Trenta volte… 30 anni dalla strage di Capaci

Il 23 maggio 2022 saranno trascorsi 30 anni dalla strage di Capaci, uno degli episodi più drammatici e complessi del periodo dello stragismo di mafia, gli anni del tritolo che tra il 1992 e il 1993 devastarono la Sicilia e l’Italia intera.
Il pomeriggio del 23 maggio si stava votando l’elezione del Presidente della Repubblica.
Lo Stato era, in quel momento così terribile, senza un Presidente.
Quel vuoto, combinato alle lungaggini dell’elezione, fu espresso con parole secche la mattina del 24 maggio da Norberto Bobbio sulle pagine de La Stampa:
“L’unica cosa che mi sento di dire ora è che i mille grandi elettori (i quali in realtà dimostrano di non essere tanto grandi ma piccoli, con le tergiversazioni di questi giorni) devono decidersi. Quando la Patria è in pericolo bisogna saper fare le scelte necessarie. E veramente la Patria è in pericolo, in un momento in cui mancano un Presidente della Repubblica e un governo in grado di governare, mentre la mafia colpisce quando vuole e dove vuole”
.
Le pagine dei giornali, non solo quelle de La Stampa, furono piene per giorni di parole, scenari, fotografie tremende della strage di Capaci.
Ma non è a pagina 1, a pagina 2 né a pagina 3 che bisogna fermarsi:
è a pagina 5 che bisogna andare.
Qui è pubblicato il “Testamento di Falcone”, un lungo discorso, un fuori fuoco di un giudice e di un uomo che parla della sua dimensione professionale e della sua esistenza, con acuta e perforante certezza che la sua fine sia vicina e che qualsiasi cosa possa essere fatta per lui, di certo non lo salverà.
È alle sue parole che noi oggi ci affidiamo, consapevoli della fallibilità del nostro sistema di leggi (che pur esiste dove altrove non accade), feriti dal conto degli anni che si contano dalla sua morte e – ma questo Falcone non lo può sapere – da quella successiva di Paolo Borsellino 57 giorni dopo.

Eccole:

Il mio conto con cosa nostra resta aperto.
Lo salderò con la mia morte, naturale o meno. 
Tommaso Buscetta, quando iniziò a collaborare, mi aveva messo in guardia. Mi disse: “Prima cercheranno di uccidere me, ma poi verrà il tuo turno, fino a quando ci riusciranno…”.
Certo, il pensiero della morte mi accompagna ovunque, ma come dice Montaigne, diventa presto una seconda natura.
Si sta sul chi vive, si calcola, si osserva, ci si organizza, si evitano le abitudini ripetitive, si sta lontano dagli assembramenti e da qualsiasi situazione che non possa essere tenuta sotto controllo.
Ma si acquista anche una buona dose di fatalismo: in fondo si muore per tanti motivi, un incidente stradale, un aereo che esplode in volo, un’overdose, il cancro e anche per nessuna ragione particolare…
Come colpisce la mafia? Ognuno è stato colpito nell’attimo della giornata e nel luogo in cui appariva più vulnerabile. Solo condizioni strategiche e tecniche determinano il tipo di omicidio e il tipo di arma da impiegare. Con una persona che si sposta con l’auto blindata è gioco forza ricorrere a metodi spettacolari…
Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. 
Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
Cosa nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all’Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli 50 candelotti di esplosivo.
La mafia è razionale, vuole ridurre al minimo gli omicidi. Se la minaccia non raggiunge il segno, passa a coinvolgere intellettuali, uomini politici, parlamentari, inducendoli a sollevare dubbi sulle attività di un poliziotto o di un magistrato ficcanaso o esercitando pressioni dirette a ridurre il personaggio scomodo al silenzio.
Alla fine ricorre all’attentato.
Il passaggio all’azione è generalmente coronato da successo, dato che cosa nostra sa far bene il suo mestiere. Tra i rari attentati falliti voglio ricordare quello organizzato contro di me nel giugno ’89. Gli uomini della mafia hanno commesso un grosso errore, rinunciando alla abituale precisione e accuratezza, pur di rendere spettacolare l’attacco contro lo Stato…
La lupara sta passando ormai di moda. Il famoso fucile a canne mozze, che una volta firmava i delitti mafiosi, quest’arma artigianale di inconfondibile carattere contadino, è sempre meno adatta alle esigenze della mafia moderna.
Oggi si preferiscono generalmente le armi a canna corta, la calibro 38 e la 357 magnum a proiettili dirompenti. Per gli attentati più complessi e difficili vanno bene le armi a canna lunga di fabbricazione straniera.
Per non parlare degli esplosivi utilizzati non solo a casa mia, ma anche nel 1983, per l’assassinio del giudice Rocco Chinnici, spazzato via dallo scoppio telecomandato di un’auto imbottita di tritolo. Rimaniamo a questo delitto.
È stato scritto: “Essi hanno voluto sopprimerlo alla libanese per gettare Palermo nel terrore”. 
In realtà essi l’hanno ucciso nel solo modo possibile, causando 5 morti e distruggendo una decina di automobili perché Chinnici era molto prudente e attento in tema di sicurezza personale. 
Impariamo a riflettere in modo sereno e laico sui metodi di cosa nostra: prima di sferrare l’attacco compie sempre uno studio serio e approfondito. Per questo è molto difficile prendere un mafioso con le mani nel sacco. Si contano sulle dita di una mano quelli arrestati in flagranza di reato: Agostino Badalamenti sorpreso con la pistola in pugno e che riuscì a farsi passare per matto…
Nell’organizzazione di cosa nostra violenze e crudeltà non sono mai gratuite, ma rappresentano sempre l’extrema ratio, l’ultima via d’uscita quando tutte le altre forme di intimidazione sono inefficaci o quando la gravità di uno sgarro è tale da meritare solo la morte…
Per gli uomini d’onore quel che conta è il coraggio dimostrato dall’omicida, la sua professionalità.
Quanto più cruenta, spietata, crudele l’esecuzione appare ai nostri occhi di semplici cittadini, tanto più fiero può andarne l’uomo d’onore e tanto più esaltato sarà il suo valore all’interno dell’organizzazione.
Cosa nostra si fonda sulla regola dell’obbedienza. Chi sa obbedire, eseguendo gli ordini con il minimo di costi, ha la carriera assicurata.
Devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni.
Nell’atmosfera di quel tempo respiravo anche una cultura istituzionale che negava l’esistenza della mafia e respingeva quanto vi faceva riferimento.
Cercare di dare un nome al malessere sociale siciliano equivaleva ad arrendersi agli attacchi del Nord…
Quando è capitato il primo pentito ,avevamo alle spalle un lavoro enorme. Ma prima di lui, prima di Tommaso Buscetta, non avevo che ho un’idea superficiale del fenomeno mafioso. 
Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerosissime conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di cosa nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia del fenomeno. 
È stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti…

Oltre ad avermi insegnato una lingua, Buscetta mi ha posto di fronte ad un problema decisivo. Mi ha fatto comprendere che lo stato non è ancora all’altezza di fronteggiare un simile fenomeno. Mi ha detto: “non credo che lo Stato Italiano abbia veramente l’intenzione di combattere la mafia”. E poi: “dopo questo interrogatorio lei diventerà una celebrità. Ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. È con me faranno lo stesso punto non dimentichi che il conto aperto con cosa nostra non si chiuderà mai”.

Giovanni Falcone, pubblicato su La Stampa, 24 Maggio 1992.

 

Festa della Repubblica e giornata del tesseramento

Rieccoci. Rieccoci dopo un bellissimo 25 Aprile.

Rieccoci con la festa della RepubblicaRieccoci con la festa del tesseramento all’ANPI.

Festeggiamo la Repubblica nata dalla Resistenza con un concerto e un aperitivo da condividere insieme. Lo faremo in compagnia della musica del Trio Marilì a Casa Garibaldi. 

Vi aspettiamo per condividere nuove iniziative in programma e ascoltare suggerimenti e proposte.

Nella locandina tutte le informazioni.

E’ stato un bellissimo 25 Aprile

E’ stato un 25 Aprile bello, intenso, lungo, partecipato e soprattutto apprezzato. Siamo contenti e soddisfatti. 

E’ stato un lavoro collettivo dove abbiamo cercato di coinvolgere più realtà dei nostri quartieri: la Casa del Quartiere, la Biblioteca Ginzburg, l’ASAI, il Baretti, la Borgo Po, il gruppo Alpini – la bocciofila e la parrocchia di Cavoretto, Pentesilea, i cimiteri generali, lo SPI CGIL di San Salvario. Con le istituzioni: la Circoscrizione otto, l’assessorato al verde pubblico (l’assessore Tresso), l’assessorato ai vigili urbani (l’assessora Pentenero). Grazie all’ANPI provinciale e al suo presidente Nino Boeti.

E se dimentichiamo qualcuno scusateci.

Dedicando il 25 Aprile abbiamo ricevuto la preziosa collaborazione  del Centro Studi Beppe Fenoglio. 

Un grazie sentito e di cuore a Manuela Marascio per il bellissimo reading teatrale su Beppe Fenoglio, “Sei tutto lo splendore”, che è stato molto apprezzato: la chicca culturale del nostro programma.

Grazie a Roberto Albertini per aver proposto la mostra del suo lavoro “Il tram, cronaca di una giornata sotto le bombe”.

Grazie a Gigi Padovani per aver dato evidenza del nostro lavoro nel suo libro “La liberazione di Torino”.

Grazie alla banda dei vigili urbani di Torino che sono andati oltre i tre pezzi concordati e coinvolti dall’atmosfera hanno improvvisato un piccolo concerto. Bello, davvero.

Grazie a chi ha rinnovato la tessera e ai nuovi tesserati, grazie a chi non ha ancora rinnovato e che lo farà.

Grazie a chi si è prestato al nostro gioco fotografico “io sono resistente”. Vi aspettiamo, il “gioco” continua.

E grazie a chi si è speso, il comitato della nostra sezione in primis.

Insomma, ne è valsa la pena. Evviva!

Ps: noi non ci fermiamo, vi aspettiamo il 20 di maggio ad ascoltare una storia bella. Leggete qui.

“I mé fieuj” 

Domani saremo al cimitero monumentale a commemorare, invitati dall’ Associazione culturale Russkij Mir APS, i partigiani sovietici caduti nella guerra di liberazione.

Ci andremo perché è giusto e doveroso andarci, ci andremo perché se quei partigiani  hanno una sepoltura nel Campo della Gloria questo è dovuto a Nicola Grosa a cui è intestata la nostra sezione. Ci andremo perché così ricorderemo tutti quei partigiani internazionali morti per la nostra libertà. 

Ci andremo perché condividiamo e facciamo nostro l’auspicio di Carlo Greppi:

“… Che questo anniversario della Liberazione, allora, sia dedicato ai tanti partigiani internazionali morti per la libertа anche nostra di cui sappiamo molto – come Rudolf Jacobs, o come Giorgio Marincola – ma anche a quelli di cui sappiamo poco, come Leonhard Wenger, o come “l’attendente” austriaco di Jacobs. Come quelli che a centinaia o forse a migliaia vennero catturati e giustiziati senza tanti complimenti. Impiccati all’albero piщ vicino, fucilati sommariamente, o uccisi a bastonate dai loro ex commilitoni.”

Vi invitiamo a leggere o ascoltare l’articolo completo di Carlo Greppi sui partigiani stranieri su Valigia Blu.

Diceva Nicola Grosa “che sia veneto o calabrese, che sia russo o albanese sono i miei garibaldini. I mé fieuj”. 

Siamo certi che i partigiani, tutti, ora direbbero basta con le guerre. 


Trailer del film documentario “Nicola Grosa Moderno Antigone”.

Dall’opuscolo sulle iniziative legate al 25 Aprile diffuso dal comune di Torino:

“ore 10.00 | Cimitero Monumentale – Campo della Gloria

9 MAGGIO: COMMEMORAZIONE DEI PARTIGIANI SOVIETICI

Nel giorno della Vittoria (in Russia il 9 maggio è paragonabile al 25 aprile) rendiamo omaggio ai soldati sovietici che, fuggiti dalla prigionia tedesca, si unirono ai partigiani italiani, apportando forza nuova alla Resistenza piemontese e dando un contributo fondamentale alla sconfitta del nazifascismo. A cura di: Associazione culturale Russkij Mir APS”.

Black Boy Fly, vi presentiamo il libro che lo racconta

Si intitola “Cuori selvaggi” l’edizione del Salone del Libro 2022 che si terrà dal 19 al 22 maggio. 

Anche noi della Grosa ci immergiamo in questa festa e lo facciamo, con il “cuore un po’ selvaggio” presentando il libro di un amico della nostra sezione e della nostra città (San Salvario in primis). E’ Marco Ballestracci l’autore, è Black Boy Fly – L’irresistibile ascesa di Major  Taylor – Edizioni PAGINE alvento il libro.

Lo facciamo, come ci piace fare, insieme a due realtà del territorio: ASAI e il bar ciclofficina Bicierin aggiungendoci la collaborazione di UISP Torino.

Il libro che presentiamo è la storia di Major Taylor, primo ciclista afroamericano a vincere un campionato del mondo di ciclismo nel 1899.

E’ una di quelle storie che a noi piace leggere e divulgare, che ci appassionano. 

Perché come dice l’autore, Marco Ballestracci, Black Boy Fly è il romanzo dell’ascesa di MajorTaylor, campione del mondo 1899 di ciclismo su pista, e nero, quando negli Stati Uniti, alla faccia del XIII emendamento, gli schiavi si continuavano a vendere. Forse più blues che ciclismo, ma è giusto così.”

Vi aspettiamo venerdì 20 maggio alle 17:00 in via Sant’Anselmo 27/e – Torino. Assisterete ad una presentazione assolutamente non convenzionale. Vi piacerà.

Video su La liberazione di Torino, il libro e le nostre lapidi

La storica Barbara Berruti, vicedirettrice dell’Istoreto, e la ricercatrice Enrica Bricchetto raccontano la ricerca storica legata al libro di Gigi Padovani “La liberazione di Torino”.

Il filmato chiude con la Nicola Grosa e il nostro lavoro sulle lapidi accompagnato dalla tromba di Paolo Fresu che suona Bella Ciao e la voce di Massimo Pizzoglio.

Un grazie di cuore a Gigi Padovani per aver messo in evidenza con la sua autorevolezza il nostro lavoro.

Gigi Padovani “La Liberazione di Torino. Aprile 1945: le sette giornate dell’insurrezione” (Edizioni del Capricorno)

Con il Baretti: Il caso Moro, proiezione del film inchiesta

Venerdì 6 maggio 2022, ore 21

In collaborazione con con il cinema teatro Baretti e su richiesta di L’Eguaglianza APS Produzioni abbiamo organizzato la proiezione del film inchiesta “COM’È NATO UN GOLPE: IL CASO MORO” 

Saranno presenti:

Federico Fornaro, segretario della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di  Aldo Moro (XVII Legislatura).

Tommaso Cavallini, regista
Paola Baiocchi
e Andrea Montella, autori e produttori del documentario

“Nel documentario una nuova analisi balistica per fare luce sulla dinamica dell’attacco, un filmato inedito che svela la targa di un’auto presente in via Fani il 16 marzo 1978 di cui le indagini non hanno mai tenuto conto e l’ex agente Sismi “fonte Beirut2”, intervistato da Carlo Palermo, che riferisce di una foto scattata a Moro in un cortile durante la prigionia, a conferma del fatto che il presidente della Dc doveva morire e non per mano delle Brigate rosse, di come la guerra fredda era diretta da gruppi che controllavano sia Washington sia il Cremlino.” 

Nel film interviste a: Carlo Palermo, Sergio Flamigni, Carlo D’Adamo, Rita Di Giovacchino, Marcello Altamura, Martino Farneti

Qui, sul sito del cineteatro Baretti, tutte le info sui biglietti e il trailer del film.

Il 25 Aprile continua…

Reduci da un bellissimo e partecipato corteo del Primo Maggio, dove l’ANPI è stata accompagnata dagli applausi delle cittadine e dei cittadini che assistevano alla sfilata, vi informiamo sulle altre iniziative legate alle celebrazioni del 25 Aprile e non solo che abbiamo dedicato a Beppe Fenoglio.

– Il reading teatrale di e con Manuela Marascio “Sei tutto lo splendore” che ha debuttato al Cine Teatro Baretti andrà in replica: il 5 maggio alle ore 18:00 alla Biblioteca Civica Ginzburg e il 10 maggio ore 18:00 – Cooperativa Borgo Po.
Info Biblioteca – Locandina Borgo Po

I reading di Manuela Marascio su Fenoglio chiudono le iniziative organizzate dalla nostra sezione, ma non la nostra attività. 

– Siamo stati invitati da ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) il giorno 5 maggio, giorno in cui l’associazione ricorda la liberazione del campo di Mauthausen, a partire dalle ore 17.00 presso Palazzo San Celso, Polo del 900, Sala Conferenze, all’ incontro dal titolo “Memorie di marmo. Letture di una lapide”. Durante l’evento ci hanno chiesto di intervenire per illustrare i nostri progetti sui QrCode e sulle lapidi e sulle possibili collaborazioni tra le associazioni.
Info sull’evento qui.

– L’associazione culturale Russkij Mir APS ci ha invitati alla cerimonia di commemorazione e di omaggio ai soldati sovietici che fuggiti dalla prigionia nazista si unirono ai partigiani italiani e sono sepolti al campo della gloria. Ci andiamo volentieri, ringraziando per l’invito, per ricordare anche Nicola Grosa che si adoperò perché quei partigiani ebbero un nome e una degna sepoltura. Ci andiamo perché siamo convinti che ricordando loro, russi ucraini e di altre ex repubbliche sovietiche, diamo anche un forte segnale di paceSaranno presenti le istituzioni cittadine e l’ANPI provinciale.

Dall’opuscolo diffuso dal comune di Torino:

“ore 10.00 | Cimitero Monumentale – Campo della Gloria

9 MAGGIO: COMMEMORAZIONE DEI PARTIGIANI SOVIETICI

Nel giorno della Vittoria (in Russia il 9 maggio è paragonabile al 25 aprile) rendiamo omaggio ai soldati sovietici che, fuggiti dalla prigionia tedesca, si unirono ai partigiani italiani, apportando forza nuova alla Resistenza piemontese e dando un contributo fondamentale alla sconfitta del nazifascismo. A cura di: Associazione culturale Russkij Mir APS”.

Infine ci fa molto piacere informarvi che la campagna tesseramento sta procedendo molto bene: abbiamo raggiunto il 70% degli iscritti dello scorso anno e la percentuale dei nuovi iscritti è del 40%. 

Infine ricordiamo il sostegno che stiamo dando e continueremo a dare patrocinando eventi e attraverso raccolta fondi a Rainbow for Africa per quanto stanno facendo a supporto della popolazione ucraina vittima di una guerra assurda. Come tutte le guerre.

Grazie per sostenerci e per seguirci.

Partigiani oggi

“Ormai i partigiani non ci sono più”, dicono. 

Noi invece crediamo che partigiano sia schierarsi, stare dalla parte giusta dell’umanità. Stare dalla parte e al fianco di chi subisce le ingiustizie, le guerre.

I partigiani ci sono ancora. 

Paolo Narcisi e l’organizzazione che presiede, Rainbow for Africa, è partigiana.

E’ partigiana per il supporto alle popolazione africane; è partigiana quando si occupa di senza fissa dimora; è partigiana per l’assistenza ai migranti che cercano di attraversare le Alpi; è partigiana per le missioni che sta organizzando e realizzando in Ucraina. 

E’ partigiana perché come altre realtà simili mette in pratica, attua, la Costituzione.

Attuare, rendere davvero compiuta la Costituzione sarebbe davvero l’atto più partigiano che oggi potremmo fare.

Grazie Paolo, per questo ieri ti abbiamo dato la tessera ANPI della nostra sezione. Grazie per aver accettato. 

Per saperne di più su Rainbow for Africa e per sostenerla ecco il sito: https://www.rainbow4africa.org

La sezione Nicola Grosa per Rainbow for Africa

 

Uno spettacolo a favore di Rainbow4Africa


BASTA!”
è il titolo dello spettacolo che si terrà il
27 aprile alle ore 21:00
presso il Teatro Q77, in corso Brescia 77 a Torino.

Con BASTA! si intende dire stop alla guerra, al suo orrore, alla possibile assuefazione che si porta dietro. Per reagire prima che l’inerzia e l’impotenza prendano il sopravvento, il Varietà’Lk – format che unisce spettacolo, comicità, divulgazione e appuntamento ormai fisso del mercoledì del Q77 – diventa solidale attraverso uno show con lo scopo di raccogliere fondi da devolvere a favore dell’Associazione Rainbow4Africa.

L’idea è della nostra associata Simonetta Benozzo che, insieme a Giampiero Perone e tanti altri noti comici torinesi, faceva parte del cast di Ciau Bale, la mitica trasmissione televisiva andata in onda venti anni fa della quale ci sono ancora divertentissime pillole su YouTube.
Mercoledì 27 aprile sul palco saliranno alcuni dei componenti degli sketch di allora insieme ai comici che compongono la squadra fissa del Varietà’Lk.

Ospite speciale il presidente di Rainbow4Africa Paolo Narcisi che illustrerà il loro intervento sul campo dei conflitti e in che modo possiamo sostenerli.

Sono diversi i soggetti istituzionali e privati che hanno aderito al progetto, a partire dal Q77 che ha messo a disposizione lo spazio.

Poi, ovviamente, Rainbow4Africa, una Onlus che opera nell’ambito dello sviluppo e della cooperazione internazionale, nata a Torino nel 2009 e costituita da medici, infermieri, altre figure sanitarie, ingegneri ed esperti informatici, che mettono a disposizione la loro professionalità ed esperienza.
Rainbow opera in paesi a risorse limitate, a Torino con i senza dimora, a Oulx per il soccorso ai migranti sulle montagne al confine francese e in contesti di emergenza. Oggi sono impegnati in Ucraina.

Ha sposato l’iniziativa anche la Rete delle Case del Quartiere, associazione che raccoglie le otto Case del Quartiere di Torino.

La nostra sezione Nicola Grosa, che ha già donato 400 euro a Rainbow4Africa per l’emergenza Ucraina, ha naturalmente fornito il proprio supporto e patrocinio.


Il prezzo del biglietto di ingresso è di 12 euro, l’incasso verrà devoluto a Rainbow4Africa, ma chi vorrà potrà contribuire ulteriormente con un’offerta libera.

Per prenotazioni compilare il form al link: https://forms.gle/5e7Lz7rdEcH2XuKBA