.
La spiegazione di questo suo pseudonimo risiede nell’unione dei nomi dei suoi due poeti preferiti: Gabriele d’Annunzio e Frédéric Mistral.

Nel 1922 viene invitata in Messico dal locale Ministro dell’Educazione, come parte di un piano di riforma scolastica e libraria con l’intento di far decollare l’istruzione di quel Paese.

Pubblica Desolación, e con esso arriva anche la fama internazionale. Un anno più tardi giunge Lecturas para Mujeres, testo in prosa e versi dedicato all’esaltazione dei temi della materità, della cura dell’infanzia, e del nazionalismo.

Tornata in Cile, le viene conferito il titolo accademico di Professore di lingua spagnola presso l’Universidad de Chile.

La sua statura internazionale le fa compiere un giro di letture, dapprima negli Stati Uniti d’America, e poi in Europa, nel 1924, continente, quest’ultimo, che visita per la prima volta, ma con il quale stabilisce da subito un legame potente, tanto da pubblicare a Madrid il suo nuovo volume, Ternura, una collezione di composizioni scritta principalmente per i bambini, ma che spesso si concentra sul corpo femminile.

L’anno successivo, fa ritorno in America Latina, con visite in Brasile, Uruguay, e Argentina. Finalmente in Cile, le viene riconosciuta una pensione, ed abbandona l’insegnamento.

Tra il 1925 ed il 1934, vive in Francia e Italia. Durante questi anni lavora per la League for Intellectual Co-operation della Società delle Nazioni. Tiene lezioni anche presso il Barnard College della Columbia University, nonché presso il Vassar College e la University of Puerto Rico.

Al pari di molti artisti ed intellettuali dell’America del Sud, la Mistral diviene anche console del Cile, dal 1932 fino alla sua morte, svolgendo tale compito nelle città di Napoli in Italia, Madrid in Spagna, Petrópolis in Grecia, Nizza in Francia, Lisbona in Portogallo, Los Angeles e Santa Barbara negli Stati Uniti, Veracruz in Messico, Rapallo e Napoli, nuovamente in Italia e, per finire, New York. Pubblica centinaia di articoli in periodici e giornali di pressoché tutti i Paesi di lingua Spagnola.

Nel 1938, a Buenos Aires, grazie all’aiuto dell’amica di lunga data e corrispondente Victoria Ocampo, una nuova opera, Tala, fa la sua comparsa. I ricavi delle vendite vengono devoluti ai bimbi resi orfani dalla Guerra Civile Spagnola.
Questo volume include vari poemi che esaltano gli usi ed il folklore del Sud America e dell’Europa mediterranea. La Mistral riesce a fondere in maniera unica questi due temi, cosa che ci fornisce una chiave sul perché ci si riferisca talora a lei con la locuzione ‘india vasca,’ ossia ‘india basca’. 

Da https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nato nel 1904 nella Torino proletaria, figlio di operai dipendenti della Manifattura Tabacchi (la madre) e della Fiat, egli fu testimone delle lotte che i suoi genitori combatterono sia contro l’entrata in guerra sia, in seguito, durante il Biennio Rosso. In gioventù, come apprendista operaio, Nicola partecipò all’occupazione delle fabbriche e poi, a capo della 1a Centuria degli Arditi del Popolo, si scontrò più volte con i fascisti e subì alcuni mesi di carcere. Antifascista della prima ora, svolse un ruolo fondamentale negli anni della clandestinità. Fu sorvegliato e spesso segnalato, tanto da dover lasciare Torino per trasferirsi a Imperia, dove era meno conosciuto. Dopo l’8 settembre 1943, Grosa capì che era venuto il momento di imbracciare le armi e, dopo aver collaborato a far raggiungere le valli di Lanzo a un gruppo di prigionieri inglesi detenuti nel campo di prigionia di Sambuy (frazione di San Mauro Torinese), egli stesso si spostò nell’alto Canavese dove, con il nome di “Nicola”, fu commissario politico della 46a Brigata Garibaldi, poi riorganizzata come 2a Divisione d’assalto Garibaldi, nella quale combattevano anche russi, inglesi, cecoslovacchi e jugoslavi. Dopo l’unificazione delle bande avvenuta all’inizio della primavera 1945, egli fu nominato vice commissario della III Zona.
Presidente dell’ANPI provinciale di Torino per ben tredici anni a partire dal 1947, come responsabile dell’Ufficio dell’assistenza post bellica della Prefettura torinese promosse interventi determinanti per la risoluzione di parecchie situazioni di disagio tra la popolazione, causate da malattia, disoccupazione e precarietà sociale ed economica. Tra il 1951 e il 1970 fu anche consigliere comunale di Torino per il PCI.

Dopo la fine della guerra, Nicola Grosa decise inoltre di dedicare il resto della propria vita alla testimonianza e alla memoria (…).
Innanzi tutto ebbe una parte fondamentale nell’edificazione di monumenti e nella posa di lapidi dedicate ai caduti della Resitenza.
Fu lui, ad esempio, a portare in cima al monte Bianco, nel 1954, una lastra marmorea commemorativa della vittoria del 25 aprile 1945; fu sua l’idea di edificare, nel primo decennale di questa vittoria, la torre-monumento che svetta a tutt’oggi sulla sella del colle del Lys, tra valle di Susa e valle di Viù. (…)
Instancabile fu nel lavoro del recupero delle salme dei combattenti partigiani ancora sepolte in montagna o sistemate in modo provvisorio nei cimiteri di paese.
Ciò per dar loro degna sepoltura, dapprima nel Campo della Gloria e in seguito in quello che divenne il nuovo Sacrario della Resistenza, nel Cimitero Monumentale di Torino.

Nicola Grosa morì il 20 agosto 1978.

Tratto da https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5 Casa Garibaldi

È la realtà associativa che ora gestisce l’ex circolo Garibaldi, si occupa di sociale, educativa e sport soprattutto per ragazzi. 

Il circolo Garibaldi è un pezzo importante di storia dell’antifascismo e movimento operaio torinese.

Per saperne di più: https://www.casagaribaldi.eu

 

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

La idea del mural nació de la propuesta de la asociación de chilenos y chilenas en el Piamonte “El Caleuche, que nos invitó a colaborar en su realización gracias a la disponibilidad del artista chileno Héctor “Mono” Carrasco.

El mural es un homenaje a la poetisa Gabriela Mistral, primera premio Nóbel hispanoamericana, al partisano Nicola Grosa, al que está dedicada nuestra sección, y a la multiculturalidad del barrio de San Salvario.

En lugar de un fusil, el partisano lleva claveles, un homenaje al símbolo de la revolución portuguesa que acabó con la dictadura en Portugal en 1974. Puede leer la historia de los claveles rojos aquí: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.

También hay símbolos de la naturaleza chilena, como la Araucaria y, sobre todo, las rosas de Atacama, flores que florecen en el desierto en cuanto caen unas gotas de agua, haciendo de la desolación un triunfo de la vida y el color: un símbolo de renacimiento y esperanza. 

La realización del mural, a petición precisamente del autor, que no quiso ninguna remuneración, se llevó a cabo de forma participativa con la intervención de los niños, niñas y animadores culturales que frecuentan la Casa Garibaldi, en cuyos muros se pintó. Participaron también en su realización la comunidad chilena y latinoamericana, así como de los miembros de nuestra sección.

La obra, que obtuvo el patrocinio del distrito ocho, también pretende contribuir a la reurbanización de la zona de Parri, donde se encuentra la Casa Garibaldi.

1. El Caleuche, el barco fantasma de la isla de Chiloé

La asociación de chilenos y chilenos en Piamonte adoptó el nombre de “El Caleuche” de la leyenda chilota que habla de un barco fantasma navegado por brujos y espíritus que surca las aguas del sur de Chile. El barco aparece con frecuencia por la noche a lo largo de las costas del Pacífico.

Con la marea baja, a través de la niebla que se cierne sobre el océano, es posible distinguir el avance de la embarcación iluminada mientras avanza al ritmo de la música, como si se estuviera celebrando una fiesta. El mito dice que quienes presencian el espectáculo adoptan la apariencia de focas y leones marinos o, en el peor de los casos, son arrastrados por el Caleuche.

2. Héctor Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nombre clandestino y provisional, cuyo verdadero nombre es Héctor Carrasco, (Santiago de Chile, 1954), diseñador gráfico, muralista, promotor cultural, fundador de la Brigada Ramona Parra (grupo muralista chileno), vive y trabaja en Italia desde 1974, año en que llegó de su país como refugiado político, tras la dictadura de Augusto Pinochet. 

En 1971, en un barrio obrero de Santiago, pintó, junto con el famoso artista Roberto Sebastián Matta, un importante mural, cubierto varias veces a lo largo de los años por la dictadura, que ahora ha sido restaurado y forma parte del patrimonio cultural del país. 

En Italia y Europa, pintó cientos de murales: en plazas, en muros de ciudades, en teatros, escuelas y gimnasios de ciudades grandes y pequeñas.

Ha creado numerosos grupos de pintura colectiva con jóvenes, en diferentes ciudades, creando obras que hoy quedan como testimonio visual de su recorrido en el arte popular colectivo de la pintura mural.

Operador cultural, comisario de exposiciones temáticas y creador de proyectos para grandes eventos como ferias y exposiciones multimedia, en julio de 2004 la Embajada de Chile en Roma le concedió la Medalla Pablo Neruda, un honor gubernamental promovido por la Fundación Pablo Neruda.

Representante en Italia del grupo musical Inti Illimani Histórico.

Libros publicados: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milán, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milán; Inti Illimani, Historia y mito, memorias de un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Texto extraído del sitio web https://muralescarrasco.com 

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 de abril de 1889 – Nueva York, 10 de enero de 1957

Gabriela Mistral, pseudónimo de Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; fue una poeta, educadora y feminista chilena.

Fue la primera mujer hispanoamericana en ganar el Premio Nobel de Literatura en 1945.

Los temas centrales de sus obras son el amor, la ruralidad chilena, la justicia social, la tristeza y la curación.

Gabriela Mistral nació en Vicuña, donde continuó su educación escolar hasta la secundaria. Su padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abandonó a la familia cuando Mistral tenía sólo tres años. A los catorce años, ya es capaz de mantenerse económicamente a sí misma y a su madre, Petronila Alcayaga, trabajando como ayudante de profesor. El afecto entre ella y su madre será siempre grande, hasta el punto de que, a la muerte de ésta, en 1929, Gabriela llegará a dedicarle la primera sección de su libro Tala.

En 1904, publicó algunos de sus primeros poemas, como: Ensoñaciones, Carta Íntima y Junto al Mar, en el periódico local El Coquimbo de La Serena, utilizando varios seudónimos.

En 1906 mientras trabajaba como profesora, conoció a Romeo Ureta, un trabajador ferroviario que se suicidó en 1909. Debido a este acontecimiento, la presencia del dolor en la poética de Mistral comenzó a asumir una presencia mucho mayor que la de cualquiera de sus predecesores dentro de la poesía latinoamericana. Otra influencia preponderante se debe a la forma extremadamente apasionada en que, Mistral, perseguirá a sus amistades, tanto masculinas como femeninas.

Los primeros indicios de éxito coinciden con diciembre de 1914, cuando obtiene el primer premio en un concurso literario nacional, denominado Juegos Florales celebrado en Santiago, por su composición Sonetos de la Muerte. A partir de entonces, siempre adoptó el seudónimo de Gabriela Mistral en prácticamente todos sus escritos.

La explicación de su seudónimo reside en la unión de los nombres de sus dos poetas favoritos: Gabriele d’Annunzio y Frédéric Mistral.

En 1922, fue invitada a México por el ministro de Educación mexicano, como parte de un plan de reforma escolar y del libro con la intención de hacer despegar la educación en ese país. Publicó Desolación, y con ella llegó la fama internacional. Un año después llegó Lecturas para Mujeres, un texto en prosa y verso dedicado a la exaltación de los temas de la maternidad, el cuidado de los hijos y el nacionalismo.

De vuelta a Chile, obtuvo el título académico de Profesora de Lengua Española en la Universidad de Chile.

Su proyección internacional la llevó a realizar una gira de lectura, primero por los Estados Unidos de América, y luego por Europa, en 1924, este último, que visitaba por primera vez, pero con el que enseguida estableció un poderoso vínculo, hasta el punto de publicar en Madrid su nuevo volumen, Ternura, una colección de composiciones escritas principalmente para niños, pero a menudo centradas en el cuerpo femenino.

Al año siguiente, volvió a América Latina, con visitas a Brasil, Uruguay y Argentina. Finalmente, en Chile, se le concedió una pensión y abandonó la enseñanza.

Entre 1925 y 1934, vivió en Francia e Italia. Durante estos años, trabajó para la Liga de Cooperación Intelectual de la Sociedad de Naciones. También dio clases en el Barnard College de la Universidad de Columbia, así como en el Vassar College y en la Universidad de Puerto Rico.

Como muchos artistas e intelectuales de Sudamérica, Mistral también fue Cónsul de Chile, desde 1932 hasta su muerte, desempeñando esta labor en las ciudades de Nápoles en Italia, Madrid en España, Petrópolis en Grecia, Niza en Francia, Lisboa en Portugal, Los Ángeles y Santa Bárbara en Estados Unidos, Veracruz en México, Rapallo y Nápoles, de nuevo en Italia y, finalmente, Nueva York. Publicó cientos de artículos en revistas y periódicos de casi todos los países de habla hispana.

En 1938 apareció en Buenos Aires una nueva obra, Tala, gracias a la ayuda de su vieja amiga y corresponsal Victoria Ocampo. Los beneficios de las ventas se donan a los niños huérfanos de la Guerra Civil española.

Este volumen incluye varios poemas que ensalzan las costumbres y el folclore de Sudamérica y la Europa mediterránea. Mistral consigue fusionar estos dos temas de una manera única, lo que nos da la clave de por qué a veces se la llama “india vasca”. 

Desde https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nacido en 1904 en la ciudad de Turín.  Hijo de obreros empleados por la Manifattura Tabacchi (su madre) y la Fiat (su padre), fue testigo de las luchas que libraron sus padres tanto contra la entrada en la guerra como posteriormente durante el Biennio Rosso. En su juventud, como aprendiz de obrero, Nicola participó en la ocupación de las fábricas y luego, al frente de la 1ª Centuria de los Arditi del Popolo, se enfrentó varias veces a los fascistas y sufrió varios meses de cárcel. Antifascista precoz, desempeñó un papel fundamental en los años de clandestinidad. Era vigilado y denunciado con frecuencia, hasta el punto de que tuvo que dejar Turín y trasladarse a la ciudad de Imperia, donde era menos conocido. Después del 8 de septiembre de 1943, Grosa se dio cuenta de que había llegado el momento de tomar las armas y, tras ayudar a un grupo de prisioneros británicos recluidos en el campo de prisioneros de Sambuy (una aldea de San Mauro Torinese), llegó a los valles de Lanzo, Se trasladó a la zona del Alto Canavese donde, bajo el nombre de “Nicola”, fue comisario político de la 46ª Brigada Garibaldi, reorganizada posteriormente como 2ª División de Asalto Garibaldi, en la que también lucharon rusos, británicos, checoslovacos y yugoslavos. Tras la unificación de las bandas a principios de la primavera de 1945, fue nombrado subcomisario de la 3ª Zona.

Presidente de la ANPI provincial de Turín durante trece años a partir de 1947, como jefe de la Oficina de Asistencia de Posguerra de la Prefectura de Turín promovió intervenciones decisivas para resolver muchas situaciones de penuria entre la población, causadas por la enfermedad, el desempleo y la precariedad social y económica. Entre 1951 y 1970, también fue concejal en Turín por el PCI.

Tras el final de la guerra, Nicola Grosa también decidió dedicar el resto de su vida al testimonio y al recuerdo. En primer lugar, desempeñó un papel fundamental en la construcción de monumentos e instalación de placas dedicadas a los caídos de la Resistencia. Fue él, por ejemplo, quien, en 1954, llevó a la cima del Mont Blanc una losa de mármol conmemorativa de la victoria del 25 de abril de 1945; de él fue la idea de construir, al cumplirse los diez primeros años de esta victoria, la torre-monumento que aún hoy se levanta en el collado del Lys, entre los valles de Susa y Viù. (…)

Fue incansable en la labor de recuperar los cuerpos de los combatientes partisanos que aún estaban enterrados en las montañas o, temporalmente, en los cementerios de los pueblos.

De este modo, se les dio una sepultura digna, primero en el Campo de la Gloria y después en lo que se convirtió en el nuevo Santuario de la Resistencia, en el Cementerio Monumental de Turín.

Nicola Grosa murió el 20 de agosto de 1978.

Texto extraído de: https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5. Casa Garibaldi

Asociación que ahora gestiona el antiguo club Garibaldi, y que participa en actividades sociales, educativas y deportivas, especialmente para los jóvenes. 

El club Garibaldi es una pieza importante de la historia del antifascismo y del movimiento obrero de Turín.

Más información: https://www.casagaribaldi.eu

Carlo Smuraglia

Ci ha lasciati Carlo Smuraglia, già presidente dell’ANPI e ora presidente emerito. Ci ha lasciati un partigiano, un difensore della Costituzione. Una bella persona. Dalla schiena dritta. Noi lo ricordiamo in moschea a Torino, in via Saluzzo, quando partecipò alla consegna della Costituzione in arabo. E’ un compito maledettamente complicato raccogliere il testimone di persone come Carlo Smuraglia. 

Grazie di tutto Presidente!

Un caffè scorretto

Caro Gramellini,

Mi sarebbe piaciuto incontrarla nelle strade del mio quartiere come capitava quando lavorava per La Stampa e scambiare due chiacchiere sul suo “Caffè” uscito oggi, 12 aprile, sul Corriere.

Le avrei detto, con tutta la gentilezza e pacatezza del caso, che di tutto abbiamo bisogno salvo della banalizzazione delle questioni serie. Il suo corsivo, come diceva il grande Groucho Marx, lo avrebbe scritto meglio un bambino di cinque anni.

Guardi caro Gramellini, io posso concordare con l’affermazione che il problema sia la P, ma non quella di Putin.
Io posso anche concordare sul giudizio in merito al manifesto, anzi ci sarei andato giù più pesante… Bandiere di “traverso” a parte, lo vede quell’omino al centro? A proposito di P.

Però, caro Gramellini, definire l’ANPI associazione putiniani d’Italia offende e non dice la verità. Anzi la banalizza e lei mi diventa ad acclamazione presidente dell’ANBI (associazione nazionale banalizzatori d’Italia).
All’interno dell’Associazione c’è discussione e dibattito, c’è sofferenza. Chieda al presidente emerito Carlo Smuraglia, all’ANPI Milano, Bologna…o a Gad Lerner che spesso invita nel suo talk show.
Quindi non banalizzi e soprattutto non offenda e non dia carburante a chi vorrebbe scioglierla l’ANPI. Può immaginare chi vorrebbe scioglierla: i veri amici di Putin. Le devo fare i nomi?

In questi giorni la sezione ANPI Nicola Grosa sta tesserando nuovi iscritti, tanti giovani e donne. Anche tanti che non condividono la presa di posizione ufficiale dell’associazione, ma riconoscono il lavoro che le sezioni ANPI fanno sul e per il territorio. La nostra sezione ha preparato iniziative per il 25 Aprile che dedicherà a Beppe Fenoglio; ha devoluto un cifra per noi importante ad una ONG – Rainbow for Africa – che ha portato medici e medicinali in Ucraina. Vice presidente della nostra sezione è un profugo siriano e siamo pronti ad accogliere profughi ucraini e dissidenti russi purché si riconoscano nei nostri valori, quello sanciti dalla Costituzione.

E facciamo tante altre cose in continuità con quelle organizzate in passato nei nostri quartieri: una su tutte la consegna della Costituzione in arabo in moschea alla presenza e in collaborazione delle autorità politiche e delle altre fedi che operano nel quartiere (San Salvario).

Nessuno tocchi l’ANPI, criticate il conducente, criticate la linea politica del conducente. Ma non toccate l’ANPI per piacere. Non si banalizza una Storia, non si banalizza offendendo tutti i volontari che lavorano alla salvaguardia e al rispetto della memoria. E non solo.

Se dovesse passare da queste parti mi avvisi, le offro molto volentieri un caffè. Buono. Anzi corretto!

Augusto Montaruli – Presidente sezione Nicola Grosa 

Ps: se vuol saperne di più questo è il nostro sito: www.anpinicolagrosa.it

Precisazione di Gianfranco Pagliarulo intervistato da ANSA

Riportiamo qui le dichiarazione all’ANSA del presidente Pagliarulo che meglio precisa il comunicato stampa: https://www.anpi.it/articoli/2666/pagliarulo-allansa-sappiamo-benissimo-chi-e-laggressore-labbiamo-sempre-denunciato-e-condannato


Ucraina: Anpi, sappiamo chi è l’aggressore, ma serve commissione

(ANSA) – ROMA, 05 APR – “Sappiamo benissimo chi è l’aggressore, l’abbiamo sempre denunciato e condannato, anzi siamo stati probabilmente tra i primi a condannare l’invasione. Ma serve comunque una commissione d’inchiesta neutrale per appurare i fatti e specifiche responsabilità”. Così Gianfranco Pagliarulo, torna a parlare con l’ANSA del massacro di Bucha, in Ucraina. “Con quasi ogni certezza – continua – sono stati i russi. Ciò non toglie la necessità di una commissione per appurare le responsabilità specifiche in capo al comandante o altri ufficiali. Non mi pare una cosa da poco. Ci dev’essere un processo prima di una condanna”. “La nostra stessa dichiarazione l’ha fatta il segretario dell’Onu Guterres ma nessuno ha avuto nulla da ridire – specifica Pagliarulo -. C’è un pregiudizio di alcune persone e alcune aree contro l’Anpi. È triste constatare come da settimane ci sia un avvelenamento del dibattito pubblico, un’isteria che prende a bersaglio chi ha opinioni diverse o si suppone le abbia. Non è un problema dell’Anpi ma della democrazia nel nostro Paese, così si indebolisce il libero dibattito”. (ANSA).

(ANSA) – ROMA, 05 APR – “Sfileremo anche con le bandiere della pace e sicuramente ci saranno anche quelle dell’Ucraina. Saranno le benvenute”. Così il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, parla con l’ANSA del tradizionale corteo per la festa della Liberazione, in programma il 25 aprile. (ANSA).

Un corsivo vergognoso

Un attacco vergognoso a Pagliarulo quello di Aldo Grasso sul Corriere oggi che lo definisce con virgolette ipocrite “putiniano d’Italia”.
Come se l’ANPI e Pagliarulo stesso non avessero condannato in modo fermo l’invasione dell’Ucraina.
La colpa di Pagliarulo e della maggioranza dell’ANPI è essere contrari alla fornitura di armi e di chiedere tutti gli sforzi diplomatici possibili per arrivare ad un accordo che porti alla pace. 
Come il Papa, putiniano d’Italia anche lui? Come moltissime persone in Italia, tutte putiniane?

La guerra in Ucraina è una cosa maledettamente seria, dolorosa ridurla in barzelletta da pseudo commentatori ipocriti e bugiardi fa male. Maledettamente male. 


Qui l’intervista a Pagliarulo sul Fatto:
Personalmente da presidente di una sezione ANPI sono pieno di dubbi, quello che posso fare è provare a mettermi nei panni di un ucraino. E’ evidente che sarei per il massimo sostegno in armi e in tutto ciò che serve per contrastare l’invasione russa.
Mi metto anche nei panni di un cittadino europeo e mi fa male constatare che parliamo solo di gas e di armi, lo stesso Zelensky non chiede a nessun paese europeo di mediare (preferisce Turchia USA e GB).
Mi fa male constatare che alla politica questa guerra dovrebbe fa fare un salto di qualità: chiedere una Costituzione europea per esempio che porti ad un’Europa federale, un’Europa che si batta per il disarmo nucleare, un’Europa che conti davvero.

Quindi i commentatori saputelli e in mala fede di questo dovrebbero occuparsi invece di sparare balle sull’ANPI.

Perché la tessera ANPI

Un amico mi ha detto che non capiva il senso dell’iscriversi all’ANPI: “i partigiani sono quasi tutti morti e io non sono partigiano”.

C’è una risposta facile e un’altra più complessa da dare al mio amico.

La risposta facile: partigiani è stare dalla parte di chi lo era sul campo, “manutenere” la memoria, difendere i valori di quella lotta. Essere eredi, meritandoselo, di quelle donne e di quegli uomini.  E anche celebrare, anzi festeggiare, il 25 Aprile. E pure il 2 di giugno che prima c’era la monarchia.

La riposta complessa richiede una domanda: Quella lotta che ci ha liberati, che ci ha dato dignità di popolo e poi la Repubblica e la Costituzione è compiuta? 

Io credo di no. 

Allora penso, credo, che la tessera ANPI e quindi il ruolo dell’ANPI sia proprio battersi perché quella lotta, essere allora partigiani in armi, diventi davvero compiuta. 

Vuol dire fare in modo che la Costituzione venga finalmente attuata. Dalla più bella del mondo alla più realizzata del mondo.

E penso anche che la presenza di gruppi neofascisti e neonazisti sempre più numerosi, basti leggere Berizzi per approfondire, impone una vigilanza costante che è proprio nei compiti dell’ANPI. Perchè scriveva Primo Levi: è successo quindi può succedere ancora.

Questo è il senso, per me della tessera ANPI. Questo è ciò che dobbiamo a quei partigiani che “sono quasi tutti morti”. Questo è ciò che ho tentato di dire al mio amico. 

Per questo è importante aderire all’ANPI. Per il resto ci sono i partiti e il voto.

Scriveteci e aderite se volete darci una mano: anpi.circ8@gmail.com.

25 Aprile 2022: i manifesti

Ecco i manifesti che grazie al patrocinio concesso e alla collaborazione della Circoscrizione Otto saranno affissi nei nostri quartieri nei prossimi giorni. I manifesti sono stati realizzati grazie alla collaborazione dell’Associazione Centro Studi di Letteratura, Storia, Arte e Cultura Beppe Fenoglio.

Clicca sul manifesto per ingrandire

 

L’ANPI provinciale condanna il “sedicente” CLN Novax

Pubblichiamo la ferma condanna dell’ANPI provinciale di Torino sulle vergognose affermazioni del professor Mattei che si paragona a quei docenti che rifiutarono la tessera del partito fascista, che vuole costituire un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale oltre a paragonarsi persino a Rosa Parks.

La Costituzione nata dal sacrificio di chi si è opposto al nazifascismo consente loro libertà di parola, ma obbliga moralmente noi a difenderla dall’oltraggio.

Crediamo anche sarebbe opportuno verificare se gli autori di quelle  affermazioni siano iscritti alla nostra associazione e in tal caso prendere gli opportuni provvedimenti.

Qui il comunicato dell’ANPI Provinciale

Dai forma all’antifascismo! 

Con questo invito la sezione ANPI Nicola Grosa indice il concorso grafico “Amici dell’ANPI 2022”, aperto a tutte le persone under 26, per la creazione di un adesivo/vetrofania da diffondere sul territorio della Circoscrizione 8 della Città di Torino. 

“La sezione ANPI Nicola Grosa indice un concorso grafico per la creazione di un adesivo/vetrofania da diffondere sul territorio della Circoscrizione 8 della Città di Torino presso gli esercizi e le attività che aderiranno alla campagna “Amici dell’ANPI”, sia in formato materiale sia digitale sui siti web/social utilizzati da chi intende aderire alla campagna. Si richiede che il prodotto creativo realizzato interpreti l’idea di vicinanza ai valori espressi dall’ANPI: si è scelto di definire questo concorso “Amici dell’ANPI” perché esprime con chiarezza l’idea di vicinanza, amicizia, condivisione e comunità. Il logo deve identificare l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI e la sezione Nicola Grosa, garantendone riconoscibilità e visibilità.”

Il concorso è riservato a tutte le persone nate dal 01/01/1996 ed è ammessa la partecipazione individuale o collettiva (gruppi informali, classi scolastiche…).

Scadenza 15 marzo 2022.

Leggi il bando qui (link)