Il murale di Hector “Mono” Carrasco

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

L’idea del murale nasce da una richiesta dell’associazione dei cileni in Italia “El Caleuche”1 che ci ha chiesto di collaborare alla sua realizzazione grazie
alla disponibilità dell’artista cileno Hector “Mono” Carrasco2.

Il murale è un omaggio alla poetessa Gabriela Mistral3, primo premio nobel ispano-americana, al partigiano Nicola Grosa4 cui è dedicata la nostra sezione, alla multiculturalità del quartiere San Salvario.

Invece del fucile il partigiano ha dei garofani, un omaggio al simbolo della  rivoluzione portoghese che nel 1974 pose fine alla dittatura in Portogallo. Qui potete leggere la storia dei garofani rossi: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.
Sono inoltre presenti simboli della natura cilena, come l’albero di araucaria e, soprattutto, le rose di Atacama, fiori che sbocciano nel deserto appena cadono poche gocce d’acqua, rendendo la desolazione un trionfo della vita e del colore: simbolo di rinascita e di speranza. 

La realizzazione del murale, su precisa richiesta dell’autore, che non ha voluto alcun compenso, è stata compiuta in forma partecipata con il coinvolgimento dei ragazzi e degli animatori che frequentano Casa Garibaldi5, sui cui muri è stato dipinto, e della comunità cilena oltre a iscritti della nostra sezione.

L’opera, che ha ottenuto il patrocinio della circoscrizione Otto, vuole anche contribuire alla riqualificazione della zona Parri dove ha sede Casa Garibaldi.

 

1. Il Caleuche, la barca fantasma dell’isola di Chiloé

La leggenda del Caleuche narra di una barca fantasma carica di streghe che solca le acque del Pacifico del Sud apparendo con una certa frequenza durante la notte lungo la costa.

Nei periodi di bassa marea, attraverso la nebbia che sovrasta l’oceano, è possibile distinguere l’incedere dell’imbarcazione illuminata che procede al ritmo della musica, come se fosse in corso una festa. Il mito vuole che chi si trovi ad assistere allo spettacolo assuma le sembianze di foche e leoni marini o, nei casi peggiori, venga portato via dal Caleuche.

2. Hector Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nome clandestino e provvisorio, cui vero nome è Héctor Carrasco, (Santiago del Cile, 1954), grafico, muralista, promotore culturale, fondatore della Brigada Ramona Parra (gruppo muralista cileno), vive e lavora in Italia dal 1974, anno in cui è arrivato dal suo paese come rifugiato politico, dopo l’avvento della dittatura di Augusto Pinochet. Nel 1971 in un quartiere popolare di Santiago dipinge, con il famoso artista Roberto Sebastian Matta, un’importante opera murale, coperta più volte negli anni dalla dittatura, oggi restaurata e resa Patrimonio Culturale del paese. 

In Italia e in Europa dipinge centinaia di murales: nelle piazze, sui muri delle città, nei teatri, nelle scuole e nelle palestre di grandi e piccoli paesi.
Ha creato numerosi gruppi di pittura collettiva con i giovani, in diverse città, realizzando opere che oggi rimangono come testimonianza visiva del suo percorso nell’arte popolare collettiva della pittura murale.

Operatore culturale, curatore di mostre tematiche e realizzatore di progetti per grandi eventi come fiere di settore e mostre multimediali, nel Luglio del 2004 l’Ambasciata del Cile a Roma gli conferisce la Medaglia Pablo Neruda, onorificenza governativa promossa dalla Fundación Pablo Neruda.

Rappresentante in Italia del gruppo musicale Inti Illimani Histórico.

Libri pubblicati: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milano, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milano; Inti Illimani, Storia e mito, Ricordi di un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Tratto dal sito dal sito https://muralescarrasco.com dove trovate altre info

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 aprile 1889 – New York, 10 gennaio 1957

Gabriela Mistral, pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; è stata una poetessa, educatrice e femminista cilena.
Fu la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1945.
I temi centrali delle sue opere sono l’amore, l’affetto per la madre, le proprie memorie dolorose, la tristezza e la guarigione.

Gabriela Mistral nasce a Vicuña, dove prosegue la sua formazione scolastica fino alle secondarie. Suo padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abbandona la famiglia quando la Mistral ha appena tre anni. A quattordici, è già in grado di sostenere finanziariamente sia se stessa che sua madre, Petronila Alcayaga, lavorando come aiuto-insegnante. Grande sarà sempre l’affetto tra lei e la sua genitrice, tant’è che alla morte di quest’ultima, nel 1929, Gabriela arriverà a dedicarle la prima sezione del suo libro Tala.

Nel 1904 pubblica alcuni tra i suoi primi poemi, come ad esempio Ensoñaciones, Carta Íntima e Junto al Mar, nel locale giornale El Coquimbo de La Serena, usando vari pseudonimi.

Nel 1906, proprio mentre lavora come insegnante, incontra Romeo Ureta, un lavoratore delle ferrovie, che però si suiciderà nel 1909.
La presenza del dolore nella poetica della Mistral, già ampiamente dedicata al tema della morte, giungerà, a causa di tale evento, ad assumere una consistenza ben maggiore di quella di qualsiasi altro suo predecessore all’interno della poesia Latinoamericana. Altra influenza prepotente è quella dovuta al modo estremamente appassionato con il quale, sempre, la Mistral porterà avanti le proprie amicizie, tanto maschili che femminili.

I primi segni del successo coincidono con il dicembre del 1914, allorquando viene insignita del primo premio in una competizione letteraria nazionale, denominata Juegos Florales svoltasi a Santiago, per la composizione Sonetos de la Muerte. Da quel momento in avanti, adotterà sempre lo pseudonimo di Gabriela Mistral in pressoché tutti i suoi scritti.
La spiegazione di questo suo pseudonimo risiede nell’unione dei nomi dei suoi due poeti preferiti: Gabriele d’Annunzio e Frédéric Mistral.

Nel 1922 viene invitata in Messico dal locale Ministro dell’Educazione, come parte di un piano di riforma scolastica e libraria con l’intento di far decollare l’istruzione di quel Paese.

Pubblica Desolación, e con esso arriva anche la fama internazionale. Un anno più tardi giunge Lecturas para Mujeres, testo in prosa e versi dedicato all’esaltazione dei temi della materità, della cura dell’infanzia, e del nazionalismo.

Tornata in Cile, le viene conferito il titolo accademico di Professore di lingua spagnola presso l’Universidad de Chile.

La sua statura internazionale le fa compiere un giro di letture, dapprima negli Stati Uniti d’America, e poi in Europa, nel 1924, continente, quest’ultimo, che visita per la prima volta, ma con il quale stabilisce da subito un legame potente, tanto da pubblicare a Madrid il suo nuovo volume, Ternura, una collezione di composizioni scritta principalmente per i bambini, ma che spesso si concentra sul corpo femminile.

L’anno successivo, fa ritorno in America Latina, con visite in Brasile, Uruguay, e Argentina. Finalmente in Cile, le viene riconosciuta una pensione, ed abbandona l’insegnamento.

Tra il 1925 ed il 1934, vive in Francia e Italia. Durante questi anni lavora per la League for Intellectual Co-operation della Società delle Nazioni. Tiene lezioni anche presso il Barnard College della Columbia University, nonché presso il Vassar College e la University of Puerto Rico.

Al pari di molti artisti ed intellettuali dell’America del Sud, la Mistral diviene anche console del Cile, dal 1932 fino alla sua morte, svolgendo tale compito nelle città di Napoli in Italia, Madrid in Spagna, Petrópolis in Grecia, Nizza in Francia, Lisbona in Portogallo, Los Angeles e Santa Barbara negli Stati Uniti, Veracruz in Messico, Rapallo e Napoli, nuovamente in Italia e, per finire, New York. Pubblica centinaia di articoli in periodici e giornali di pressoché tutti i Paesi di lingua Spagnola.

Nel 1938, a Buenos Aires, grazie all’aiuto dell’amica di lunga data e corrispondente Victoria Ocampo, una nuova opera, Tala, fa la sua comparsa. I ricavi delle vendite vengono devoluti ai bimbi resi orfani dalla Guerra Civile Spagnola.
Questo volume include vari poemi che esaltano gli usi ed il folklore del Sud America e dell’Europa mediterranea. La Mistral riesce a fondere in maniera unica questi due temi, cosa che ci fornisce una chiave sul perché ci si riferisca talora a lei con la locuzione ‘india vasca,’ ossia ‘india basca’. 

Da https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nato nel 1904 nella Torino proletaria, figlio di operai dipendenti della Manifattura Tabacchi (la madre) e della Fiat, egli fu testimone delle lotte che i suoi genitori combatterono sia contro l’entrata in guerra sia, in seguito, durante il Biennio Rosso. In gioventù, come apprendista operaio, Nicola partecipò all’occupazione delle fabbriche e poi, a capo della 1a Centuria degli Arditi del Popolo, si scontrò più volte con i fascisti e subì alcuni mesi di carcere. Antifascista della prima ora, svolse un ruolo fondamentale negli anni della clandestinità. Fu sorvegliato e spesso segnalato, tanto da dover lasciare Torino per trasferirsi a Imperia, dove era meno conosciuto. Dopo l’8 settembre 1943, Grosa capì che era venuto il momento di imbracciare le armi e, dopo aver collaborato a far raggiungere le valli di Lanzo a un gruppo di prigionieri inglesi detenuti nel campo di prigionia di Sambuy (frazione di San Mauro Torinese), egli stesso si spostò nell’alto Canavese dove, con il nome di “Nicola”, fu commissario politico della 46a Brigata Garibaldi, poi riorganizzata come 2a Divisione d’assalto Garibaldi, nella quale combattevano anche russi, inglesi, cecoslovacchi e jugoslavi. Dopo l’unificazione delle bande avvenuta all’inizio della primavera 1945, egli fu nominato vice commissario della III Zona.
Presidente dell’ANPI provinciale di Torino per ben tredici anni a partire dal 1947, come responsabile dell’Ufficio dell’assistenza post bellica della Prefettura torinese promosse interventi determinanti per la risoluzione di parecchie situazioni di disagio tra la popolazione, causate da malattia, disoccupazione e precarietà sociale ed economica. Tra il 1951 e il 1970 fu anche consigliere comunale di Torino per il PCI.

Dopo la fine della guerra, Nicola Grosa decise inoltre di dedicare il resto della propria vita alla testimonianza e alla memoria (…).
Innanzi tutto ebbe una parte fondamentale nell’edificazione di monumenti e nella posa di lapidi dedicate ai caduti della Resitenza.
Fu lui, ad esempio, a portare in cima al monte Bianco, nel 1954, una lastra marmorea commemorativa della vittoria del 25 aprile 1945; fu sua l’idea di edificare, nel primo decennale di questa vittoria, la torre-monumento che svetta a tutt’oggi sulla sella del colle del Lys, tra valle di Susa e valle di Viù. (…)
Instancabile fu nel lavoro del recupero delle salme dei combattenti partigiani ancora sepolte in montagna o sistemate in modo provvisorio nei cimiteri di paese.
Ciò per dar loro degna sepoltura, dapprima nel Campo della Gloria e in seguito in quello che divenne il nuovo Sacrario della Resistenza, nel Cimitero Monumentale di Torino.

Nicola Grosa morì il 20 agosto 1978.

Tratto da https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5 Casa Garibaldi

È la realtà associativa che ora gestisce l’ex circolo Garibaldi, si occupa di sociale, educativa e sport soprattutto per ragazzi. 

Il circolo Garibaldi è un pezzo importante di storia dell’antifascismo e movimento operaio torinese.

Per saperne di più: https://www.casagaribaldi.eu

 

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL

La idea del mural nació de la propuesta de la asociación de chilenos y chilenas en el Piamonte “El Caleuche, que nos invitó a colaborar en su realización gracias a la disponibilidad del artista chileno Héctor “Mono” Carrasco.

El mural es un homenaje a la poetisa Gabriela Mistral, primera premio Nóbel hispanoamericana, al partisano Nicola Grosa, al que está dedicada nuestra sección, y a la multiculturalidad del barrio de San Salvario.

En lugar de un fusil, el partisano lleva claveles, un homenaje al símbolo de la revolución portuguesa que acabó con la dictadura en Portugal en 1974. Puede leer la historia de los claveles rojos aquí: https://ilmanifesto.it/la-ragazza-dei-fiori-rossi-liberati.

También hay símbolos de la naturaleza chilena, como la Araucaria y, sobre todo, las rosas de Atacama, flores que florecen en el desierto en cuanto caen unas gotas de agua, haciendo de la desolación un triunfo de la vida y el color: un símbolo de renacimiento y esperanza. 

La realización del mural, a petición precisamente del autor, que no quiso ninguna remuneración, se llevó a cabo de forma participativa con la intervención de los niños, niñas y animadores culturales que frecuentan la Casa Garibaldi, en cuyos muros se pintó. Participaron también en su realización la comunidad chilena y latinoamericana, así como de los miembros de nuestra sección.

La obra, que obtuvo el patrocinio del distrito ocho, también pretende contribuir a la reurbanización de la zona de Parri, donde se encuentra la Casa Garibaldi.

1. El Caleuche, el barco fantasma de la isla de Chiloé

La asociación de chilenos y chilenos en Piamonte adoptó el nombre de “El Caleuche” de la leyenda chilota que habla de un barco fantasma navegado por brujos y espíritus que surca las aguas del sur de Chile. El barco aparece con frecuencia por la noche a lo largo de las costas del Pacífico.

Con la marea baja, a través de la niebla que se cierne sobre el océano, es posible distinguir el avance de la embarcación iluminada mientras avanza al ritmo de la música, como si se estuviera celebrando una fiesta. El mito dice que quienes presencian el espectáculo adoptan la apariencia de focas y leones marinos o, en el peor de los casos, son arrastrados por el Caleuche.

2. Héctor Mono Carrasco

Eduardo “Mono” Carrasco, nombre clandestino y provisional, cuyo verdadero nombre es Héctor Carrasco, (Santiago de Chile, 1954), diseñador gráfico, muralista, promotor cultural, fundador de la Brigada Ramona Parra (grupo muralista chileno), vive y trabaja en Italia desde 1974, año en que llegó de su país como refugiado político, tras la dictadura de Augusto Pinochet. 

En 1971, en un barrio obrero de Santiago, pintó, junto con el famoso artista Roberto Sebastián Matta, un importante mural, cubierto varias veces a lo largo de los años por la dictadura, que ahora ha sido restaurado y forma parte del patrimonio cultural del país. 

En Italia y Europa, pintó cientos de murales: en plazas, en muros de ciudades, en teatros, escuelas y gimnasios de ciudades grandes y pequeñas.

Ha creado numerosos grupos de pintura colectiva con jóvenes, en diferentes ciudades, creando obras que hoy quedan como testimonio visual de su recorrido en el arte popular colectivo de la pintura mural.

Operador cultural, comisario de exposiciones temáticas y creador de proyectos para grandes eventos como ferias y exposiciones multimedia, en julio de 2004 la Embajada de Chile en Roma le concedió la Medalla Pablo Neruda, un honor gubernamental promovido por la Fundación Pablo Neruda.

Representante en Italia del grupo musical Inti Illimani Histórico.

Libros publicados: Il ragazzo che colorava i muri, Edizioni Punto Rosso, Milán, 1998; Il sogno dipinto, Hobby&Works, 2003; Cile, 11 settembre, 2003. Franco Angeli Editore, Milán; Inti Illimani, Historia y mito, memorias de un muralista, Il Margine, Trento, 2010.

Texto extraído del sitio web https://muralescarrasco.com 

3. Gabriela Mistral

Vicuña, 7 de abril de 1889 – Nueva York, 10 de enero de 1957

Gabriela Mistral, pseudónimo de Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; fue una poeta, educadora y feminista chilena.

Fue la primera mujer hispanoamericana en ganar el Premio Nobel de Literatura en 1945.

Los temas centrales de sus obras son el amor, la ruralidad chilena, la justicia social, la tristeza y la curación.

Gabriela Mistral nació en Vicuña, donde continuó su educación escolar hasta la secundaria. Su padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, abandonó a la familia cuando Mistral tenía sólo tres años. A los catorce años, ya es capaz de mantenerse económicamente a sí misma y a su madre, Petronila Alcayaga, trabajando como ayudante de profesor. El afecto entre ella y su madre será siempre grande, hasta el punto de que, a la muerte de ésta, en 1929, Gabriela llegará a dedicarle la primera sección de su libro Tala.

En 1904, publicó algunos de sus primeros poemas, como: Ensoñaciones, Carta Íntima y Junto al Mar, en el periódico local El Coquimbo de La Serena, utilizando varios seudónimos.

En 1906 mientras trabajaba como profesora, conoció a Romeo Ureta, un trabajador ferroviario que se suicidó en 1909. Debido a este acontecimiento, la presencia del dolor en la poética de Mistral comenzó a asumir una presencia mucho mayor que la de cualquiera de sus predecesores dentro de la poesía latinoamericana. Otra influencia preponderante se debe a la forma extremadamente apasionada en que, Mistral, perseguirá a sus amistades, tanto masculinas como femeninas.

Los primeros indicios de éxito coinciden con diciembre de 1914, cuando obtiene el primer premio en un concurso literario nacional, denominado Juegos Florales celebrado en Santiago, por su composición Sonetos de la Muerte. A partir de entonces, siempre adoptó el seudónimo de Gabriela Mistral en prácticamente todos sus escritos.

La explicación de su seudónimo reside en la unión de los nombres de sus dos poetas favoritos: Gabriele d’Annunzio y Frédéric Mistral.

En 1922, fue invitada a México por el ministro de Educación mexicano, como parte de un plan de reforma escolar y del libro con la intención de hacer despegar la educación en ese país. Publicó Desolación, y con ella llegó la fama internacional. Un año después llegó Lecturas para Mujeres, un texto en prosa y verso dedicado a la exaltación de los temas de la maternidad, el cuidado de los hijos y el nacionalismo.

De vuelta a Chile, obtuvo el título académico de Profesora de Lengua Española en la Universidad de Chile.

Su proyección internacional la llevó a realizar una gira de lectura, primero por los Estados Unidos de América, y luego por Europa, en 1924, este último, que visitaba por primera vez, pero con el que enseguida estableció un poderoso vínculo, hasta el punto de publicar en Madrid su nuevo volumen, Ternura, una colección de composiciones escritas principalmente para niños, pero a menudo centradas en el cuerpo femenino.

Al año siguiente, volvió a América Latina, con visitas a Brasil, Uruguay y Argentina. Finalmente, en Chile, se le concedió una pensión y abandonó la enseñanza.

Entre 1925 y 1934, vivió en Francia e Italia. Durante estos años, trabajó para la Liga de Cooperación Intelectual de la Sociedad de Naciones. También dio clases en el Barnard College de la Universidad de Columbia, así como en el Vassar College y en la Universidad de Puerto Rico.

Como muchos artistas e intelectuales de Sudamérica, Mistral también fue Cónsul de Chile, desde 1932 hasta su muerte, desempeñando esta labor en las ciudades de Nápoles en Italia, Madrid en España, Petrópolis en Grecia, Niza en Francia, Lisboa en Portugal, Los Ángeles y Santa Bárbara en Estados Unidos, Veracruz en México, Rapallo y Nápoles, de nuevo en Italia y, finalmente, Nueva York. Publicó cientos de artículos en revistas y periódicos de casi todos los países de habla hispana.

En 1938 apareció en Buenos Aires una nueva obra, Tala, gracias a la ayuda de su vieja amiga y corresponsal Victoria Ocampo. Los beneficios de las ventas se donan a los niños huérfanos de la Guerra Civil española.

Este volumen incluye varios poemas que ensalzan las costumbres y el folclore de Sudamérica y la Europa mediterránea. Mistral consigue fusionar estos dos temas de una manera única, lo que nos da la clave de por qué a veces se la llama “india vasca”. 

Desde https://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/ravenna-schede/mistral-gabriela

4. Nicola Grosa

Nacido en 1904 en la ciudad de Turín.  Hijo de obreros empleados por la Manifattura Tabacchi (su madre) y la Fiat (su padre), fue testigo de las luchas que libraron sus padres tanto contra la entrada en la guerra como posteriormente durante el Biennio Rosso. En su juventud, como aprendiz de obrero, Nicola participó en la ocupación de las fábricas y luego, al frente de la 1ª Centuria de los Arditi del Popolo, se enfrentó varias veces a los fascistas y sufrió varios meses de cárcel. Antifascista precoz, desempeñó un papel fundamental en los años de clandestinidad. Era vigilado y denunciado con frecuencia, hasta el punto de que tuvo que dejar Turín y trasladarse a la ciudad de Imperia, donde era menos conocido. Después del 8 de septiembre de 1943, Grosa se dio cuenta de que había llegado el momento de tomar las armas y, tras ayudar a un grupo de prisioneros británicos recluidos en el campo de prisioneros de Sambuy (una aldea de San Mauro Torinese), llegó a los valles de Lanzo, Se trasladó a la zona del Alto Canavese donde, bajo el nombre de “Nicola”, fue comisario político de la 46ª Brigada Garibaldi, reorganizada posteriormente como 2ª División de Asalto Garibaldi, en la que también lucharon rusos, británicos, checoslovacos y yugoslavos. Tras la unificación de las bandas a principios de la primavera de 1945, fue nombrado subcomisario de la 3ª Zona.

Presidente de la ANPI provincial de Turín durante trece años a partir de 1947, como jefe de la Oficina de Asistencia de Posguerra de la Prefectura de Turín promovió intervenciones decisivas para resolver muchas situaciones de penuria entre la población, causadas por la enfermedad, el desempleo y la precariedad social y económica. Entre 1951 y 1970, también fue concejal en Turín por el PCI.

Tras el final de la guerra, Nicola Grosa también decidió dedicar el resto de su vida al testimonio y al recuerdo. En primer lugar, desempeñó un papel fundamental en la construcción de monumentos e instalación de placas dedicadas a los caídos de la Resistencia. Fue él, por ejemplo, quien, en 1954, llevó a la cima del Mont Blanc una losa de mármol conmemorativa de la victoria del 25 de abril de 1945; de él fue la idea de construir, al cumplirse los diez primeros años de esta victoria, la torre-monumento que aún hoy se levanta en el collado del Lys, entre los valles de Susa y Viù. (…)

Fue incansable en la labor de recuperar los cuerpos de los combatientes partisanos que aún estaban enterrados en las montañas o, temporalmente, en los cementerios de los pueblos.

De este modo, se les dio una sepultura digna, primero en el Campo de la Gloria y después en lo que se convirtió en el nuevo Santuario de la Resistencia, en el Cementerio Monumental de Turín.

Nicola Grosa murió el 20 de agosto de 1978.

Texto extraído de: https://www.museotorino.it/view/s/6187b7c4c6894611b119d038a8535671

5. Casa Garibaldi

Asociación que ahora gestiona el antiguo club Garibaldi, y que participa en actividades sociales, educativas y deportivas, especialmente para los jóvenes. 

El club Garibaldi es una pieza importante de la historia del antifascismo y del movimiento obrero de Turín.

Más información: https://www.casagaribaldi.eu

L’uso politico della storia

DIBATTITO ANPI 28 GENNAIOLo scorso 28 gennaio si è tenuta l’iniziativa “L’uso politico della storia, con riferimento alla risoluzione del parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo” dove siamo stati ospitati nel tempio valdese e a cui hanno partecipato: Alessandro Barbero, Carlo Greppi, Filippo Giuffrida moderati da Lorenzo Gianotti.

Grazie a Sara Berlini, gentile e appassionata ammiratrice del professor Barbero abbiamo la possibilità di mettere a disposizione il video dell’interessante incontro che ha visto la partecipazione di seicento persone tra cui moltissimi giovani. Il video è qui: https://www.youtube.com/watch?v=WmQw2kRJJZk

Sara Berlini gestisce un canale youtube dedicato al professor Barbero che morivate qui: https://www.youtube.com/channel/UCCCYqefWcaSbxC7wCyFsTRw