Le “shopper” e la Costituzione

In primo piano

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”

Articolo 27 della Costituzione

Cerchiamo sempre di fare in modo che le nostre iniziative abbiano una coerenza con l’essere ANPI, con il concetto di “resistenti” e che sia presente un riferimento alla Costituzione.

Anche un progetto di realizzazione di una borsa per la spesa può essere legato ai nostri valori di riferimento. Quando abbiamo pensato di riproporre le nostre “shopper” avremmo potuto ordinarle su internet a basso costo, questo però non avrebbe dato “valore” e “valori” al nostro progetto. 

A dare valore alla nostra idea è stato l’incontro con Inforcoop Ecipa Piemonte, un’emanazione di Lega Coop e CNA Piemonte che gestisce laboratori di formazione professionale al Ferrante Aporti, tra i quali uno di serigrafia.

Li abbiamo contattati proponendogli una collaborazione progettuale, affidando loro la realizzazione delle nostre shopper.

Naturalmente non ci limiteremo solo ad un rapporto cliente fornitore, ma proprio per essere coerenti con i nostri valori stabiliremo con loro un rapporto di maggior interazione che partirà da un’iniziativa legata alla consegna delle shopper e donando alla biblioteca del Ferrante Aporti uno scaffale ANPI Grosa con graphic novel sul tema Costituzione, Resistenza e Libertà.

Le shopper riporteranno il claim della nostra campagna di tesseramento 2022: #iosonoresistente.

Il progetto è realizzabile grazie al contributo di 2.000 € che ci è stato offerto dalla Solve, azienda che già in passato aveva contribuito e reso possibile il concerto di Gianmaria Testa al Tempio Valdese per sostenere il Museo diffuso della Resistenza devolvendo 5.000 €.

Ringraziamo anche Cooperativa Letteraria per la selezione e la fornitura delle graphic novel, Guido Gulino che ha coordinato il progetto e Orlando Saggion per la realizzazione della grafica.

Le “shopper” saranno disponibile a partire dalla seconda metà di dicembre.

Il discorso completo al Senato di Liliana Segre

Di altissimo valore il discorso al Senato di Liliana Segre in occasione dell’inaugurazione della nuova legislatura.

Lo riportiamo qui:

Colleghe senatrici, Colleghi senatori,

rivolgo il più caloroso saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest’Aula. Con rispetto, rivolgo il mio pensiero a papa Francesco.

Certa di interpretare i sentimenti di tutta l’Assemblea, desidero indirizzare al presidente emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri e la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. Il presidente Napolitano mi incarica di condividere con voi queste sue parole: «Desidero esprimere a tutte le senatrici ed i senatori, di vecchia e nuova nomina, i migliori auguri di buon lavoro, al servizio esclusivo del nostro paese e dell’istituzione parlamentare ai quali ho dedicato larga parte della mia vita».

Rivolgo ovviamente anch’io un saluto particolarmente caloroso a tutte le nuove colleghe e a tutti i nuovi colleghi, che immagino sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende e dalla austera solennità di quest’aula, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi.

Come da consuetudine vorrei però anche esprimere alcune brevi considerazioni personali.

Incombe su tutti noi in queste settimane l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore…una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino».

Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva.

In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica.

Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!

Il Senato della diciannovesima legislatura è un’istituzione profondamente rinnovata, non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai 18 ai 25 anni, ma soprattutto perché per la prima volta gli eletti sono ridotti a 200.

L’appartenenza ad un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l’esempio.

Dare l’esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con “disciplina e onore”, impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse.

Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica “alta” e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.

Le elezioni del 25 settembre hanno visto, come è giusto che sia, una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte. E il popolo ha deciso. È l’essenza della democrazia.

La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l’imperativo di preservare le Istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell’interesse del paese, che devono garantire tutte le parti.

Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni partitiche e dell’esercizio dei diversi ruoli, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate, di emblemi riconosciuti.

In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione Repubblicana, che come disse Piero Calamandrei non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti.

Il popolo italiano ha sempre dimostrato un grande attaccamento alla sua Costituzione, l’ha sempre sentita amica.

In ogni occasione in cui sono stati interpellati, i cittadini hanno sempre scelto di difenderla, perché da essa si sono sentiti difesi.

E anche quando il parlamento non ha saputo rispondere alla richiesta di intervenire su normative non conformi ai principi costituzionali – e purtroppo questo è accaduto spesso – la nostra Carta fondamentale ha consentito comunque alla Corte Costituzionale ed alla magistratura di svolgere un prezioso lavoro di applicazione giurisprudenziale, facendo sempre evolvere il diritto.

Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata (come essa stessa prevede all’art. 138), ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un paese più giusto e anche più felice.

Il pensiero corre inevitabilmente all’articolo 3, nel quale i padri e le madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su “sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, che erano state l’essenza dell’ancien regime.

Essi vollero anche lasciare un compito perpetuo alla “Repubblica”: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Non è poesia e non è utopia: è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere quegli ostacoli!

Le grandi nazioni, poi, dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria.

Perché non dovrebbe essere così anche per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date “divisive”, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 aprile festa della Liberazione, il 1° maggio festa del lavoro, il 2 giugno festa della Repubblica?

Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell’esempio, di gesti nuovi e magari inattesi.

Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l’assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell’odio, contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni.

Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso: nella passata legislatura i lavori della “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” si sono conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento di indirizzo. Segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano.

Concludo con due auspici.

Mi auguro che la nuova legislatura veda un impegno concorde di tutti i membri di questa assemblea per tenere alto il prestigio del Senato, tutelare in modo sostanziale le sue prerogative, riaffermare nei fatti e non a parole la centralità del parlamento.

Da molto tempo viene lamentata da più parti una deriva, una mortificazione del ruolo del potere legislativo a causa dell’abuso della decretazione d’urgenza e del ricorso al voto di fiducia. E le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza.  

Nella mia ingenuità di madre di famiglia, ma anche secondo un mio fermo convincimento, credo che occorra interrompere la lunga serie di errori del passato e per questo basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei governi quando era minoranza, e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare.

Una sana e leale collaborazione istituzionale, senza nulla togliere alla fisiologica distinzione dei ruoli, consentirebbe di riportare la gran parte della produzione legislativa nel suo alveo naturale, garantendo al tempo stesso tempi certi per le votazioni.

Auspico, infine, che tutto il parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell’inflazione e dell’eccezionale impennata dei costi dell’energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi. In questo senso avremo sempre al nostro fianco l’Unione europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale.

Non c’è un momento da perdere: dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere i livelli di guardia e tracimare.

Senatrici e senatori, cari colleghi, buon lavoro!

Il voto del 25 settembre e la Costituzione

Il 25 settembre andremo a votare. La fine anticipata di questa legislatura ci porta alle urne in un mese insolito e in modo inaspettato e con non poche preoccupazioni.

La prossima legislatura per effetto di una riforma costituzionale vedrà ridotto il numero dei parlamentari che passeranno alla camera da 630 a 400 deputati e al senato da 315 a 200 senatori. Andremo a votare con una legge elettorale che non garantisce che tutti i territori siano realmente rappresentati in parlamento.

Inoltre con la riduzione dei parlamentari è molto probabile che una parte politica raggiunga la maggioranza assoluta, questo  consentirebbe alla coalizione vincente di attuare riforme costituzionale di parte, non condivise. E non si tratta di ipotesi ma di promesse elettorali sulle quali insiste una parte politica, queste promesse, tra le altre, sono flat tax e presidenzialismo. 

Sono riforme, flat tax e presidenzialismo, che richiedono modifiche alla Costituzione e, a nostro parere, vanno verso una repubblica autoritaria e fiscalmente ingiusta. Il presidenzialismo privo di contrappesi politici tra le istituzioni rischia di vedere un presidente della repubblica con più poteri e non super partes fil ruolo del parlamento ridimensionato. La riforma del fisco che andrebbe a modificare l’articolo 53 della Costituzione – “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” – sarebbe iniqua e a scapita delle classi più deboli mettendo a rischio i servizi pubblici come la sanità e la scuola.

E ancora la questione migranti, altro “cavallo di battaglia” di una parte politica, che potrebbe portare a modificare l’articolo 10 della Costituzione Italiana il quale prevede che uno straniero al quale nel suo Paese sia impedito di esercitare “le libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana”, ha diritto d’asilo nel territorio italiano, “secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Queste sono tra le maggiori questioni e preoccupazione che ci poniamo e su cui vi invitiamo a riflettere quando sceglierete come esprimere il vostro voto. 

Noi non diamo e non dobbiamo dare indicazioni di voto per un partito, ma questo non ci vieta, anzi ci obbliga per missione, di esprimere considerazioni e preoccupazioni e ad invitarvi a non disertare le urne.

Buon voto a tutte e tutti.

Il presidente ed il comitato della sezione ANPI Nicola Grosa

La giornata dell’ambiente e la Costituzione

Oggi, 5 giugno, è la giornata mondiale dell’ambiente. Nei mesi scorsi è stata approvata dal parlamento la modifica costituzionale che prevede maggiore tutela all’ambiente che ci circonda e di cui siamo parte.

La Costituzione è ancora più bella. Noi ci auguriamo che ciò che sancisce diventi realtà. 

Essere ANPI vuol dire memoria, vuole dire anche fare in modo che la Costituzione, risultato concreto della lotta partigiana, diventi realmente compiuta. 

Articolo 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Articolo 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

Partigiani oggi

“Ormai i partigiani non ci sono più”, dicono. 

Noi invece crediamo che partigiano sia schierarsi, stare dalla parte giusta dell’umanità. Stare dalla parte e al fianco di chi subisce le ingiustizie, le guerre.

I partigiani ci sono ancora. 

Paolo Narcisi e l’organizzazione che presiede, Rainbow for Africa, è partigiana.

E’ partigiana per il supporto alle popolazione africane; è partigiana quando si occupa di senza fissa dimora; è partigiana per l’assistenza ai migranti che cercano di attraversare le Alpi; è partigiana per le missioni che sta organizzando e realizzando in Ucraina. 

E’ partigiana perché come altre realtà simili mette in pratica, attua, la Costituzione.

Attuare, rendere davvero compiuta la Costituzione sarebbe davvero l’atto più partigiano che oggi potremmo fare.

Grazie Paolo, per questo ieri ti abbiamo dato la tessera ANPI della nostra sezione. Grazie per aver accettato. 

Per saperne di più su Rainbow for Africa e per sostenerla ecco il sito: https://www.rainbow4africa.org

La sezione Nicola Grosa per Rainbow for Africa

 

Non si deve morire di lavoro

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Foto da Repubblica.it

Oggi a Torino tre operai sono morti schiacciati dal crollo di un gru.

…Era stanco il mio ragazzo in quel letto di ospedale
ma mi disse: “Non fa niente, solo un piccolo incidente
Quando si lavora sodo non c’e’ soldi da buttare
Non puoi metter troppa cura per far su l’impalcatura”.
Era bello il mio ragazzo col vestito della festa
L’ ho sentito tutto mio, mentre gli dicevo addio
E poi quando l’ ho baciato gli ho strappato una promessa
e gli ho detto anima mia presto sai portami via
Era bello il mio ragazzo ….

Era il 1972, 40 anni fa, quando Anna Identici cantava questa canzone bellissima e dolorosa. 40 anni che abbiamo passato a dirci, consolandoci, che abbiamo la Costituzione più bella del mondo. Forse è il casa di metterla in pratica, passando, finalmente, dalla più bella Costituzione del mondo a quella più attuata del mondo.

L’ANPI Nicola Grosa è vicina alle famiglie e ai colleghi delle ennesime vittime del lavoro.

Il video della canzone